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PENSIERO DELLA NOTTE
“La dimensione sociale dell’harambee consisteva nel mettere tutti insieme intorno all’idea che il bene dell’uno è anche il bene dell’altro. Se da solo non riuscivi a raggiungere l’obiettivo prefisso potevi sempre contare su parenti, vicini e amici. Sul versante economico significava che bastavano anche risorse scarse per raggiungere gli obiettivi di uno o di tutti”. (Da un’intervista di “Adili”, pubblicazione di “Transparency international”, a Eric Makokha, responsabile dello ‘Shelter Forum’, nel giugno 2003)
KENIA
9/1/2008 18.09
VESCOVO DI ELDORET A MISNA: “PRESIDENTE KIBAKI CHIEDE
RICONCILIAZIONE”
“Il presidente ha espresso parole di riconciliazione e di pace.
Ha chiesto che le persone ferite nelle violenze o i famigliari delle vittime non
cerchino vendetta per il bene del paese e dei loro figli”. Lo ha detto alla
MISNA il vescovo di Eldoret, monsignor Cornelius Kipng’eno Arap Korir, che ha
accolto oggi il presidente Mwai Kibaki in visita nella cittadina, teatro di
violenti scontri nei giorni scorsi. “Kibaki ha visitato
KENIA
9/1/2008 16.45
CRISI ELETTORALE: ALCUNE NOTIZIE DI CRONACA
- Grano, fagioli, zucchero ma anche tende anti-zanzare e utensili
da cucina: sono alcuni dei prodotti che l’organizzazione umanitaria Christian
Aid,
- Raila Odinga, capo del Movimento democratico ‘Arancio’ dell’opposizione,
che chiede l’annullamento delle elezioni presidenziali del dicembre scorso, ha
dichiarato alla Bbc di essere cugino del candidato alle primarie del partito
democratico statunitense, Barak Obama. Un portavoce di Obama ha confermato che
il candidato discende dall’etnia Luo, la stessa di Odinga, ma ha detto di non
poter verificare se il padre di Obama è zio materno di Odinga, come
quest’ultimo ha sostenuto.
- Le spese mediche e quelle per i servizi funebri delle vittime delle violenze
che negli ultimi giorni hanno scosso la zona di Eldoret saranno completamente
coperte dall’amministrazione del Moi Teaching and Referral Hospital,
principale ospedale cittadino. Lo ha annunciato la direzione del nosocomio,
precisando che la decisione è stata presa per aiutare le vittime e le loro
famiglie che, nella maggior parte dei casi, hanno perso ogni avere nelle recenti
violenze.
- L'Onu ha deciso di utilizzare una parte degli aiuti destinati ai profughi
somali rifugiati in Kenya in favore degli sfollati interni keniani. Lo si
apprende da una nota delle Nazioni Unite, nella quale si precisa che gli aiuti
erano destinati al campo di Dadaab, nel nord est, al confine con la Somalia,
dove vivono decine di migliaia di persone.
KENIA
9/1/2008 13.11
CRISI ELETTORALE (3): NELL’OVEST, DISORDINI NELLA NOTTE CALMA AL
MATTINO
Se la notte a Nairobi è passata tranquilla, qualche tensione in più
si è verificata invece nelle città dell’ovest del Paese, Eldoret, Kisumu,
Nakuru, teatro già nei giorni scorsi delle violenze più gravi seguite alla
contestata riconferma di Mwai Kibaki alla presidenza del Kenya. Gli incidenti più
gravi si sono verificati a Kisumu - città natale e ‘roccaforte’ politica di
Raila Odinga, il capo dell’opposizione uscito sconfitto dal voto e che non
riconosce Kibaki – dove, secondo fonti della MISNA, in città si parla di
almeno tre persone morte e diverse abitazioni date alle fiamme durante i
disordini seguiti all’annuncio del nuovo governo. “Oggi le cose vanno
meglio, i negozi sono aperti e la città ha ripreso un aspetto normale” dice
alla MISNA padre Joseph Otieno, missionario della Consolata, che non nasconde
preoccupazione per le tensioni che ancora “scorrono” negli ‘slum’, le
baraccopoli, della città. Secondo le informazioni raccolte, la maggior parte
delle violenze avvenute nelle ultime ore avrebbero avuto per bersaglio esponenti
locali della comunità Akamba (o Kamba) la stessa alla quale appartiene Kalonzo
Musyoka, il candidato dell’opposizione giunto terzo alle presidenziali ed
entrato ieri nel governo di Kibaki in qualità di vice-presidente. Fonti
internazionali riportano stamani la notizia di numerose famiglie appartenenti a
questo gruppo etnico in partenza da Kisumu e dirette a Nairobi. “Stamani la
situazione appare più calma rispetto a ieri, quando dopo l’annuncio della
formazione di una parte del nuovo governo alcune case sono state bruciate e una
persona è morta in seguito ai disordini” ha detto alla MISNA Ernet Murimi,
segretario esecutivo della Commissione giustizia e pace della diocesi di Nakuru,
contattato dalla MISNA in città. Stessa situazione a Eldoret, la cui periferia
è stata teatro nelle scorse settimane della principali violenze
post-elettorali, incluso l’incendio appiccato alla Chiesa di Kiambaa (una
decina di chilometri da Eldoret città), in cui hanno trovato la morte una
cinquantina di persone. “La situazione è relativamente calma, anche a Eldoret
la vita ha ricominciato a pulsare nelle strade e nei mercati” dice Nixon Oira,
esponente della locale Commissione Giustizia e pace, aggiungendo che la tensione
di fondo rimane e in molti aspettano a vedere cosa succederà nel pomeriggio,
quando in città dovrebbe arrivare in visita il presidente Mwai Kibaki. “Ieri,
dopo l’annuncio della creazione del nuovo governo l’atmosfera è diventata
tesa e si sono temuti nuovi incidenti ma, fortunatamente, finora il buonsenso e
il desiderio di pace hanno prevalso” ha concluso Oira.
KENIA
9/1/2008 11.20
CRISI ELETTORALE (2): NAIROBI TRANQUILLA DOPO NOMINA NUOVO GOVERNO
“Nairobi stamani è decisamente tranquilla. I negozi sono aperti,
i ‘matatu’ circolano e in giro c’è un gran traffico”:così padre Luigi
Anataloni, missionario della Consolata descrive alla MISNA il clima che si
respira nella capitale keniana all’indomani dell’annuncio, a sorpresa, di
una parte del nuovo governo del presidente Mwai Kibaki, la cui rielezione
continua ad essere contestata da molti. “La temuta ripresa delle violenze
fortunatamente non c’è stata. Si è verificato qualche tafferuglio a Mathare
e Kibera (le due principali baraccopoli di Nairobi, ndr) ma niente di grave”
dice alla MISNA padre Renato Kizito Sesana, che stamani ha passato due ore nella
baraccopoli di Kibera. Se le violenze attese nella notte non hanno avuto luogo,
resta comunque lo “sconcerto” e la “sorpresa” per la scelta di Kibaki di
nominare un governo prima ancora che iniziassero i negoziati diretti con il
candidato dell’opposizione Raila Odinga e il suo ‘Orange democratic
movement’ (Odm), che reclamano la vittoria delle elezioni del 27 dicembre
scorso, o la mediazione del presidente dell’Unione Africana, il ghanese John
Kufuor, che oggi dovrebbe incontrare i due contendenti prima di lasciare il
paese. “Per i sostenitori di Kibaki la nomina del nuovo governo sarà
un’affermazione della loro posizione (…) per chiunque altro abbia contestato
la legittimità della sua presidenza il nuovo esecutivo non potrà essere
interpretato se non come un segno di cattiva fede alla vigilia dell’inizio di
negoziati” si legge in un editoriale pubblicato stamani dal ‘Daily Nation’,
principale quotidiano del paese. A stemperare le tensioni politiche ci pensa
Kalonzo Musyoka, giunto terzo alle elezioni presidenziali insieme al partito di
minoranza Orange democratic movement-Kenya (Odm-K), che ieri è stato nominato
vice-presidente e al cui partito sono stati affidati due ministeri nel nuovo
Gabinetto. “Sono pienamente cosciente del fatto che la mia nomina arrivi in un
momento molto difficile per il Paese (…) ma in qualità di vice-presidente
voglio mettermi alla tesa di un movimento che riconcili questa nazione per
tornare ad avere un paese prospero e pacifico” ha detto Musyoka in
un’intervista rilasciata oggi all’altro principale giornale keniano ‘The
Standard’, nella quale ha sottolineato che, nominando solo metà del governo,
il presidente ha lasciato la porta aperta all’ingresso di Odinga e del suo
partito nell’esecutivo. “Kibaki ha sicuramente forzato la mano, ma dopo aver
portato nel governo Musyoka e l’Odm-K si è garantito la maggioranza
parlamentare e si trova ora in una posizione di forza in vista dei negoziati e
dei colloqui tra i partiti politici in programma per venerdì” dice alla MISNA
una fonte diplomatica occidentale, che ha chiesto di restare anonima. “Kibaki
ha anche capito che la gente è stanca delle violenze e del braccio di ferro
politico e, dopo 15 giorni di stallo, vuole tornare alla vita normale e a fare
affari” aggiunge
KENIA
9/1/2008 8.01
PENSIERO DEL MATTINO
“Vedere la crisi solo in termini di etnia e corruzione significa ignorare un elemento vitale della situazione keniana. Oggi, più di 43 anni dopo l’indipendenza ottenuta nel 1963, quasi il 55% dei keniani sopravvivono con un paio di dollari algiorno. Il prodotto nazionale lordo può anche essere aumentato del 6% l’anno ma lo scarto tra chi ha e chi non ha è aumentato. E chi non ha non ha niente da perdere quando scende in strsda, spinto da frustrazione e furia che vanno ben al di là dell’etnia”. (Michael Holman, giornalista cresciuto in Africa, sul quotidiano economico inglese “Financial Times”; vedi anche articolo precedente e “Pensiero della notte”.)
KENIA
9/1/2008 7.20
CRISI ELETTORALE: LE COMPONENTI ECONOMICO-SOCIALI DELLE VIOLENZE
“I poveri stanno conducendo una guerra contro i loro simili per
conto di una classe di ricchi che, nonostante le differenze etniche o le
affiliazioni partitiche, continua a bere insieme, a dormire insieme, a fare
affari insieme, ad andare alle feste e a giocare a golf insieme”: è questo
uno dei passaggi centrali di un duro editoriale firmato da Machaira Gaitho e
comparso ieri sul ‘Daily Nation’ col titolo “I ricchi continuano a fare
affari come sempre, mentre i poveri si uccidono a vicenda”. Mentre la stampa
internazionale continua a raccontare le violenze keniane dei giorni scorsi
marcando oltre misura la componente etnica, troppo spesso isolata e slegata
dalla dimensione politico-economica che l’ha alimentata e sfruttata,
l’autore dell’editoriale del Nation racconta le ultime giornate della
“tipica middle-class di Nairobi”, fatte di centri commerciali, ‘parties’
e birre consumate nei bar alla moda della capitale keniana, dove “Kikuyu,
Kemba, Luo, Kalenjin, Somali, Masai e qualsiasi altra persona che faccia parte
di un microcosmo keniano” continua a condividere gli stessi tavoli e le stesse
feste. Gaitho si chiede poi “cosa accadrà quando i poveri realizzeranno di
non essere altro che pedoni e carne da cannone su una gigante scacchiera con la
quale i ricchi si divertono? Quello sarà il tempo in cui il Kenya sarà pronto
per
KENIA
9/1/2008 0.38
MOMBASA, STORIE DI SACCHEGGI E DI… “HALBADIRI”
Nella sua versione in lingua kiswahili si chiama ‘halbadiri’ ed
è una sorta di “maledizione” che sta ottenendo risultati forse
inimmaginabili per la polizia, convincendo chi, durante gli incidenti
post-elettorali, aveva saccheggiato gli esercizi commerciali di Mombasa a
restituire il maltolto. In particolare, è stata la halbadiri di un commerciante
di mobili ad aver avuto un effetto domino: al suo ultimatum di una settimana
concesso ai ladri prima di pronunciare la fatidica maledizione e alla promessa
di non adire le vie legali contro i colpevoli è seguito un crescente viavai di
persone che da domenica stanno restituendo quanto trafugato. La storia è stata
raccontata ieri dal quotidiano keniano “The Nation” in un articolo firmato
da Amina Kibirige; tra le diverse testimonianze raccolte quella di un uomo che
ha affermato di non aver potuto più dormire dal giorno in cui si era
impossessato di un… letto. A perdere il sonno è stato di sicuro Sylvester
Wainaina, impiegato del negozio di mobili, costretto agli straordinari per
controllare l’andirivieni preoccupato di gente desiderosa di disfarsi di un
bottino diventato improvvisamente troppo scomodo. “Hanno cominciato a
restituire ciò che avevano rubato da domenica mattina e non si sono ancora
fermati” ha detto lo stesso Wainaina alla Kibirige. Miracoli del minacciato
ricorso alla halbadiri, termine che secondo alcune fonti deriva dall’arabo
‘ahl al-Badr’, letteralmente la gente di al-Badr, località a ovest di
Medina (nell’attuale Arabia Saudita) dove Maometto prese parte a una delle più
note battaglie contro la sua stessa tribù, quella dei Kuraish, conclusasi con
la vittoria dei primi musulmani che avevano seguito il suo insegnamento.
Recitare tutti i nomi degli eroi di al-Badr, secondo alcune credenze estranee
però alla fede islamica, consente di curare le malattie e induce i ladri a
restituire il maltolto. A Mombasa, l’effetto positivo c'è stato.
INTERNAZIONALE
9/1/2008 0.21
PENSIERO DELLA NOTTE
“Ancora ieri dicevo ad un amico che sarei potuto andare in Kenya.
Nella sua risposta stupita ho capito: Ma vai in un inferno! No, vado in un
continente molto bello dove popoli miserabili, saccheggiati da secoli, poco
istruiti, a volte violenti e ignobili, spesso poeti e filosofi, tentano di
risollevare dignitosamente la testa e di scrivere la loro storia”. (Jean-Pierre
Campagne, giornalista e scrittore francese, sul quotidiano “Liberation”).
KENIA
8/1/2008 20.03
CRISI ELETTORALE (6): NUOVO GOVERNO…OPPOSIZIONE SCENDE IN STRADA
A KISUMU
KENIA
8/1/2008 17.20
CRISI ELETTORALE (5), NUOVO GOVERNO…PRIME REAZIONI
Sono di sorpresa le prime reazioni alle nomine di una parte del
nuovo governo annunciate nel pomeriggio in diretta televisiva dal presidente
keniano Mwai Kibaki, rieletto sulla base di risultati elettorali fortemente
contestati dall’opposizione ma non solo. “Nessuno se lo aspettava. Oggi era
la giornata del dialogo e dell’arrivo dei mediatori dell’Unione Africana ed
è diventata quella del nuovo governo” dice una fonte diplomatica occidentale
contattata dalla MISNA a Nairobi. “Colpisce la presenza di Musyoka alla
vice-presidenza. Tirando nel governo il candidato dell’Orange democratic
movement-Kenya (Odm-K), all’opposizione prima del voto, Kibaki si dovrebbe
essere garantito la maggioranza parlamentare” aggiunge
KENIA
8/1/2008 16.28
CRISI ELETTORALE (4), NUOVO GOVERNO…
Ecco la lista
completa delle nomine annunciate nel pomeriggio dal presidente Mwai Kibaki, come
pubblicata dal sito internet della Televisione pubblica keniana ‘Kbc'. La
dicitura 'MP' indica un parlamentare]
(1) Vice President and Minister for Home Affairs
Hon. Stephen Kalonzo Musyoka, MP
(2) Minister of State for Provincial Administration and Internal Security,
Office of the President
Hon. Professor George Saitoti, MP
(3) Minister of State for Defence, Office of the President
Hon. Yussuf Mohamed Haji, MP
(4) Minister of State for Special Programmes, Office of the President
Hon. Dr. Naomi Namsi Shaban, MP
(5) Minister for Public Service, Office of the President
Hon. Asman Abongotum Kamama, MP
(6) Minister for Finance
Hon. Amos Muhinga Kimunya, MP
(7) Minister for Education
Hon. Professor Sam Ongeri, MP
(8)Minister for Foreign Affairs
Hon. Moses Wetangula, MP
(9) Minister for Local Government
Hon. Uhuru Kenyatta, MP
(10) Minister for Information and Communications
Hon. Samuel Lesuron Poghisio, MP
(11) Minister for Water and Irrigation
Hon. John Munyes, MP
(12) Minister for Energy
Hon. Kiraitu Murungi, MP
(13) Minister for Roads and Public Works
Hon. John Njoroge Michuki, MP
(14) Minister for Science and Technology
Hon. Noah M. Wekesa, MP
(15) Minister for Justice and Constitutional Affairs
Hon. Martha Karua, MP
(16) Minister for East African Community
Hon. Dr. Wilfred Machage, MP
(17) Minister for Transport
Hon. Chirau Ali Mwakwere
KENIA
8/1/2008 16.22
CRISI ELETTORALE (3) PRESIDENTE KIBAKI ANNUNCIA NUOVO GOVERNO
Il presidente Mwai Kibaki, la cui elezione è stata fortemente
contestata, ha diffuso poco fa, nel corso di un discorso televisivo, i nomi di
una parte del suo nuovo governo. “Sono lieto di annunciare una parte del mio
Gabinetto. Nella sua formazione, ho considerato l’importanza di mantenere il
paese unito, pacifico e prospero sotto una forte e ampia guida. Per questo ho
nominato la prima metà del mio governo come segue” ha detto Kibaki prima di
annunciare che Kalonzo Musyoka, candidato alle presidenziali del 27 dicembre
scorso giunto terzo in base ai risultati, sarà vice-presidente e ministro degli
Affari Interni. Tra i 17 incarichi assegnati, spiccano le nomine del professor
Gorge Saitoti a ministro per l’Amministrazione provinciale e
KENIA
8/1/2008 13.09
CRISI ELETTORALE (2), I CONTRACCOLPI CAUSATI ALL’ECONOMIA
Un miliardo di dollari: questa la cifra che l’economia keniana ha
perso a causa delle violenze che hanno scosso il paese nei giorni scorsi
provocando, secondo l’ultimo bilancio ufficiale, la morte di quasi 500 persone
e lo sfollamento di oltre 250.000. La stima delle possibili perdite subite
dall’economica keniana è stata data oggi dal ministro delle Finanze del
governo uscente, Amos Kimunya, il quale ha precisato che nel conteggio non sono
state ineriti i danni materiali provocati dalla distruzione di infrastrutture o
ai saccheggi. “Ritengo che entro i prossimi due mesi o al massimo entro un
anno la gente sarà in grado di riguadagnare quello che ha perso” ha detto il
ministro, esprimendo ottimismo sulle possibilità del paese di riprendersi e di
attenuare le ricadute economiche della recente crisi. Kimunya ha così aggiunto
che il paese dovrebbe essere in grado di mantenere la previsione di crescita
economica dell’8% fissata dalla Banca centrale, rispetto al circa 7% fatto
registrare nel 2007. L’ottimismo che l’esponente governativo ha espresso a
un’agenzia di stampa internazionale non sembra però trovare riscontro sulla
stampa locale, dove, invece, si moltiplicano le dichiarazioni di preoccupazione
per la ricaduta economica che la crisi avrà sulla vita della gente normale. Così
mentre l’associazione degli imprenditori keniani fa sapere che il governo ha
perso nei giorni della crisi oltre 30 milioni di dollari al giorno in tasse, sui
giornali si moltiplicano le notizie sui raccolti che stanno marcendo nei
distretti agricoli dell’ovest del paese o sul crollo del turismo (principale
fonte di ingresso di valuta pregiata) lungo le coste orientali. “Oltre ai
danni del momento – si legge in un editoriale pubblicato oggi dallo ‘Standard’,
uno dei due principali giornali keniani, col titolo ‘La violenza distrugge il
successo economico’ – la crisi in corso getterà un’ombra sull’economia
nazionale per gli anni a venire”. (vedi anche notizia KENYA ore 05:17)
KENIA
8/1/2008 11.07
CRISI ELETTORALE, DOPO DISORDINI PROVE DI DIALOGO
Situazione tranquilla in tutto il paese questa mattina con un clima
di attesa per l’annunciato incontro tra il presidente Mwai Kibaki e il capo
dell’opposizione Raila Odinga, uscito sconfitto dalle contestate elezioni del
27 dicembre. Questa sera è inoltre atteso l’arrivo di John Kufuor, presidente
dell’Unione Africana (UA) e del Ghana che si tratterrà a Nairobi per due
giorni. Kufuor è stato invitato dal governo keniano e proverà a mediare tra
due parti che, dopo le forti prese di posizione e gli scontri in strada,
sembrano aver abbassato i toni. L’opposizione ha annullato le manifestazioni
in programma oggi per evitare eventuali incidenti proprio alla vigilia degli
incontri di domani con la presidenza dell’UA: “Attraverso le trattative –
ha detto lo stesso Odinga che ha fatto anche un riferimento alla presenza a
Nairobi del sottosegretario di stato americano Jendayi Frazer e all’intervento
nei giorni scorsi dell’arcivescovo anglicano e premio Nobel per
SBOCCERANNO ANCORA LE ROSE E I GAROFANI DI ELDORET?
“L’Eldorado dei fiori” potrà sopravvivere alle violenze che
hanno lacerato il Kenia in questi ultimi giorni? Situata nel nord-ovest del
paese, a
KENIA
7/1/2008 20.03
RESTA LO STALLO POLITICO (3): KIBAKI INVITA ODINGA A UN INCONTRO
KENIA
7/1/2008 8.46
RESTA LO STALLO POLITICO, AUMENTA
Non è stato a quanto pare ancora superato lo stallo politico che
caratterizza da più di una settimana la crisi keniana mentre è aumentato il
numero dei profughi interni -che sarebbero ormai più di 250.000 - e si è avuta
notizia di qualche altro scontro con vittime accaduto nella giornata di ieri.
L’incidente più grave è accaduto a Trans Zoia, un distretto della provincia
della Rift Valley: sette persone sono morte quando un centinaio di scalmanati ha
dato l’assalto alla stazione di polizia di Cherangany, dove sono
temporaneamente alloggiati circa 3000 persone in fuga dalle violenze; a Kuresoi,
nel distretto di Molo, ancora Rift Valley - località con decine di morti in
violenze politiche precedenti le elezioni - gli “anziani” della comunità
sono riusciti a impedire che venisse danneggiata la chiesa cattolica in località
Matunda ma non hanno potuto evitare che venisse appiccato il fuoco a una chiesa
presbiteriana. Maina Kiai, presidente della Commissione nazionale keniana per i
diritti umani ha detto a Jeffrey Gettleman del New York Times “dovete capire
che si tratta di questioni ben al di là dell’etnico, sono fatti politici e si
ricollegano alla proprietà della terra”; il quotidiano di New York - che
dedica appena tre righe alla visita dell’assistente segretaria di stato
americana Jendayi Frazer, almeno per il momento priva di sviluppi noti -
intitola la sua corrispondenza di oggi da Nakuru “I Kikuyu sono ora
l’obiettivo di tribù rivali” e , nonostante il parere di Kiai, finisce con
il descrivere nella Rift Valley una situazione di scontro tra l’etnia dei
kikuyu (22% della popolazione) e i kalenjin, quella a cui apparteneva Daniel
arap Moi, il presidente-padrone al potere per un quarto di secolo fino al 2002
quando venne eletto per la prima volta Emilio Mwai Kibaki. Raila Odinga, capo
dell’opposizione che ha conquistato in parlamento una maggioranza relativa, ha
intanto continuato a rifiutare le proposte di un governo di unità nazionale
avanzate da Kibaki, rieletto alla presidenza il 27 dicembre in circostanze che
hanno suscitato dubbi e scatenato disordini, scontri e violenze in diverse zone
del paese, a cominciare dalle baraccopoli di Nairobi e dalla provincia di Nyanga
, roccaforte dell’etnia luo a cui appartiene Odinga; Kibaki deve prima
dimettersi, secondo Odinga, e poi si potrà forse avviare una trattativa
politica. Si resta in attesa di un più volte annunciato intervento mediatorio
di John Kufuor, presidente del Ghana e alla presidenza dell’Unione Africana
per la sessione 2007-2008. “Insieme le nostre preghiere contribuirano a far
ridiventare il Kenya la nazione bella e unita che tutti amiamo" ha detto
ieri sera il “Media Council” invitando tutto il paese a un'ora di preghiera
collettiva.
KENIA
6/1/2008 18.20
Dalla scrivania del direttore: SPERANDO IN UN PRONTO RITORNO DELLA
PACE – 2
Ma forse anche altri elementi più o meno sottaciuti in questi
giorni stanno giocando il loro ruolo in queste drammatiche ore: secondo accordi
che avevano preceduto l’elezione di Kibaki nel 2002 , Odinga avrebbe dovuto
diventare primo ministro anche in base a una riforma costituzionale “ad
hoc”; al contrario, quando nel 2005 era stata presentata dal governo una bozza
di costituzione, il movimento “Orange” guidato da Odinga era riuscito a far
bocciare il documento ritenuto da alcuni troppo sbilanciato verso il potere del
governo centrale; in seguito alla successiva crisi di governo, nel novembre
2005, Odinga non era più entrato a far parte del gabinetto dei ministri. Il
movimento “Arancio”, con emblemi tutti color arancione, è rimasto però
attivo fino a costituire il motore politico e il serbatoio di voti, soprattutto
negli slums di Nairobi e in altre zone svantaggiate del paese (il 50% della
popolazione, nonostante i positvi sviluppi economici degli ultimi anni, rimane
sotto la linea di povertà). Non è stato difficile per Odinga dipingersi come
un paladino dei diseredati, giocando però purtroppo anche la carta
dell’orgoglio della sua etnia, la “luo”, terza del paese, contro quella
dei kikuyu, la più numerosa, a cui appartiene Kibaki e che viene percepita come
troppo potente sin dai tempi di un altro famoso kikuyu, il primo presidente del
Kenya, Jomo Kenyatta. Nonostante l’impegno del governo contro la corruzione -
e i passi avanti internazionalmente riconosciuti sulla strada della democrazia,
dopo il quasi quarto di secolo del “presidente-padrone” Daniel arap Moi (che
si è di recente espresso a favore di Kibaki) - Odinga ha avuto facile gioco
anche nell’agitare in campagna elettorale la clava dell’anticorruzione. In
questo complicato contesto nazionale e internazionale, qui riassunto solo in
termini più che stringati, chi davvero ha a cuore il futuro e la pace del
Kenya, dell’Africa orientale, dell’intero continente – e forse del resto
del mondo – non può schierarsi da una parte e vedere tutto il bene in un
candidato e tutto il male nell’altro. Al di là di qualsiasi irregolarità del
processo elettorale, qualsiasi uomo o istituzione di buona volontà e di pace
oggi, mentre il paese si agita in modo pericoloso, non può che aiutare i due
ex-alleati politici a incontrarsi, a deporre le armi delle accuse e a stabilire
un dialogo che potrebbe forse far calare immediatamente la tensione nelle zone
più surriscaldate del paese. E disarmerebbe qualsiasi mestatore interno o
estero, non esclusi quei mezzi d’informazione che, già con il linguaggio, i
resoconti a forti tinte, i bilanci di vittime in continuo aumento e la ricerca
del sensazionale, continuano a spargere a piene mani quella maledetta miscela
infiammabile di odio e disprezzo, spesso generosamente dispensata sulle piaghe
dell’Africa, del Sud del mondo, delle aree di crisi e in genere di tutti quei
popoli che più avrebbero invece bisogno di comprensione e solidarietà.
Basterebbe pensare alle decine di migliaia di “sfollati dalla paura” che in
Kenya stanno già dando vita all’ennesima emergenza umanitaria del mondo. .
.(Pietro Mariano Benni)
KENIA
6/1/2008 18.03
Dalla scrivania del direttore: SPERANDO IN UN PRONTO RITORNO DELLA
PACE
meno che qualcuno in Kenya o altrove nel mondo non voglia davvero
una sorta di guerra civile e la destabilizzazione totale di una tessera grande e
importante del complesso mosaico africano, a Mwai Kibaki e Raila Odinga - che
peraltro hanno già lavorato insieme al bene del paese - non resta che trovare
un modo di uscire insieme dalla crisi. Con un qualsiasi accordo, una ragionevole
intesa, una dignitosa riconciliazione che spinga presto da parte tutte le forze
piccole e grandi, in buona e in mala fede, interne ed esterne, dell’una e
dell’altra parte, irresponsabilmente impegnate a gettare benzina sul fuoco di
uno scontro in cui si agitano povertà e rabbia sociale, differenze etniche e
rivalità politiche non nuove. Senza contare i discutibili atteggiamenti di chi
prima ha ratificato come regolare il processo elettorale e poi ha cominciato a
esprimere dubbi di brogli e frodi soprattutto in sedi non istituzionali; e senza
aggiungere gli strani atteggiamenti di chi come Washington prima è corso a
complimentarsi con il vincitore e il giorno dopo, sulla scia di Londra, che ha
in Kenya ancora molti interessi 44 anni dopo la concessione dell’indipendenza,
si è rimangiato i complimenti, è sembrato schierarsi con l’opposizione e poi
poche ore fa, come esito finale, ha invocato “a spirit of compromise”, uno
compromesso tra il presidente-eletto Kibaki e il suo avversario, ma già alleato
politico, Odinga. E’ difficile dire se e quante siano state le irregolarità
nello scrutinio o nella trasmissione e registrazione di voti; fonti della MISNA
dicono da Nairobi che sembra ragionevole ammettere possibili anomalie a favore
di entrambi i candidati e che quindi le veementi prese di posizione di chiunque
voglia vedere frode o brogli solo da una parte costituiscono a loro volta una
frode. Come peraltro spesso accade in circostanze di questo genere in Africa e
altrove. Il problema vero è costituito da chi poi, sulla base di un risultato
elettorale eventualmente indagabile in più modi, piuttosto che predisporsi a
facilitare un’analisi intransigente ma pacata, comincia a dar fuoco a quella
pericolosa miscela di differenze etniche già versata durante la campagna
elettorale, di aspettative più o meno sensate di cambiamento a ogni costo,
tipiche dei giovani socialmente più svantaggiati, e di altri elementi di puro
scontro politico. Peggio ancora se dietro tutto questo scenario forze non
africane più o meno manifeste dovessero coltivare il desiderio di un Kenya
instabile nel delicato scacchiere dell’Africa orientale, in particolare
considerando i
KENIA
6/1/2008 17.31
UN LUO VERSO
Barack Hussein Obama, il quinto afro-americano della storia del
senato statunitense nato nel
KENIA
6/1/2008 17.03
APPELLO DEI MUSULMANI ALLA PACE, AUMENTANO GLI SFOLLATI
Quello di cui abbiamo bisogno adesso è la pace perchè nessun
passo avanti positivo può essere compiuto nel caos; i keniani sanno che gli
atti di violenza servono solo a danneggiare il paese”: lo ha detto Muhdhar
Khitamy , presidente della rappresentanza di Mombasa del Supkem, Supremo
consiglio dei musulmani del Kenya, definendo privi di senso le uccisioni e i
saccheggi di massa che hanno raggiunto anche alcune località costiere
sull’Oceano Indiano come Kilifi, Diani and Wundanyi, in cui si conterebbe un
totale di 16 vittime. Anche il Supkem, come hanno già fatto tutte le
istituzioni e le personalità keniane e straniere che non si sono schierate né
con il presidente-eletto Mwai Kibaki né con il suo avversario Raila Odinga, ha
chiesto ai principali esponenti politici del paese di incontrarsi per discutere
delle loro divergenze e tentare di comporle. Anche Alhaji Abdullahi Kiptonui,
vice presidente nazionale del Supkem, unendosi all’iniziativa dei musulmani di
Mombasa, principale città costiera del Kenia, poco a sud di Malindi, chiede a
tutti i keniani di mettere da parte le loro differenze tribali e di tornare a
vivere in armonia “ come era già consuetudine”. In un’altra distinta
dichiarazione, Sheikh Ali Shee, presidente della “Islamic Lobbying for Justice
and Truth”, ha sottolineato che un eventuale riconteggio dei voti espresso per
la presidenza dovrebbe essere accettato sia da Kibaki che da Odinga. “ I
musulmani non devono partecipare a disordini, uccisioni di persone innocenti o
distruzioni di proprietà perchè contrari agli insegnamenti dell’Islam. Molto
meno equilibrata la posizione espressa da “Coast Human Rights Network”, una
rete di 16 organizzazioni che hanno chiesto l’intervento di magistrati del
Commonwealth per un eventuale riconteggio dei voti e chiedono intanto a Kibaki
di dimettersi. Secondo fonti di stampa locale, il totale delle vittime degli
scontri - che includono una componente etnico-tribale ma appaiono motivati
soprattutto dall’ appartenenza a violenti e facinorosi dei gruppi politici
contrapposti di Kibaki e Odinga e una mano pesante della polizia – oscilla tra
un minimo di 150 e un massimo di 300 persone, incluse le 35 perite nel rogo
della chiesa pentecostale di Eldoret, un’essenziale ma facilmente infiammabile
costruzione in legno a cui ancora non è chiaro né da chi né perché sarebbe
stato appiccato il fuoco. Pur essendoci stata ieri una “corsa al rialzo” del
numero di vittime - fino a 500 e perfino a 1000 o oltre, accompagnate da assurde
voci di “genocidio” e situazioni “di tipo ruandese” -
KENIA
6/1/2008 16.15
VIOLENZE ELETTORALI: IN PARTE CONTINUANO MENTRE
Da una Nairobi sostanzialmente tranquilla ormai da quasi 24 ore, continuano a
ripetersi appelli alla riconciliazione e al dialogo tra i partiti politici nel
tentativo di riportare la calma nel paese dove, a causa di scelte discutibili
effettuate durante la campagna elettorale per il voto del 27 dicembre scorso - e
che ha visto candidati a caccia di facili consensi giocare anche la carta della
polarizzazione etnica -, ora si devono fare i conti con le violenze che da
giorni stanno sconvolgendo i quartieri poveri di Nairobi e le principali città
dell’est del Kenya, a cominciare da Eldoret. “Siamo chiusi in casa, c’è
molta paura e tensione. Gruppi di giovani armati si aggirano ovunque e le
violenze stanno sconvolgendo soprattutto le zone alla periferia di Eldoret,
spingendo la popolazione alla fuga e a cercare riparo in città” dice una
fonte della MISNA contattata sul posto nel pomeriggio. “La Cattedrale è piena
di sfollati, forse quasi 5000 persone, così come tutte le altre chiese,
cattoliche e non, della città, gli ospedali o i luoghi pubblici. Non ritengo
che la polizia sia in grado di fronteggiare ancora a lungo la minaccia”
aggiunge la stessa fonte. Secondo
KENIA
6/1/2008 15.26
DOMENICA TRANQUILLA, ANCORA NUMEROSI SFOLLATI A NAIROBI E NEL RESTO
DEL PAESE
Per il terzo giorno consecutivo l’atmosfera è calma nella
capitale, Nairobi, che lentamente si riprende dalle violenze avvenute dopo la
proclamazione dei risultati delle presidenziali del 27 dicembre scorso. Vicino
al quartiere di Kibera, una delle più grandi bidonville della città, teatro di
disordini e atti di vandalismo, circa un migliaio di persone è accampato nel
‘Jamhuri Park’, un sito abitualmente usato per organizzare fiere, in
particolare quella agricola. “Si tratta di persone che hanno ancora paura di
tornare verso le proprie abitazioni” dice alla MISNA padre Renato ‘Kizito’
Sesana, missionario comboniano, che stamani si è recato sul posto. “Alcuni
dormono al Jamhuri Park da una settimana, sembrava il posto giusto dove
rifugiarsi per scappare dalle violenze. Appartengono a diverse etnie: forse la
maggior parte è Kikuyo (l’etnia del presidente Mwai Kiwaki, Ndr), ma ci sono
anche dei Luo (quella del suo principale avversario, Raila Odinga), dei Masai e
altri. Sono tutti insieme in questa situazione certo precaria, ma per lo meno
abbastanza dignitosa: oltre a ricevere aiuti dalla Croce Rossa, hanno anche
accesso ai padiglioni riservati alle fiere, dove possono dormire”. Ma il più
grande problema, sottolinea il missionario italiano, è la mancanza di cibo, in
parte legato al saccheggio di numerosi negozi durante i disordini della scorsa
settimana, che ha penalizzato tutti, senza distinzione di appartenenza etnica o
politica. In tutto il paese, secondo stime di agenzie umanitarie internazionali
in circolazione nei media, gli sfollati sarebbero decine di migliaia, forse
100.000; altri 5400, secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Acnur/Unhcr),
avrebbero cercato riparo in Uganda.
KENIA
6/1/2008 14.30
PRENDE CORPO
REPLICA DEL 2 GENNAIO
“Il dialogo è la strada da percorrere, il presidente Kibaki desidera trovare
un accordo con le varie parti per risolvere tutti i problemi di questo paese”:
lo ha detto il portavoce del governo Alfred Mutua bocciando l’ipotesi di
qualunque mediatore esterno, ma sottolineando la volontà di trovare soluzioni
pacifiche agli scontri seguiti alle elezioni che hanno visto la rinomina di
Kibaki alla presidenza del paese. Preoccupazione è stata espressa dal
Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon che ha richiamato “il governo, così
come i responsabili politici e religiosi, alla responsabilità legale e morale
di proteggere la vita dei civili, qualunque sia la loro etnia e religione,
facendo tutto il possibile per evitare altre violenze”. Ricordando la
possibilità di una crisi umanitaria dovuta al precipitare delle condizioni di
sicurezza, Ban Ki-moon ha aggiunto che “è necessaria una soluzione
d’urgenza, in uno spirito di dialogo e nel quadro della Costituzione e delle
leggi”.
KENIA
6/1/2008 14.00
CRISI: CONSIGLIO CHIESE, “VIOLENZE ETNICHE POLITICAMENTE
MOTIVATE” (esclusiva)
REPLICA DAL 4 GENNAIO
“Una interpretazione semplicemente ‘etnica’ degli scontri seguiti alle
elezioni keniane sarebbe fuorviante; in realtà si tratta di violenze etniche
politicamente motivate”: lo ha detto alla MISNA il pastore metodista Samuel
Kobia, keniano e segretario generale del World Council of Churches (in italiano
Consiglio ecumenico delle Chiese), un movimento ecumenico che raccoglie 347
chiese di diverse confessioni cristiane (cattolici, protestanti, ortodossi) in
110 paesi. Secondo il religioso, sebbene ci siano differenze tra le comunità
che vivono in Kenya, in particolare tra i due più numerosi gruppi etnici dei
kikuyo e dei luo, è l’interferenza della politica oggi come in passato a
generare meccanismi di scontro: “Non si dice che il Movimento democratico
‘Arancio’ di Raila Odinga ha perso le elezioni, ma che Raila Odinga ha
perso; e così, non si parla della vittoria del Partito di unità nazionale, ma
della vittoria del presidente uscente Mwai Kibaki”. Differenze semantiche di
non poco conto - sostiene Kobia – perché nascondono l’essenza stessa di ciò
che stiamo vedendo: “A questo punto, la soluzione è quella di avere Kibaki e
Odinga pronti a sedersi a un tavolo e disposti a dialogare senza pre-condizioni;
purtroppo entrambi hanno finora posto condizioni non accettabili dalla
rispettiva controparte. Inoltre, da ciò che vedo e sento, so che i keniani
nella loro grande maggioranza sono contro la violenza e si aspettano di essere
rappresentati da una classe politica che vada oltre la semplice partigianeria
per assumersi responsabilità che rispondano alle vere necessità del paese”.
Per Kobia, ci saranno sicuramente problemi di carattere umanitario da qui alle
prossime due settimane con carenza di generi di prima necessità e carburante
dovuti al blocco delle rotte commerciali; ci potrebbero essere problemi nel
breve e medio termine per l’economia. Ma a preoccuparlo sono soprattutto le
ferite lasciate dalle violenze: “Le vittime delle violenze sono state
soprattutto persone di etnia kikuyo; finora non ci sono state reazioni e
rappresaglie, ma potrebbero esserci a Nairobi e in altre zone del Kenya
centrale. Proprio per questo motivo è necessario che la temperatura del
confronto politico si abbassi e che il paese si riprenda presto evitando di
cadere nella trappola di confronti etnici che non sono nella natura di questo
paese fin quando i politici evitano di interferire e di legare la loro carriera
all’esasperazione delle differenze tra le varie comunità”. Ripartire, per
il segretario del Consiglio ecumenico delle Chiese, significa inoltre essere
pronti a rivedere alcune parti della Costituzione e garantire piena autonomia
alla Commissione elettorale nazionale perché in futuro non si ripetano brogli e
incidenti. L’invito al dialogo affidato da Kobia alla MISNA, è stato
l’elemento di fondo dell’intervento dell’arcivescovo sudafricano Desmond
Tutu che oggi a Nairobi ha incontrato Kibaki e Odinga: “Questo – ha detto
Tutu – è un paese che è stato a lungo considerato modello di stabilità.
Adesso questa immagine è stata offuscata, non è il Kenya che tutti noi
conosciamo”. Riferendo della disponibilità di Odinga e Kibaki a trattare,
Tutu ha invitato i due leader politici a frenare i rispettivi sostenitori, così
da coinvolgere tutti i keniani in aperture pacifiche che restaurino un clima
sereno nel paese. Kibaki e Odinga non si sono però finora incontrati ,
mantenendo quelle pre-condizioni che – come ha detto Kobia alla MISNA –
ostacolano il ritorno alla normalità: così, da una parte c’è Kibaki che
vuole evitare l’intervento della comunità internazionale affidandosi alla
forza di esercito e polizia, dall’altra Odinga che vincola la possibilità di
trattare una soluzione negoziata all’ammissione di brogli da parte di Kibaki e
alla ripetizione delle elezioni entro tre mesi. Nuove elezioni che il governo
avrebbe già escluso.(a cura di Gianfranco Belgrano)
KENIA
6/1/2008 13.00
TESTIMONIANZE MISSIONARIE DAI PRINCIPALI LUOGHI DELLA CRISI
REPLICA DELLA SCORSA SETTIMANA
Ecco una selezione di sintetici ma incisivi "flashes" che fotografano
in maniera semplice ma genuina e incisiva la realtà keniana di questi difficili
giorni ma testimoniano al tempo stesso il profondo e intenso rapporto umano che
le fonti missionarie della MISNA intrattengono costantemente con le popolazioni
locali e con il territorio. Un legame straordinario che, quando e come
possibile, il notiziario cerca di registrare e comunicare ai suoi lettori.
ELDORET
2 GENNAIO - “Le chiese e le scuole sono diventate dormitori per le migliaia di
persone in fuga, terrorizzate dalle violenze dei giorni scorsi. Abbiamo
inutilmente chiesto alla polizia di fornirci un minimo di sicurezza, soprattutto
durante la notte… La città di Eldoret è uno dei centri più ‘caldi’ del
paese, le violenze sono diffuse e mancano beni di prima necessità: dalla frutta
al carburante, i prezzi sono letteralmente quadruplicati”.
3 GENNAIO - “La scorsa notte è passata abbastanza tranquillamente, due
poliziotti sono venuti in parrocchia per garantire la sicurezza nostra e delle
migliaia di persone che stiamo ospitando. Stanotte c’erano molti meno uomini
tra la gente che ha dormito con noi e questo ci preoccupa, perché in caso di
attacco le donne e i bambini difficilmente saranno in grado di difendersi da
soli…Stamani siamo riusciti ad andare in città per comprare un po’ di cose,
ma gli scaffali erano vuoti e non c’è niente da mangiare. Siamo però stati
fortunati a trovare un po’ di benzina al prezzo di sempre”.
“Qui a Langas (periferia di Eldoret, ndr) la situazione peggiora ogni giorno.
Non c’è cibo e le strutture sanitarie sono in uno stato terribile. Temiamo il
propagarsi di epidemie di qualche pericolosa malattia. Non possiamo far altro
che stare qui vicino a questa povera gente e dare loro tutta l’assistenza che
possiamo in attesa che arrivi aiuto da fuori…Abbiamo ricevuto informazioni sul
fatto che il gruppo di giovani armati che sta attaccando le località intorno a
Eldoret sarebbe stato pagato per provocare il caos. Tuttavia non sappiamo chi vi
sia dietro. È scioccante vedere come un paese che si stava riprendendo sia
improvvisamente stato messo nuovamente in ginocchio”
KISUMU
2 GENNAIO - “Kisumu sembra una città fantasma. Le strade sono deserte, molta
gente è scappata e quelli che sono rimasti hanno paura. La tensione tra la
popolazione e la polizia, che di fatto presidia la citta, è palpabile. I negozi
sono ancora chiusi e anche se non ci sono state violenze oggi, alcune case e
macchine erano ancora in fiamme e nelle strade erano evidenti i segni delle
barricate erette fino a ieri dai manifestanti”.
3 GENNAIO - “Durante la notte c'è il coprifuoco e nessuno si muove. C'è una
calma relativa. Ma manca il cibo perché da giorni negozi e mercati sono chiusi.
Ieri sera c'erano perfino dei bar aperti fino a tardi. Oggi c'è movimento di
veicoli, ci sono dei mezzi di trasporto, torna un po' di normalità. E' ancora
presto per dire se banche e uffici sono aperti. Si spera che riprendendo a
lavorare, ritornino le cose di prima necessità nei negozi: farina, pane, latte,
condimento, verdure varie, che mancano da giorni”.
MARALAL: “Molti hanno passato la notte alla stazione di polizia, altri a una
veglia di preghiera che è durata tutta la notte nella missione. Il primo
gennaio, ieri, c'è stata calma relativa, alcuni kikuyu sono stati portati alla
città di Nyahururu con pullman scortati dalla polizia (conseguenza, in
Nyahururu i Samburu sono in pericolo e sono stati invitati a lasciare la città
e tornarsene a Maralal). Nel pomeriggio la situazione si è calmata, sono stati
riaperti i negozi e la gente ha potuto fare
KENIA
6/1/2008 12.25
AGGIORNAMENTI ED EDITORIALI DELLO "STANDARD" E DEL "SUNDAY
NATION"
Come abbiamo già fatto nei giorni scorsi, cerchiamo di
sottolineare rispetto e considerazione per tutti coloro che soffrono a causa
della crisi keniana anche rilanciando sulla pagina della MISNA parte delle
opinioni espresse dalla stampa del Kenia.
Nel frattempo, sul fronte dei disordini e delle violenze, la situazione sembra
tornata sostanzialmente sotto controllo - se si escludono sporadiche e non
verificabili notizie di sparatorie e incidenti a Korogocho (slum della
capitale), Mombasa e qualche altra località meno nota - mentre continuano a
circolare bilanci di vittime che vanno da circa 180 (fonti della polizia) a 360
(fonti di stampa).
Sul fronte politico, mentre il presidente eletto Emilio Mwai Kibaki si è detto
ieri pronto a dar vita a un governo di unità nazionale, l'avversario Raila
Odinga ha ribadito che non è disposto ad alcun dialogo se prima Kibaki non si
dimette. I due contendenti avevano in giornata incontrato in colloqui separati
l'assistente segretaria di stato americana Jendayi Frazer giunta a sorpresa
venerdì a Nairobi; la Frazer non ha fatto dichiarazioni dopo i due incontri e
la stampa keniana ne riferisce poco o nulla. Con maggiore entusiasmo viene
invece annunciata per la prossima settimana la visita, finora rinviata per varie
difficoltà logistiche, del presidente dell'Unione Africana per la sessione
2007-2008, il ghanese John (Kofi Agyekum) Kufuor, dalla cui opera di mediazione
tutta africana si sperano risultati superiori a quelli apparentemente raggiunti
finora.
In un editoriale intitolato "A nation at a crossroads", l'edizione
elettronica dello "Standard" scrive tra l'altro: "Come nazione,
siamo a un crocevia. Ecco perché, oltre agli appelli per la pace e alle
richieste che Kibaki e Odinga dialoghino,dobbiamo essere tanto coraggiosi da
assicurarci che la mediazione non arrechi altri danni al paese. Se i negoziati
vengono gestiti male, se la situazione scappa di mano, le attuali uccisioni e il
danno economico possono diventare un gioco da bambini. La ricerca della pace e
di una soluzione politica dovrebbe affrontare la natura storica del conflitto.
Si ha come la sensazione che i controversi risultati elettorali siano stati solo
la scintilla di qualcosa che cova da tempo. E’ di interesse nazionale che
prevalgano capacità da statista e che entrambi i versanti siano soddisfatti
della soluzione. I negoziatori devono essere coscienti che prender tempo nella
speranza che le tensioni diminuiscano non sarà d’aiuto. Le pressioni
internazionali, per dure che possano essere su Kibaki e Raila, dovranno in ogni
caso essere integrate da oneste iniziative locali. Devono essere sostenute dalla
buona volontà della gente e da una guida onesta. Lo sguardo deve andare oltre i
risultati elettorali perché il tessuto sociale del Kenya è logoro e la nostra
miscela inter-etnica tragicamente sconvolta".
Il "Sunday Nation", edizione domenicale del "Daily Nation",
commentando un 'iniziativa del "Media Council" - organismo del mondo
giornalistico ed editoriale per la difesa della libertà d'espressione - per una
preghiera nazionale, sottolinea: "Mentre pregano, i keniani dovrebbero
riflettere sul prezzo che hanno pagato negli ultimi otto giorni. E dovrebbero
restare saldi sul punto di vista che i problemi del paese non verranno risolti
dai capi che più facilmente possono portarci alla guerra. Anzichè battersi a
morte tra loro sulla politica, dovrebbero lavorare insieme per riparare quello
che l'elite politica ha danneggiato".
KENIA
6/1/2008 11.32
POSSIBILE RICORSO AD ALTA CORTE, ATTESO PRESIDENTE UNIONE AFRICANA
La commissione elettorale nazionale (Eck) potrebbe decidere nei
prossimi giorni di rivolgersi all’Alta Corte per ottenere una verifica
indipendente delle operazioni elettorali che hanno portato alla rielezione -
contestata dall’opposizione - di Mwai Kibaki alla presidenza. Lo riferisce
stamani il giornale keniano ‘Sunday Nation’, sottolineando che finora,
nessun candidato ha fatto ricorso legale; il principale avversario di Kibaki,
Raila Odinga, non reputa la giustizia sufficientemente imparziale. Intanto, nel
tentativo di convincere i dirigenti politici a trovare una soluzione alla crisi
politica segnata in questi giorni da gravi violenze, è stato annunciato
l’arrivo in Kenya di John Kufuor, presidente dell’Unione Africana (UA) e
presidente del Ghana, atteso in settimana.
KENIA
6/1/2008 11.30
PENSIERO DELL'EPIFANIA
Il paese continua ad essere sotto shock, economicamente in grave
perdita giornaliera per la assenza dal lavoro, dalle attività, per il calo del
turismo. Rimane però sostenuto da uno spirito di fede in Dio, tipico del popolo
africano, rafforzato da un forte sentimento patriottico che non e’ mai venuto
meno anche in questi giorni. Nell’animo di tante persone desiderose di pace,
di benessere, di educazione e di salute per le proprie famiglie e per tutto il
paese, persiste la fiducia di una positiva mediazione degli enti e persone che
si sono offerti per la pacificazione del paese, verso una giusta soluzione di
questa grave crisi e per un governo accetto a tutti".
(Da un testo giunto alla MISNA a firma di
KENIA
5/1/2008 16.44
BENEDETTO XVI: "DIALOGO E CONFRONTO DEMOCRATICO" PER
USCIRE DALLA CRISI
Trovare la soluzione alle presenti difficoltà attraverso il dialogo e il confronto democratico” è l'invito che Benedetto XVI rivolge agli esponenti politici del Kenya in un appello a “imboccare risolutamente la via della pace e della giustizia” contenuto in una lettera firmata dal cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e indirizzata al presidente della Conferenza episcopale nazionale, il cardinale John Njue. Il Kenya “ha bisogno di una pace fondata sulla giustizia e sulla fratellanza” si sottolinea nel messaggio per “l’amata nazione che ha conosciuto tempi di tranquillità sociale e di sviluppo, rappresentando un elemento di stabilità nell'intera travagliata regione”. Benedetto XVI auspica che “venga allontanato al più presto lo spettro del conflitto etnico, che tanti misfatti ha prodotto e continua, purtroppo, a produrre in alcune parti del continente africano". Unendosi al messaggio diffuso nei giorni scorsi dai vescovi del Kenya con un appello al dialogo e alla riconciliazione, il Papa chiede che "cessino subito le violenze e le lotte fratricide"; preoccupato per lo scenario degli scorsi giorni, il Santo Padre esprime “solidarietà” ai vescovi del Kenya, ai cittadini e alle vittime delle violenze. (Il testo integrale e originale del messaggio è disponibile sulla nostra pagina inglese)
KENIA
5/1/2008 15.44
MATTINATA TRANQUILLA... (2): IN PRIMO PIANO L'EMERGENZA UMANITARIA
Per fortuna non abbiamo registrato scontri da ieri, ma migliaia di
abitanti sono sfollati e temono ancora di tornare nelle proprie abitazioni. Qui,
nel territorio della diocesi – ha aggiunto il vescovo - diamo accoglienza a
circa 2000 famiglie; hanno cominciato a ricevere aiuti alimentari distribuiti da
agenzie umanitarie, ma non bastano e i bisogni sono ancora tanti”: lo dice
oggi alla MISNA monsignor Cornelius Kipng’eno Arap Korir, vescovo di Eldoret,
KENIA
5/1/2008 14.40
UN FORTE NO A QUALSIASI INTRANSIGENZA
REPLICA DEL 3 GENNAIO
[Un editoriale del sito-web del quotidiano “Daily Nation”, con un invito a
mettere da parte qualsiasi posizione intransigente e a cercare soluzioni
accettabili per il presidente eletto Mwai Kibaki e il suo avversario Raila
Odinga, sembra costituire un tentativo in extremis di scongiurare i possibili
pericoli impliciti nella manifestazione di protesta contro il governo convocata
per oggi da Odinga al centro di Nairobi nonostante i divieti della polizia e
delle altre competenti autorità. Un nuovo più accurato bilancio delle vittime
delle violenze dei giorni scorsi, stilato dall'agenzia di stampa francese Afp in
base a fonti di polizia, ospedaliere e dell'obitorio di Kisumu, porta il totale
a 342 (un terzo dei 1000 sbandierati ieri da alcune fonti). In attesa della
cronaca della giornata - che si spera meno drammatica di alcuni resoconti dei
giorni scorsi e delle peggiori previsioni formulate per oggi - anche per
testimoniare rispetto alla volontà di riconciliazione della magior parte dei
keniani e dei loro mezzi d'informazione, ecco in versione quasi integrale una
traduzione dell’editoriale.]
“Il nostro amato paese, la Repubblica del Kenya, è un rudere fumante.
L'economia è in stallo e gli eserciti della distruzione marciano sulla ‘Rift
Valley’ e altre località. Nel bel mezzo di tutto questo, i capi - che sono la
causa diretta di questa catastrofe - emettono tiepidi appelli per la pace dalla
comodità dei loro alberghi e delle loro dimore protette da mura da cui entrano
ed escono a bordo di limousines corazzate. Per i keniani è incredibile follia
distruggere la loro economia, le loro case e il loro modo di vivere in nome
della politica e per conto di quegli stessi signori la cui vita di comodità e
di lusso continua a procedere normalmente.
I mezzi d’informazione del Kenya propongono oggi di essere espliciti e uniti
nell’opporsi a questo spargimento di sangue e alla disunione del paese. Non
esiste obiettivo o diritto più prezioso del diritto alla vita. Gli esponenti
politici di entrambe le parti devono essere informati in maniera in equivoca che
corrono il grosso rischio di perdere la loro credibilità negli occhi dei
keniani e della comunità internazionale a causa dell’uccisione sistematica di
innocenti in tutto il paese, della distruzione dell’economia e della diffusa
disaffezione. Nessuna rivendicazione e nessuna causa vale il sangue innocente
dei figli del Kenya. L’orgia di saccheggi, incendi, stupri e
l’irresponsabile ma ben orchestrato spargimento di sangue sta minando le
fondamenta morali della posizione dei politici. I potenti non devono continuare
ad avere più attenzione per la loro - inconsistente - stretta del potere che
per la vita e
I discorsi duri, le prese di posizione esagerate e il tentativo di segnare
inutili punti a proprio favore non portano il paese da nessuna parte. E’
giunto il momento di isolare gli intransigenti su entrambi i versanti e
permettere che la voce della ragione sia ascoltata al di là delle divisioni
politiche. Nessun negoziato può svolgersi mentre keniani vengono massacrati e
il paese brucia. Il primo obiettivo deve essere quindi garantire la sicurezza di
tutti i keniani. Si facciano dunque rientrare le armi, si scaccino gli
incendiari e si crei un ambiente idoneo a un dialogo costruttivo. Se sono
minimamente interessati alla loro credibilità e alla vista dei keniani e del
paese intero, i politici escano dalle loro sale di riunione e vengano
all’aperto a raccomandare pace e pazienza ai loro sostenitori. I keniani si
aspettano di vedere il signor Raila Odinga guidare una missione di pace a
Kondele e in altre zone sconvolte di Kisumu e di Nyanza […]il presidente
Kibaki uscire e calmare le passioni a Dandora, Huruma e altre zone difficili di
Nairobi. E’ soltanto con il ritorno della pace che la ragione potrà
prevalere. Ma non può esserci pace senza giustizia. Ed è allora importante che
il presidente Kibaki e il capo del Movimento democratico Arancio Raila Odinga
avviino immediate trattative sulle disputate elezioni e giungano a una soluzione
che entrambi possano poi accettare. Le posizioni intransigenti, come la
richiesta delle dimissioni immediate del presidente o il rifiuto di qualsiasi
interrogativo sui risultati elettorali, non sembrano in questo momento molto
utili. Posizioni intermedie esplorabili potrebbero includere un accordo per la
condivisione del potere. Una seconda opzione potrebbe essere la creazione di un
governo ad interim da cui siano esclusi Kibaki e Odinga e un calendario per
nuove elezioni con un sistema elettorale riformato”.
KENIA
5/1/2008 13.20
"IL KENIA NON E'....." – 2
Se la violenza ha assunto anche un carattere etnico, questo è
dovuto a vari fattori. È chiaro che i kikuyu della regione centrale hanno
sostenuto il loro presidente, così come i luo dell'ovest hanno dato la loro
preferenza a Odinga. Non è vero però che questa sia stata la scelta ovunque.
La larga maggioranza data all'opposizione nella Rift Valley non potrebbe
spiegarsi senza il voto di almeno parte dei kikuyu che vi vivono. La lettura
etnica è stata una lettura semplicistica fatta da chi ha voluto far quadrare i
fatti all'interno del pregiudizio tipico che si ha verso l'Africa. La dimensione
etnica è vera e presente, ma non preponderante. Rischia di diventarlo se i
messaggi mediatici continuassero a spingere in quella direzione. L'esperienza di
Radio Mille Collines insegna.
Assolutamente atipico è stato l'attacco ad una chiesa gremita di donne e
bambini. Non è mai successo, in Kenya, che ci fosse una mancanza di rispetto
tale verso un gruppo rifugiatosi in un luogo sacro. I kenyani hanno punte di
secolarismo simili a quelle europee, eppure Dio, il sacro, la preghiera sono
sempre rispettati. L'attacco a Eldoret, nella Rift Valley, ricorda la tecnica
usata dalle milizie sostenute dal governo agli inizi degli anni novanta, quando
uomini armati attacavano i cittadini mettendo a fuoco le loro case per poi
sparire velocemente nella boscaglia. Chi siano i mandanti, e quale sia il loro
obiettivo, è difficile dirlo. Certo è che le comunità religiose - cattolica e
protestanti - hanno lavorato molto nel passato per sostenere la crescita di una
sensibilità sociale e politica non sempre ben vista dagli schieramenti
politici.
Quale futuro si apre per il Kenya? È difficile dare risposte sicure. A questo
punto tutto può succedere. Eppure, se il Kenya resterà fedele alla sua identità,
si arriverà al dialogo. Già stamane i temuti scontri tra manifestanti e
polizia non sono avvenuti. È subito parso chiaro che ambedue le parti si sono
scontrate ma senza attaccarsi in maniera decisa. Raila Odinga si è incontrato
con Desmond Tutu, l'arcivescovo premio Nobel per la pace, persona capace di
preparare la via al dialogo e di far breccia anche presso il presidente Kibaki,
che ha rifiutato una mediazione politica da parte dell'Unione Africana. Se la
via del dialogo sarà imboccata, una soluzione pacifica diventerà una certezza.
KENIA
5/1/2008 13.00
“IL KENYA NON E’ IL RWANDA DEL ’94” (Padre Caramazza
sull’”Osservatore Romano”)
[Ripresa dal quotidiano della Santa Sede, ecco un'attenta analisi
del missionario comboniano Giuseppe Caramazza, direttore del centro "New
People" di Nairobi; il testo fa giustizia di tutte le voci di
"genocidio", "pulizia etnica" e di altre iperboli negative
circolate in questi giorni intorno alla crisi keniana. E apre alla speranza di
una possibile rapida soluzione pacifica.]
La violenza che attanaglia il Kenya da alcuni giorni ha sorpreso i più, anche
tra gli osservatori abituali del Paese africano. Ci si domanda come sia
possibile che in Kenya, paese tra i più pacifici del continente, si sia giunti
ad un'esplosione tale di odio. Odio subito tacciato di razziale da osservatori
che ormai guardano agli eventi africani con gli occhiali del genocidio rwandese
del 1994. È bene sottolineare subito che il Kenya non è il Rwanda e che le
dinamiche sono molto diverse. Cinque anni fa, alla fine della presidenza di
Daniel Toroitich arap Moi, i kenyani hanno fatto una scelta chiara. Hanno detto
addio al governo del Kanu, che li aveva guidati sin dall'indipendenza, e
abbracciato la novità dell'opposizione. Chi era presente non può dimenticare
la paura e la gioia di quei giorni. Paura di un colpo di mano da parte di un
regime dittatoriale che difficilmente accettava di essere messo da parte. Gioia
nel vedere che il sogno democratico pareva avverarsi. Allora i kenyani scelsero
Emilio Mwai Kibaki come presidente, ma occorre dire che furono portati a questa
scelta soprattutto dal grande lavorio del populista Raila Odinga. Il nuovo
governo fece subito una impressione favorevole: buoni programmi, cambiamenti
visibili (scuola gratuita per tutti, sanità al servizio della popolazione, seri
passi in avanti nell'efficenza dell'amministrazione pubblica). Ma la politica fa
fatica a cambiare, ad accogliere il nuovo. Nei ministeri rimanevano molti dei
vecchi fedeli al Kanu, e quindi ad un modo clientelare di gestire il potere.
Quasi tutti i politici eletti erano sì di un nuovo schieramento, ma avevano
fatto parte del vecchio sistema fino a poco prima delle elezioni. I risultati,
sulla lunga distanza, non potevano farsi attendere. Il governo di Kibaki non ha
brillato per lotta alla corruzione. È invece stato al centro di molti scandali.
Se c'è stata una novità, questa è stata la libertà dei media nazionali nel
portare allo scoperto contratti poco chiari, spese esorbitanti e veri e propri
latrocinii fatti alle spalle dei cittadini. Alla fine del quinquennio, il
governo Kibaki poteva senz'altro vantare grandi passi avanti dell'economia, e la
ricostruzione delle infrastrutture fondamentali del paese, ma doveva anche
ammettere di essere stato battuto dalla corruzione rampante, dal non essere
stato capace di distribuire equamente
KENIA
5/1/2008 12.35
MATTINATA TRANQUILLA NELLA CAPITALE E ALTROVE
"Anche oggi la città è relativamente calma, la vita sta lentamente tornando alla normalità : lo si vede dai negozi aperti e dal traffico nelle vie di Nairobi, dove hanno ripreso a circolare macchine, ‘matatu’ – i furgoncini di trasporto pubblico – e camion, che non si vedevano da giorni. Questa mattina, ho addirittura celebrato un matrimonio” riferisce alla MISNA Padre Gigi Anataloni, missionario saveriano contattato nella zona delle ‘Westlands’ della capitale, segnata da una settimana di tensioni e scontri scoppiati dopo la pubblicazione dei risultati delle elezioni presidenziali del 27 dicembre scorso. Anche nel resto del paese sembra migliorare la sicurezza: a Kisumu, una delle città dell’ovest più colpita dalla violenza, è stato rimosso il coprifuoco diurno imposto lunedì scorso tra le 06.00 e le 18.00; la calma sembrerebbe anche tornata a Eldoret e Kericho, secondo il quotidiano ‘The Nation’. “Eravamo abituati a un Kenya diverso, il paese stava lentamente facendo progressi. In soli pochi giorni, il quadro si è trasformato. Mi chiedo quanto tempo ci vorrà per rivedere il Kenya di prima” scrive in una corrispondenza alla MISNA un missionario da Eldoret, nell’ovest del paese.
KENIA
5/1/2008 12.03
AL LAVORO PER PACE E RICONCILIAZIONE CON COMITATI " AD HOC"
REPLICA DAL 1° GENNAIO
Il governo ha annunciato ieri sera la costituzione di tre diversi comitati -
Peace and Reconciliation, Legal Affairs e Media and Information – incaricati
di riportare la pace nel paese e di svolgere un’opera di riconciliazione con
gli esponenti dell’opposizione. Si è anche costituito un altro comitato
indipendente di keniani “eminenti” – l’ambasciatore Bethuel Kiplagat, lo
studioso di pace e d’economia George Wachira e gli ex-generali Daniel Opande e
Lazarus Sumbeiywo – che hanno già cominciato a lavorare per i medesimi
obiettivi. Nel frattempo, quattro membri della “Electoral commission of
Kenya” (Eck) - Jack Tumwa, D.A. Ndamburi, Samuel arap Ngeny e Jeremiah
Matagaro – si sono detti favorevoli a un’inchiesta indipendente per
accertare se qualcuno degli addetti alle operazioni di scrutinio, raccolta e
comunicazione dei risultati elettorali sia sia davvero reso responsabile delle
presunte irregolarità su cui l’opposizione al presidente eletto Mwai Kibaki
ha innescato le proteste che stanno seminando vittime e danni in diverse zone
del paese. Sostenendo di essersi limitati a rendere noti i risultati giunti da
tutto il paese al “Kenyatta international conference centre”, i quattro
hanno citato il caso della circoscrizione di Molo i cui risultati per il voto
presidenziale annunciati a Nairobi sarebbero stati diversi da quelli letti nella
circoscrizione, con una differenza a favore di Kibaki che, secondo alcuni,
sarebbe andata da
DA NAIROBI, PADRE KIZITO SESANA... – 2
Per capire l’attuale contesto politico keniano bisogna risalire
almeno al 1982, quando, dopo un tentativo di colpo di stato, l’allora
presidente Daniel arap Moi ha trasformato il Kenya in una dittatura brutale, pur
mantenendo alcuni elementi di facciata che lo potevano spacciare per una
democrazia. Il tutto, è bene notare, sempre restando fedele alleato (e
protetto) dell’Inghilterra e degli Stati Uniti, nonché amico
dell’Occidente. Sarebbe troppo lungo seguire dal
AFRICA
5/1/2008 11.01
DA NAIROBI, PADRE KIZITO SESANA SULLA CRISI KENIANA
[Dal sito-web multimediale dello storico mensile comboniano “Nigrizia”,
abbiamo “prelevato” in versione quasi integrale un articolo del suo
direttore padre Kizito Sesana, che aiuta a comprendere aspetti più seri e
profondi della crisi in atto in Kenya.]
Mentre scrivo, il mattino del 2 gennaio, la tensione per le strade di Nairobi,
in particolare di Kibera, è diminuita. Evidentemente la gente ha bisogno di
tornare alla vita normale, di guadagnare qualche soldo. Ma le notizie che
giungono dall’ovest del Kenya continuano ad essere allarmanti. D’altro lato
i problemi che hanno dato origine alle violenze rimangono, e nelle prossime
settimane, quando il parlamento dovrà essere convocato, molti nodi politici
verranno al pettine, ed è probabile che la tensione torni a salire. A questo
punto la possibilità che ci siano stati dei brogli elettorali appare probabile.
Ora emerge chiaramente che durante il giorno dell’elezione ci sono state
intimidazioni, non necessariamente violente, e che in parecchi seggi sono stati
comperati dei voti. Questo stato di cose riguarda entrambi i partiti che erano
in corsa per le presidenza – il Partito di unità nazionale (Pnu) del
presidente uscente Mwai Kibaki e il Movimento democratico dell’arancia (Odm)
di Raila Odinga –, ma non dovrebbe aver influenzato i risultati in modo
determinante, anche se è un’ovvia indicazione di un atteggiamento non
democratico. Determinanti, invece, potrebbero essere stati dei brogli al momento
della conta generale dei voti. Ma al momento nessuno è stato capace di dare
prove chiare e attribuire responsabilità precise. Personalmente ho sentito
persone che raccontano di voti comprati dall’Odm sulla costa. Ma queste
persone non sono disposte a esporsi. E l’Odm non ha finora esibito i
documenti, che ha assicurato di possedere, che proverebbero brogli su larga
scala al momento della conta. Questa crisi l’abbiamo vista arrivare, ma
nessuno ne aveva capito la potenziale distruttività e la carica di tribalismo
che stava prendendo. I sondaggi che sono stati pubblicati dai media keniani
negli ultimi mesi facevano vedere come la gente continuasse ad avere una
sostanziale fiducia nel presidente e sempre meno fiducia nel suo partito. Mentre
molti che erano favorevoli ai cambiamenti promessi dall’Odm erano meno
entusiasti verso Raila, percepito come un uomo politico con tendenze
dittatoriali. Così oggi i risultati delle elezioni, prendendo come autentici
quelli ufficiali, rendono il paese ingovernabile, con un presidente che accentra
molti poteri, ma che è in minoranza in parlamento, e che quindi non può
governare. E con una rivalità tribale che è sfuggita probabilmente anche al
controllo di chi l’ha scatenata. E le due parti sembrano ormai fisse su
posizioni che non ammettono il dialogo. Un amico giornalista kikuyu, che mi pare
possa rappresentare una mentalità comune, la vede così: «Io ho votato nel mio
collegio elettorale per un parlamentare dell’Odm, perché credo che l’Odm
possa avere in parlamento una funzione importante di controllo su un possibile
strapotere del presidente, ma non accetterei
KENIA
5/1/2008 10.36
IN ATTESA DEI RISULTATI DELLA MEDIAZIONE DELL'ARCIVESCOVO TUTU
Quella di ieri è stata una giornata calma a Nairobi e nel resto
del paese, primo giorno di relativa tranquillità dopo le violenze dell’ultima
settimana. L’arcivescovo anglicano e premio Nobel sudafricano per
KENIA
5/1/2008 10.01
PENSIERO/NOTIZIA DEL SABATO
“Sia il presidente sia il signor Odinga mi hnno assicurato che
desiderano avviare un dialogo per la pace nel paese. Questo è il modo giusto.
Siamo ottimisti a proposito di una pronta conclusione delle violenze".
(Da dichiarazioni dell'arcivescovo anglicano Desmond Tutu, premio Nobel per la
Pace sudafricano, mediatore informale per la composizione del dissidio tra il
presidente keniano eletto Mwai Kibaki e il suo avversario Raila Odinga; il
"Saturday Nation", edizione del sabato del quotidiano keniano "Daily
Nation" riserva ampio spazio alla mediazione di Tutu e pubblica una foto di
Tutu e Kibaki sorridenti mentre escono da un incontro di ieri tenendosi per
mano.
KENIA
4/1/2008 22.50
IL PAESE VERSO LA NORMALITÀ, SI CERCA SOLUZIONE POLITICA TUTTA
AFRICANA
E’ stata una giornata calma a Nairobi e nel resto del paese hanno
confermato alla MISNA diverse fonti locali: il primo giorno di relativa
tranquillità seguito alle violenze dell’ultima settimana e arricchito dalla
significativa presenza a Nairobi dell’arcivescovo anglicano e premio Nobel per
KENIA
4/1/2008 15.40
TESTIMONIANZE MISSIONARIE DAI LUOGHI DI CRISI - 2 (Eldoret, Isiolo,
Nakuru, Nairobi, Mombasa)
Continuiamo a pubblicare brevi estratti delle numerose
testimonianze che giungono alla MISNA da missionari di varie Congregazioni
presenti in Kenya e che permettono di tastare il polso della difficile
situazione degli ultimi giorni. Per evidenti motivi di sicurezza, non forniremo
i nomi delle fonti, che hanno chiesto di rimanere anonime, ma solo il luogo di
provenienza:
ELDORET
“Il numero di persone che dorme in parrocchia sta diminuendo. La metà dei
circa 3000 sfollati che abbiamo ospitato dalla scorsa settimana è partita per
Nairobi. Restano quelli che non hanno un posto dove andare o i soldi per
comprarsi un biglietto”
“In serata un camion della Croce Rossa ci ha consegnato 36 sacchi di mais. È
stato un sollievo per alcuni dei nostri ‘ospiti’ che non mangiavano da due
giorni. Nonostante questo la gente ha condiviso il cibo in maniera commovente”
“Sembra un paradosso ma mentre in città manca il cibo, moltissimo latte sta
andando sprecato. I contadini della zona, infatti, a causa delle violenze e
delle strade bloccate non hanno consegnato il latte alla cooperativa e non
riescono a raggiungere i mercati cittadini.
ISIOLO
“I principali responsabili delle chiese locali e delle moschee hanno lanciato
un appello al dialogo al presidente e all’opposizione, ricordando loro il
giudizio divino sul loro operato. Tuttavia è bastato che in città arrivasse un
gruppo di alcune decine di sconosciuti perché si spargesse il panico e i negozi
chiudessero immediatamente”
“Ieri sono arrivate a Nakuru centinaia di persone che fuggivano dalle violenze
intorno a Eldoret. Sono entrati in città con un serpentone composto da
centinaia di auto e pulmini, scortato dalla polizia e dall’esercito. Hanno
raccontato degli orrori ai quali hanno assistito e ai cadaveri visti lungo la
strada”
“Ci dicono che il centro commerciale di Mau Narok è completamente isolato a
causa delle barricate erette da alcuni giovani sulla principale strada che
conduce a Mauche e che rappresenta il più importante collegamento con il
distretto di Nakuru. Centinaia di persone sono bloccate”
NAIROBI
“Il prezzo delle uova è raddoppiato nell’arco di poche ore. Se ieri mattina
venivano vendute a sei scellini, dopo qualche ora erano saliti a 8 scellini e
subito dopo l’annuncio del rinvio a oggi della manifestazione
dell’opposizione il prezzo si è stabilizzato intorno ai 12 scellini”
MOMBASA
“Giovani e poliziotti ieri si sono scontrati duramente in alcuni quartieri
della città. Se il centro è stato risparmiato, tafferugli e disordini si sono
verificati a Maweni, Kisauni, Boumbolulu e Changamwe. Gira voce che almeno un
manifestante sia stato ucciso”(vedi anche notizia KENYA ore 00:39)
KENIA
4/1/2008 15.16
CRISI: CONSIGLIO CHIESE, “VIOLENZE ETNICHE POLITICAMENTE
MOTIVATE” (esclusiva)
Una interpretazione semplicemente ‘etnica’ degli scontri
seguiti alle elezioni keniane sarebbe fuorviante; in realtà si tratta di
violenze etniche politicamente motivate”: lo ha detto alla MISNA il pastore
metodista Samuel Kobia, keniano e segretario generale del World Council of
Churches (in italiano Consiglio ecumenico delle Chiese), un movimento ecumenico
che raccoglie 347 chiese di diverse confessioni cristiane (cattolici,
protestanti, ortodossi) in 110 paesi. Secondo il religioso, sebbene ci siano
differenze tra le comunità che vivono in Kenya, in particolare tra i due più
numerosi gruppi etnici dei kikuyo e dei luo, è l’interferenza della politica
oggi come in passato a generare meccanismi di scontro: “Non si dice che il
Movimento democratico ‘Arancio’ di Raila Odinga ha perso le elezioni, ma che
Raila Odinga ha perso; e così, non si parla della vittoria del Partito di unità
nazionale, ma della vittoria del presidente uscente Mwai Kibaki”. Differenze
semantiche di non poco conto - sostiene Kobia – perché nascondono l’essenza
stessa di ciò che stiamo vedendo: “A questo punto, la soluzione è quella di
avere Kibaki e Odinga pronti a sedersi a un tavolo e disposti a dialogare senza
pre-condizioni; purtroppo entrambi hanno finora posto condizioni non accettabili
dalla rispettiva controparte. Inoltre, da ciò che vedo e sento, so che i
keniani nella loro grande maggioranza sono contro la violenza e si aspettano di
essere rappresentati da una classe politica che vada oltre la semplice
partigianeria per assumersi responsabilità che rispondano alle vere necessità
del paese”. Per Kobia, ci saranno sicuramente problemi di carattere umanitario
da qui alle prossime due settimane con carenza di generi di prima necessità e
carburante dovuti al blocco delle rotte commerciali; ci potrebbero essere
problemi nel breve e medio termine per l’economia. Ma a preoccuparlo sono
soprattutto le ferite lasciate dalle violenze: “Le vittime delle violenze sono
state soprattutto persone di etnia kikuyo; finora non ci sono state reazioni e
rappresaglie, ma potrebbero esserci a Nairobi e in altre zone del Kenya
centrale. Proprio per questo motivo è necessario che la temperatura del
confronto politico si abbassi e che il paese si riprenda presto evitando di
cadere nella trappola di confronti etnici che non sono nella natura di questo
paese fin quando i politici evitano di interferire e di legare la loro carriera
all’esasperazione delle differenze tra le varie comunità”. Ripartire, per
il segretario del Consiglio ecumenico delle Chiese, significa inoltre essere
pronti a rivedere alcune parti della Costituzione e garantire piena autonomia
alla Commissione elettorale nazionale perché in futuro non si ripetano brogli e
incidenti. L’invito al dialogo affidato da Kobia alla MISNA, è stato
l’elemento di fondo dell’intervento dell’arcivescovo sudafricano Desmond
Tutu che oggi a Nairobi ha incontrato Kibaki e Odinga: “Questo – ha detto
Tutu – è un paese che è stato a lungo considerato modello di stabilità.
Adesso questa immagine è stata offuscata, non è il Kenya che tutti noi
conosciamo”. Riferendo della disponibilità di Odinga e Kibaki a trattare,
Tutu ha invitato i due leader politici a frenare i rispettivi sostenitori, così
da coinvolgere tutti i keniani in aperture pacifiche che restaurino un clima
sereno nel paese. Kibaki e Odinga non si sono però finora incontrati ,
mantenendo quelle pre-condizioni che – come ha detto Kobia alla MISNA –
ostacolano il ritorno alla normalità: così, da una parte c’è Kibaki che
vuole evitare l’intervento della comunità internazionale affidandosi alla
forza di esercito e polizia, dall’altra Odinga che vincola la possibilità di
trattare una soluzione negoziata all’ammissione di brogli da parte di Kibaki e
alla ripetizione delle elezioni entro tre mesi. Nuove elezioni che il governo
avrebbe già escluso.(a cura di Gianfranco Belgrano)
RELATIVA CALMA NEL PAESE, MA C'E' "SETE DI VERITA" SULLE
ELEZIONI
Ad Eldoret la situazione è meno tesa dei giorni scorsi, per le
strade c’è movimento anche se i negozi e gli uffici sono chiusi e la gente è
in giro in cerca di pane, latte e generi di prima necessità”: Nixon Oira,
della Commissione Giustizia e Pace contattato dalla MISNA nella piccola città
dell’ovest del paese dice che “sono ancora circa 8000 le persone rifugiate
nella cattedrale e nelle parrocchie della zona” ma molti cittadini di etnia
Kikuyu, vittime delle violenze a sfondo etnico dei giorni scorsi, “sono decisi
a partire, nonostante questa sia la loro terra da oltre tre generazioni e
spostarsi a Nairobi, Nakuru e nella Central zone, a maggioranza Kikuyu, fino a
quando la situazione non sarà tornata alla normalità”. Secondo Oira, la
gente “ha sete di verità” e vuole sapere, prima di decidere se smettere con
le proteste “quale responso hanno dato le urne” delle elezioni presidenziali
del 27 dicembre. Da Kisumu, padre Joseph Otieno conferma alla MISNA che
l’interesse della gente “è concentrato su quello che accade nella
capitale” e si aspetta un discorso del capo dell’opposizione, Raila Odinga,
nelle prossime ore. “Ovunque ci sia una televisione funzionante, i programmi
sono sintonizzati sulla tv di stato – dice Otieno – e si aspettano le
decisioni dei vertici di partito”. La notte e la mattinata sono trascorse
calme anche a Mombasa, dove non sono stati riportati incidenti fino a questo
momento. Lo confermano alla MISNA i missionari del centro di accoglienza della
Consolata di Likoni, secondo cui “
KENIA
4/1/2008 8.01
PENSIERO DEL MATTINO
“Per il Partito di unità nazionale di Kibaki e per il Movimento
democratico “Arancio” di Odinga è giunto il momento di agire, di mettere da
parte ogni forma di partigianeria e di trattare in buona fede per trovare una
soluzione pacifica e politica alla loro disputa elettorale”. (Da un messaggio
del reverendo Samuel Kobia, pastore metodista keniano e segretario generale del
World Council of Churches, organismo ecumenico che raccoglie 347 chiese di
diverse confessioni cristiane, in 110 paesi.
KENIA
4/1/2008 7.50
UN LUO VERSO
Barack Hussein Obama, il quinto afro-americano della storia del
senato statunitense nato nel
["Spigolature" a cura di Gaspar Yanga]
KENIA
4/1/2008 0.39
TESTIMONIANZE MISSIONARIE DAI PRINCIPALI LUOGHI DELLA CRISI
Ecco una selezione di sintetici ma incisivi "flashes" che
fotografano in maniera semplice ma genuina e incisiva la realtà keniana di
questi difficili giorni ma testimoniano al tempo stesso il profondo e intenso
rapporto umano che le fonti missionarie della MISNA intrattengono costantemente
con le popolazioni locali e con il territorio. Un legame straordinario che,
quando e come possibile, il notiziario cerca di registrare e comunicare ai suoi
lettori.
ELDORET
2 GENNAIO - “Le chiese e le scuole sono diventate dormitori per le migliaia di
persone in fuga, terrorizzate dalle violenze dei giorni scorsi. Abbiamo
inutilmente chiesto alla polizia di fornirci un minimo di sicurezza, soprattutto
durante la notte… La città di Eldoret è uno dei centri più ‘caldi’ del
paese, le violenze sono diffuse e mancano beni di prima necessità: dalla frutta
al carburante, i prezzi sono letteralmente quadruplicati”.
3 GENNAIO - “La scorsa notte è passata abbastanza tranquillamente, due
poliziotti sono venuti in parrocchia per garantire la sicurezza nostra e delle
migliaia di persone che stiamo ospitando. Stanotte c’erano molti meno uomini
tra la gente che ha dormito con noi e questo ci preoccupa, perché in caso di
attacco le donne e i bambini difficilmente saranno in grado di difendersi da
soli…Stamani siamo riusciti ad andare in città per comprare un po’ di cose,
ma gli scaffali erano vuoti e non c’è niente da mangiare. Siamo però stati
fortunati a trovare un po’ di benzina al prezzo di sempre”.
“Qui a Langas (periferia di Eldoret, ndr) la situazione peggiora ogni giorno.
Non c’è cibo e le strutture sanitarie sono in uno stato terribile. Temiamo il
propagarsi di epidemie di qualche pericolosa malattia. Non possiamo far altro
che stare qui vicino a questa povera gente e dare loro tutta l’assistenza che
possiamo in attesa che arrivi aiuto da fuori…Abbiamo ricevuto informazioni sul
fatto che il gruppo di giovani armati che sta attaccando le località intorno a
Eldoret sarebbe stato pagato per provocare il caos. Tuttavia non sappiamo chi vi
sia dietro. È scioccante vedere come un paese che si stava riprendendo sia
improvvisamente stato messo nuovamente in ginocchio”
KISUMU
2 GENNAIO - “Kisumu sembra una città fantasma. Le strade sono deserte, molta
gente è scappata e quelli che sono rimasti hanno paura. La tensione tra la
popolazione e la polizia, che di fatto presidia la citta, è palpabile. I negozi
sono ancora chiusi e anche se non ci sono state violenze oggi, alcune case e
macchine erano ancora in fiamme e nelle strade erano evidenti i segni delle
barricate erette fino a ieri dai manifestanti”.
3 GENNAIO - “Durante la notte c'è il coprifuoco e nessuno si muove. C'è una
calma relativa. Ma manca il cibo perché da giorni negozi e mercati sono chiusi.
Ieri sera c'erano perfino dei bar aperti fino a tardi. Oggi c'è movimento di
veicoli, ci sono dei mezzi di trasporto, torna un po' di normalità. E' ancora
presto per dire se banche e uffici sono aperti. Si spera che riprendendo a
lavorare, ritornino le cose di prima necessità nei negozi: farina, pane, latte,
condimento, verdure varie, che mancano da giorni”.
MARALAL: “Molti hanno passato la notte alla stazione di polizia, altri a una
veglia di preghiera che è durata tutta la notte nella missione. Il primo
gennaio, ieri, c'è stata calma relativa, alcuni kikuyu sono stati portati alla
città di Nyahururu con pullman scortati dalla polizia (conseguenza, in
Nyahururu i Samburu sono in pericolo e sono stati invitati a lasciare la città
e tornarsene a Maralal). Nel pomeriggio la situazione si è calmata, sono stati
riaperti i negozi e la gente ha potuto fare
MOMBASA: “Dopo le grandi tensioni del 31 dicembre, ieri c'era una calma
relativa (qualcuno mi ha detto “perché non c'era più niente da
saccheggiare!”). Attorno a Likoni ci sono stati saccheggiate diverse case, e
nella nostra missione hanno trovato rifugio da
NAIROBI: “Dalle varie parti di Nairobi mi mandano messaggini sms, tutti sono
nella stessa situazione di paura e insicurezza e mancanza di cibo e altre
cose... soprattutto di pace. E non capiscono cosa sta succedendo e perché sta
succedendo. Tutti stanno pregando Dio che li risparmi da questa follia. Pregano,
invitano altri a pregare, chiedono preghiere perché la pace prevalga. E hanno
paura per il loro bambini, per il futuro”.
“Il numero di vittime di stupro che vengono a cercare aiuto all’Ospedale
femminile di Nairobi ieri è stato di 35, molto di più rispetto alla media dei
tempi normali. E siamo sicuri che la maggior parte delle donne che hanno subito
violenza non venga in ospedale”
“In uno slum vicino alla nostra casa giovani Luo e Kikuyu hanno ingaggiato una
battaglia di strada per tutta
“L’opposizione aveva chiamato in piazza un milione di persone. Stamani in
circolazione c’era solo qualche migliaio di giovani. La gente non solo ha
paura, ma è stanca di tutta questa tensione, di questa violenza e dei prezzi
alti che questo caos sta alimentando”.
“C’è ansia e comincia a crescere una forte rabbia verso questa classe
politica che sta tenendo il paese in scacco solo per tornaconto personale o per
il vantaggio della loro ristretta cerchia, invece di trovare un’intesa per il
bene del Kenya”
KENIA
4/1/2008 0.21
PENSIERO DELLA NOTTE
“Abbiamo ricevuto informazioni sul fatto che il gruppo di giovani
armati che sta attaccando le località intorno a Eldoret sarebbe stato pagato
per provocare il caos. Tuttavia non sappiamo chi vi sia dietro. Qui, a Langas,
periferia di Eldoret, non possiamo far altro che stare vicino a questa povera
gente e dare loro tutta l’assistenza possibile in attesa che arrivi aiuto da
fuori… È scioccante vedere come un paese che si stava riprendendo sia
improvvisamente stato messo nuovamente in ginocchio”. (Da una delle tante
insostituibili fonti missionarie che, con un contributo determinante, hanno
permesso alla MISNA di seguire la crisi keniana - al di là degli “effetti
speciali” più cruenti - con occhi a volte impauriti ma sempre penetranti e
non privi di vigile compassione soprattutto verso gli “ultimi”.)
KENIA
3/1/2008 22.57
ANCHE IL QUOTIDIANO ‘THE STANDARD’ FA SUO L’APPELLO AL
DIALOGO
“Salvate il nostro amato paese”: anche il secondo quotidiano
del Kenya, ‘The Standard’, ha scelto lo stesso titolo del ‘Daily Nation’,
per un editoriale pubblicato oggi in cui, ricalcando primo giornale nazionale,
esorta il presidente riconfermato Mwai Kibaki e il suo rivale e capo
dell’opposizione Raila Odinga ad aprire un dialogo capace di mettere fine alle
violenze che sconvolgono il paese. “Esistono solo tre modi per tirare fuori il
nostro amato paese dalla crisi attuale, ovvero mettersi alle spalle le elezioni
presidenziali e tornare alla normalità. Proponiamo che il presidente Kibaki e
Raila Odinga si parlino; si accordino per assumersi un ruolo attivo nel fermare
le violenze e trovino una strada per dividere il potere” scrive ‘The
Standard’. “Il paese – prosegue l’articolo – ha discusso a lungo dalla
scorsa settimana su chi ha vinto e chi non ha vinto, su chi ha rubato e chi non
ha rubato il voto e se le elezioni presidenziali debbano essere ripetute o meno.
Quello che appare certo è che la morte e la distruzione continueranno. Ecco
perché dobbiamo portare avanti una soluzione che metta fine al caos”. A
Kibaki, il giornale chiede di “rivolgersi alla nazione, compiendo un passo
forte e accorato per la riconciliazione e il patriottismo”; Odinga e i suoi
sostenitori “dovrebbero seguire il gesto del presidente abbandonando le
condizioni che hanno posto perché i colloqui abbiano luogo”, per prima
“quella che vuole che il presidente si dimetta e dichiari che non ha vinto le
elezioni”. Per ‘The Standard’ è poi necessario designare un arbitro
internazionale “non per decidere chi ha vinto le presidenziali ma per lavorare
a un ‘tracciato’ che porti indietro il Kenya dal baratro e a una proposta
reciprocamente accettabile per una divisione del potere”. Secondo il
quotidiano “la maggior parte delle persone che hanno perso le proprie vite,
soprattutto gli anziani, i malati e i bambini, non hanno assolutamente idea del
perché sono stati aggrediti e uccisi”. Kibaki e Odinga sono infine chiamati a
“dimostrare umiltà, cura per i cittadini, altruismo e giudizio per porre gli
interessi del paese al di sopra delle rispettive ambizioni”. (vedi anche
notizia KENYA delle ore 7:40)
KENIA
3/1/2008 17.32
TESTIMONIANZE MISSIONARIE DA VARIE ZONE DEL PAESE
Pubblichiamo di seguito alcuni brevi estratti delle numerose
testimonianze giunte alla MISNA nelle ultime ore da missionari di varie
congregazioni presenti in Kenya e che permettono di tastare il polso della
difficile situazione degli ultimi giorni. Per evidenti motivi di sicurezza, non
forniremo i nomi delle fonti, che hanno chiesto di rimanere anonime, ma solo il
luogo di provenienza:
KISUMU
“Kisumu sembra una città fantasma. Le strade sono deserte, molta gente è
scappata e quelli che sono rimasti hanno paura. La tensione tra la popolazione e
la polizia, che di fatto presidia la citta, è palpabile”.
“I negozi sono ancora chiusi e anche se non ci sono state violenze oggi,
alcune case e macchine erano ancora in fiamme e nelle strade erano evidenti i
segni delle barricate erette fino a ieri dai manifestanti”.
ELDORET
“La scorsa notte è passata abbastanza tranquillamente, due poliziotti sono
venuti in parrocchia per garantire la sicurezza nostra e delle migliaia di
persone che stiamo ospitando. Stanotte c’erano molti meno uomini tra la gente
che ha dormito con noi e questo ci preoccupa, perché in caso di attacco le
donne e i bambini difficilmente saranno in grado di difendersi da soli”
“Stamani siamo riusciti ad andare in città per comprare un po’ di cose, ma
gli scaffali erano vuoti e non c’è niente da mangiare. Siamo però stati
fortunati a trovare un po’ di benzina al prezzo di sempre”
“Qui a Langas (periferia di Eldoret, ndr) la situazione peggiora ogni giorno.
Non c’è cibo e le strutture sanitarie sono in uno stato terribile. Temiamo il
propagarsi di epidemie di qualche pericolosa malattia. Non possiamo far altro
che stare qui vicino a questa povera gente e dare loro tutta l’assistenza che
possiamo in attesa che arrivi aiuto da fuori”
“Abbiamo ricevuto informazioni sul fatto che il gruppo di giovani armati che
sta attaccando le località intorno a Eldoret sia stato pagato per provocare il
caos. Tuttavia non sappiamo chi vi sia dietro. È scioccante vedere come un
paese che si stava riprendendo sia improvvisamente stato messo nuovamente in
ginocchio”
NAIROBI
“Il numero di vittime di stupro che vengono a cercare aiuto all’Ospedale
femminile di Nairobi ieri è stato di 35, molto di più rispetto alla media dei
tempi normali. E siamo sicuri che la maggior parte delle donne che hanno subito
violenza non venga in ospedale”
“In uno slum vicino alla nostra casa giovani Luo e Kikuyu hanno ingaggiato una
battaglia di strada per tutta
“L’opposizione aveva chiamato in piazza un milione di persone. Stamani in
circolazione c’era solo qualche migliaio di giovani. La gente non solo ha
paura, ma è stanca di tutta questa tensione, di questa violenza e dei prezzi
alti che questo caos sta alimentando”.
“C’è ansia e comincia a crescere una forte rabbia verso questa classe
politica che sta tenendo il paese in scacco solo per i loro tornaconti personali
o per il benessere del loro entourage, invece di trovare un’intesa per il bene
del Kenya”
KENIA
3/1/2008 16.28
NAIROBI (3): RICONTEGGIO VOTI E GOVERNO DI COALIZIONE PER USCIRE
DALLA CRISI
Un riconteggio accurato delle schede elettorali delle ultime
elezioni presidenziali è stato chiesto oggi dal procuratore della Repubblica
del Kenya Amos Wako. In un documento in cinque punti diffuso stamani Wako
scrive: “Mwai Kibaki è stato dichiarato presidente eletto e solo un tribunale
elettorale può annullare l’elezione qualora venga depositato un ricorso da
parte di qualcuno. Tuttavia, alla luce delle accuse di brogli mosse da entrambe
le parti e al fatto che alcuni commissari, incluso il presidente della
Commissione elettorale del Kenya, hanno espresso dubbi sull’accuratezza del
numero di voti dichiarati e tenendo conto che questa crisi (la peggiore nella
storia del paese) è nata dalla percezione che i risultati elettorali siano
stati manomessi, è necessario, e in questo sono d’accordo con i vescovi
cattolici, che un appropriato conteggio dei certificati di voto validi e
confermati venga effettuato immediatamente e con priorità assoluta da una
persona o un organismo indipendente su cui le parti si trovino d’accordo”.
Wako spiega, citando alcuni passaggi della Legge elettorale, che questo
riconteggio può essere effettuato d'ufficio, senza alcuna autorizzazione da
parte dei magistrati o senza bisogno di depositare alcun ricorso. Il procuratore
chiede a tutti i partiti del paese, a cominciare dai tre principali (Pnu, Odm e
Odm-K), di “avviare un costruttivo dialogo per una soluzione politica; tra le
possibili decisioni potrebbe ad esempio esserci quella della formazione da parte
del presidente di un Governo composto da TUTTI (il maiuscolo figura nel testo
originale, ndr) i partiti politici presenti in parlamento sulla base di un
accordo politico da fare pubblicamente”. Un governo d’unità nazionale o di
coalizione è stato chiesto nelle ultime ore anche dall’Unione Europea e dagli
Stati Uniti in una presa di posizione congiunta, ma è da oltre 48 ore la
principale opzione alla quale stanno lavorando i molti mediatori: nelle ultime
ore, al presidente dell’Unione Africana, John Kufuor, che oggi ha annullato il
previsto viaggio a Nairobi pur continuando a lavorare dal Ghana, si sono sommati
l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu e il presidente ugandese Yoweri
Museveni, tutti impegnati a trovare un’intesa tra i partiti politici keniani.
Ieri era stato lo stesso presidente Kibaki - in un incontro con 85 parlamentari
eletti convocati alla State House ma disertato dai deputati dell’opposizione -
ad annunciare la volontà di formare un governo aperto a tutte le forze
politiche presenti in Parlamento. D’altronde, dicono fonti diplomatiche alla
MISNA, anche volendo non vi sarebbe alternativa, dal momento che i due
principali partiti d’opposizione, l’Orange democratic movement (Odm) di
Raila Odinga e l’Orange democratic movement-Kenya (Odm-K) di Kalonzo Musyoka,
possono contare sulla maggioranza parlamentare con i loro rispettivi 100 e 16
deputati su un totale di 210 parlamentari. Una posizione che Kibaki ha ribadito
ancora oggi: "Sono pronto a un dialogo con le parti interessate appena la
nazione sarà calma e la temperatura politica sarà scesa abbastanza per un
impegno costruttivo e produttivo" ha detto il presidente ai giornalisti
incontrati nella sua residenza di stato a Nairobi. Il rinvio della
manifestazione di protesta di oggi alla prossima settimana potrebbe adesso
fornire lo spazio e il tempo necessario affinchè le molte iniziative di
mediazione della crisi si concretizzino in un accordo politico. (a cura di
Massimo Zaurrini)[
KENIA
3/1/2008 14.02
ELDORET: CALMA IN CITTÀ, RESTANO TENSIONI ED EMERGENZA SFOLLATI
Nuovi sfollati continuano ad affluire anche in queste ore a Eldoret,
in fuga dalle violenze che hanno interessato e stanno ancora interessando le
zone intorno alla città, una delle principali dell’ovest del paese non
lontano dal confine con l’Uganda. Secondo fonti della MISNA interpellate sul
posto questa mattina, la situazione in città è tornata un po’ più calma e
stamani la gente è uscita in strada in cerca di cibo e beni di prima necessità.
“C’è solo qualche supermercato aperto, ma la maggior parte dei negozi è
ancora chiusa. Nel centro città ci si può muovere, ma è meglio non
avventurarsi nelle periferie e nelle zone rurali intorno a Eldoret dove la
situazione è molto più tesa” dice alla MISNA Felix Oira, della Commissione
Giustizia e Pace della diocesi di Eldoret, impegnato ad acquistare cibo da
distribuire agli follati che da giorni sono assiepati in Cattedrale. “Ci sono
ancora 5000 persone nella sola cattedrale. Altre migliaia sono rifugiate in
altre chiese, parrocchie o nei commissariati. Il cibo e il rischio della
diffusione di epidemie legate alle precarie condizioni igieniche in cui vive
questa gente sono le nostre due principali preoccupazioni” aggiunge. Se nuovi
sfollati continuano ad arrivare dalle zone circostanti dopo aver perso le loro
abitazioni e proprietà date alle fiamme da gruppi di giovani armati, altri
hanno lasciato nelle ultime ore la città diretti a Nakuru o a Nairobi. “Chi
è in grado di lasciare la città lo sta facendo” dice una fonte della MISNA,
precisando che voci di attacchi notturni e la mancanza di rinforzi (promessi
ieri dal governo ma non ancora giunti in città) alle esigue forze di polizia
locali continuano ad alimentare la paura e a spingere la gente altrove. Ieri
pomeriggio un convoglio di almeno 30 autobus, 200 minivan e un numero
imprecisato di auto ha lasciato la città scortato dalla polizia in direzione di
Nairobi. Un secondo è partito intorno alle 18:00 della sera. Fonti
dell’aeroporto hanno fatto sapere alla stampa che voli commerciali e alcuni
piccoli charter fanno la spola tra Eldoret e Nairobi trasportando chi è in
grado ci comprarsi un biglietto. “I posti di blocco improvvisati da gruppi di
giovani armati sono stati smantellati in città, ma restano in piedi nelle zone
circostanti. La polizia a volte interviene per rimuovere le pietre e i tronchi
posti sulla strada, ma qualche ora più tardi il blocco viene ripristinato. È
pericoloso percorrere le strade fuori dalla città e conviene farlo con la
scorta della polizia” aggiunge Felix Oira. Secondo il direttore regionale
della Croce Rossa nella zona di Eldoret, Patrick Nyongesa, nella provincia della
North Rift Valley vi sarebbero almeno 82.000 sfollati ed è urgente un aiuto
umanitario. “Abbiamo 20.000 persone sfollate nella Burnt Forest, 50.000 nella
zona di Uasin Gishu,
KENIA
3/1/2008 12.56
OPPOSIZIONE SCENDE IN STRADA A MOMBASA, RELATIVA CALMA IN ALTRE
ZONE
Dopo una prima manifestazione, tenutasi questa mattina nelle strade
principali di Mombasa, numerosi sostenitori dell’opposizione continuano ad
affluire nella ‘capitale turistica’ del paese dove è prevista un’altra
marcia del partito democratico “Arancio”, di Raila Odinga, sconfitto alle
elezioni del 27 dicembre. Lo hanno confermato alla MISNA fonti locali, secondo
cui la situazione in città è calma anche se il corteo di questa mattina ha
paralizzato il traffico nella capitale ‘turistica’ del paese. Non è ancora
chiaro però se i programmi del pomeriggio subiranno cambiamenti dopo
l’annuncio del rinvio della grande manifestazione di Nairobi, rimandata
all’8 gennaio. Un’atmosfera più serena rispetto ai giorni scorsi sembra
esserci anche a Kisumu, nell’ovest del paese, dove numerose famiglie si sono
dirette verso le zone rurali per sfuggire alle violenze. Da Eldoret, dove nei
giorni scorsi una chiesa è stata data alle fiamme causando una cinquantina di
vittime, sono almeno duemila gli sfollati che le organizzazioni umanitarie hanno
inviato a Nairobi per essere ospitati in centri di prima accoglienza. Secondo
una stima della Croce Rossa sarebbero oltre 100.000 gli sfollati in fuga dalle
violenze nel paese. La maggioranza di essi, quasi il 70%, si trova nell’ovest
e nei dintorni della capitale: si tratta delle due zone più colpite dalle
violenze che secondo dati correnti hanno fatto circa 350 morti e migliaia di
feriti.
KENIA
3/1/2008 12.29
NAIROBI (2): RINVIATA MANIFESTAZIONE, ALTRI DISORDINI E ATTI DI
VANDALISMO
È stata sospesa la manifestazione prevista oggi all’Uhuru Park
di Nairobi e voluta dall’opposizione per contestare i risultati ufficiali
delle elezioni del 27 dicembre scorso. Lo riferiscono fonti della MISNA in città,
precisando che la marcia di protesta indetta da Raila Odinga, il capo del
Movimento democratico arancio (Odm), il quale contesta la sconfitta alle
presidenziali, sarebbe stata rimandata all’8 gennaio prossimo. “Speriamo che
questo annuncio riporti la situazione alla calma” dice alla MISNA padre Gigi
Anataloni, missionario della Consolata contattato telefonicamente a Nairobi.
“I disordini esplosi stamani tra manifestanti e polizia, che aveva bloccato
l’accesso all’Uhuru Park, hanno nuovamente trasformato alcune zone di
Nairobi in aree fantasma. La gente è tornata a chiudersi in casa e i negozi
hanno chiuso” ha aggiunto il missionario, secondo il quale con
l’annullamento della manifestazione forse nel pomeriggio (al momento a Nairobi
sono le 14.00 del pomeriggio) potrebbe riprendere un po’ di vita. Secondo le
informazioni raccolte dalla MISNA, scontri sono ancora in corso in alcuni
quartieri della città, mentre manifestanti si sono lasciati andare ad atti di
vandalismo, dando alle fiamme, abitazioni, baracche, automobili e perfino una
stazione di benzina sulla ‘juju road’. Secondo informazioni ancora da
verificare incendi sarebbero stati appiccati anche a Kibera, uno dei più grandi
‘slum’ di Nairobi, dove sarebbe stata incendiata anche una piccola chiesa.
KENIA
3/1/2008 9.31
NAIROBI: PRIMI SCONTRI TRA POLIZIA E MANIFESTANTI
La polizia keniana avrebbe fatto uso di gas lacrimogeni e idranti
per bloccare gruppi di persone che cercavano di raggiungere il centro di Nairobi
e partecipare alla manifestazione indetta nella tarda mattinata dal leader
dell’opposizione Raila Odinga. Forze di sicurezza hanno circondato lo Uhuru
Park (parco della Libertà) dove è prevista
KENIA
3/1/2008 7.40
UN FORTE NO ALL'INTRANSIGENZA IN ATTESA DELLA MANIFESTAZIONE
VIETATA
Un editoriale del sito-web del quotidiano “Daily Nation”, con
un invito a mettere da parte qualsiasi posizione intransigente e a cercare
soluzioni accettabili per il presidente eletto Mwai Kibaki e il suo avversario
Raila Odinga, sembra costituire un tentativo in extremis di scongiurare i
possibili pericoli impliciti nella manifestazione di protesta contro il governo
convocata per oggi da Odinga al centro di Nairobi nonostante i divieti della
polizia e delle altre competenti autorità. Un nuovo più accurato bilancio
delle vittime delle violenze dei giorni scorsi, stilato dall'agenzia di stampa
francese Afp in base a fonti di polizia, ospedaliere e dell'obitorio di Kisumu,
porta il totale a 342 (un terzo dei 1000 sbandierati ieri da alcune fonti). In
attesa della cronaca della giornata - che si spera meno drammatica di alcuni
resoconti dei giorni scorsi e delle peggiori previsioni formulate per oggi -
anche per testimoniare rispetto alla volontà di riconciliazione della magior
parte dei keniani e dei loro mezzi d'informazione, ecco in versione quasi
integrale una traduzione dell’editoriale.]
“Il nostro amato paese, la Repubblica del Kenya, è un rudere fumante.
L'economia è in stallo e gli eserciti della distruzione marciano sulla ‘Rift
Valley’ e altre località. Nel bel mezzo di tutto questo, i capi - che sono la
causa diretta di questa catastrofe - emettono tiepidi appelli per la pace dalla
comodità dei loro alberghi e delle loro dimore protette da mura da cui entrano
ed escono a bordo di limousines corazzate. Per i keniani è incredibile follia
distruggere la loro economia, le loro case e il loro modo di vivere in nome
della politica e per conto di quegli stessi signori la cui vita di comodità e
di lusso continua a procedere normalmente.
I mezzi d’informazione del Kenya propongono oggi di essere espliciti e uniti
nell’opporsi a questo spargimento di sangue e alla disunione del paese. Non
esiste obiettivo o diritto più prezioso del diritto alla vita. Gli esponenti
politici di entrambe le parti devono essere informati in maniera in equivoca che
corrono il grosso rischio di perdere la loro credibilità negli occhi dei
keniani e della comunità internazionale a causa dell’uccisione sistematica di
innocenti in tutto il paese, della distruzione dell’economia e della diffusa
disaffezione. Nessuna rivendicazione e nessuna causa vale il sangue innocente
dei figli del Kenya. L’orgia di saccheggi, incendi, stupri e
l’irresponsabile ma ben orchestrato spargimento di sangue sta minando le
fondamenta morali della posizione dei politici. I potenti non devono continuare
ad avere più attenzione per la loro - inconsistente - stretta del potere che
per la vita e
I discorsi duri, le prese di posizione esagerate e il tentativo di segnare
inutili punti a proprio favore non portano il paese da nessuna parte. E’
giunto il momento di isolare gli intransigenti su entrambi i versanti e
permettere che la voce della ragione sia ascoltata al di là delle divisioni
politiche. Nessun negoziato può svolgersi mentre keniani vengono massacrati e
il paese brucia. Il primo obiettivo deve essere quindi garantire la sicurezza di
tutti i keniani. Si facciano dunque rientrare le armi, si scaccino gli
incendiari e si crei un ambiente idoneo a un dialogo costruttivo. Se sono
minimamente interessati alla loro credibilità e alla vista dei keniani e del
paese intero, i politici escano dalle loro sale di riunione e vengano
all’aperto a raccomandare pace e pazienza ai loro sostenitori. I keniani si
aspettano di vedere il signor Raila Odinga guidare una missione di pace a
Kondele e in altre zone sconvolte di Kisumu e di Nyanza […]il presidente
Kibaki uscire e calmare le passioni a Dandora, Huruma e altre zone difficili di
Nairobi. E’ soltanto con il ritorno della pace che la ragione potrà
prevalere. Ma non può esserci pace senza giustizia. Ed è allora importante che
il presidente Kibaki e il capo del Movimento democratico Arancio Raila Odinga
avviino immediate trattative sulle disputate elezioni e giungano a una soluzione
che entrambi possano poi accettare. Le posizioni intransigenti, come la
richiesta delle dimissioni immediate del presidente o il rifiuto di qualsiasi
interrogativo sui risultati elettorali, non sembrano in questo momento molto
utili. Posizioni intermedie esplorabili potrebbero includere un accordo per la
condivisione del potere. Una seconda opzione potrebbe essere la creazione di un
governo ad interim da cui siano esclusi Kibaki e Odinga e un calendario per
nuove elezioni con un sistema elettorale riformato”.
ITALIA
3/1/2008 3.13
PADRE ALEX ZANOTELLI SU SITUAZIONE IN KENYA (replica dal 1°
Gennaio)
"La base degli scontri e' soprattutto di carattere economico...la
mia esperienza di molti anni di vita in Kenya, a Korogocho, mi fa escludere
decisamente che si possa arrivare a scontri interreligiosi; l'intesa tra le
differenti religioni, con l'eccezione di piccoli gruppi di integralisti, e'
stata sempre grande né gli islamici sono affatto coinvolti nelle vicende
attuali": lo sottolinea il missionario comboniano Alex Zanotelli - in
relazione a improbabili timori espressi da alcune fonti a proposito
dell'incendio della chiesa pentecostale di Eldoret - in una dichiarazione
diffusa da Napoli dove svolge ora la sua attività missionaria. "I kikuyu,
l'etnia del presidente Kibaki, ha una lunga storia di potere non solo politico,
ma anche economico sin dai tempi di Kenyatta, poi continuata durante il regime
di Moi (concluso dopo 24 anni nel 2002 con l'elezione di Mwai Kibaki, ndr);
adesso i Luo, l'etnia di Raila Odinga, vogliono recuperare questo potere
economico e certo non vorrebbero lasciarsi sfuggire l'elezione del presidente,
che ritenevano a portata di mano. Credo che questa sia la ragione della violenza
degli scontri, in un sistema paese che peraltro e' violento per sua
natura". Padre Zanotelli aggiunge: "Il problema e' tipicamente interno
e deve essere risolto internamente" aggiungendo che la comunita'
internazionale potrebbe al massimo chiedere la ripetizione della consultazione
elettorale. "Questo mio e' solo un tentativo di riflessione dall'esterno -
conclude padre Alex - sapendo peraltro che Raila Odinga ha sempre giocato la
carta del personalismo. Mi auguro solo che questo contesto non sfoci in un clima
da guerra civile".
KENIA
3/1/2008 2.55
DALL'ITALIA, IL PUNTO DI VISTA DI PADRE GIULIO ALBANESE
Da padre Giulio Albanese abbiamo ricevuto tre "takes" ,
tre "lanci" dell'agenzia Agi che abbiamo qui liberamente editato e
fuso in un unico testo.]
“Sono le vecchie oligarchie ad agitare in Kenya lo spettro dello scontro
etnico per mascherare una lotta di potere e interessi economici che coinvolgono
anche potenze straniere” ha scritto ieri l’agenzia di stampa Agi, riferendo
l’opinione del comboniano padre Giulio Albanese, ex-direttore della MISNA ed
esperto di questioni africane. "Sfogliando i giornali italiani si ha
l’impressione che quanto sta accadendo in Kenya abbia una chiara matrice
etnica" ha detto Albanese all’Agi che aggiunge: “ma a voler leggere
bene le tragiche vicende post-elettorali, lo scenario e’ diverso e "vede
in gioco il futuro assetto degli equilibri nella regione del Corno d’Africa…
Nairobi rappresenta, sin dai tempi della ’guerra fredda’, il fulcro di tutte
le operazioni umanitarie sia sul versante somalo sia su quello del Sudan
meridionale" e che "dalla capitale keniana sono state coordinate con
lo stesso fine, almeno in parte, delicate operazioni d’intervento nei Grandi
Laghi". La conferma di questa centralita’ strategica e’ nel fatto che
"lo scellino keniano rappresenta da decenni una delle divise africane
piu’ robuste, mentre Nairobi si e’ imposta come centro commerciale e polo
finanziario al punto da essere oggetto, in piu’ circostanze, di scandali
legati alla corruzione dei governi sia di Daniel arap Moi sia di Mwai Kibaki".
E’ evidente quindi che i futuri sviluppi politico-istituzionali
nell’ex-colonia inglese, che fino a ieri era una sorta d’isola felice,
"rischiano di compromettere l’intero scacchiere geo-politico, gia’
contaminato da un processo che alcuni osservatori hanno definito di ’mediorientalizzazione’"
afferma Albanese. La contrapposizione tra Kibaki e Odinga rischia quindi di
ripercuotersi drammaticamente sulla situazione nell’intero Corno d’Africa.
"Il Kenya", prosegue padre Albanese, "potrebbe trasformarsi non
tanto nel Rwanda del ’94, ma in un paese spaccato in due come lo e’ la Costa
d’Avorio con un nord islamico e un sud di tinte diverse. In Kenya la divisione
sarebbe verticale tra i ’luo’ di Odinga e i ’kikuyu’ di Kibaki".
L’agenzia Agi anticipa anche un articolo che esce sull’edizione odierna del
quotidiano cattolico “Avvenire” in cui padre Albanese aggiunge che la crisi
del Kenya - "uno dei pochi paesi del Corno d’Africa uscito indenne dalla
cronica conflittualita’ della regione", era nell’aria da tempo. Almeno
dal 2005, quando il progetto di riforma della Costituzione -in vigore
dall’indipendenza del 1963- proposto dal presidente Mwai Kibaki, fu bocciato
in un referendum…su quella proposta Kibaki si giocò tutto, ma vinse il suo
ex-alleato, Raila Odinga, che aspirando alla carica di primo ministro non
gradiva una riforma costituzionale che rafforzava i poteri del presidente.
"Nel 2002, dopo 40 anni di monopolio delle istituzioni, fu finalmente
mandato all’opposizione il Kanu (Kenya Afican National Union), partito al
potere fin dall’indipendenza " scrive ancora Albanese: "Si trattò
di un avvenimento storico per un paese che fino a quel momento non aveva
conosciuto alternanza di governo. Il vincitore di quella tornata elettorale fu
Kibaki, leader di una grande coalizione denominata Narc (National Rainbow
Coalition) che riuniva tutte le componenti socio-politico-religiose strenuamente
avverse allo strapotere del presidente uscente, Daniel arap Moi. Quindi, in
linea di principio, le elezioni del 27 dicembre scorso consentivano ai keniani
una verifica sull’operato di Kibaki dopo cinque anni di multipartitismo".
Ma gli equilibri erano gia’ saltati al referendum, quando Odinga lascio’ la
coalizione e fondo’ l’Orange Democratic Movement. "Il messaggio
popolare al referendum fu chiaro: Kibaki non stava mantenendo le promesse che
aveva fatto in campagna elettorale, cioe’ battere la corruzione, prima di
tutto, e risollevare le sorti economiche di una nazione saccheggiata
dall’oligarchia del vecchio Moi". Lo stesso messaggio che ci si aspettava
per queste contestate presidenziali che hanno visto Kibaki ricandidarsi
"con il sostegno proprio di quei personaggi che nelle precedenti elezioni
erano stati i suoi principali rivali: Moi, che ha malamente guidato il paese per
24 anni, e Uhuru Kenyatta, figlio del primo presidente, che nella tornata del
2002 era il candidato del Kanu".
AFRICA
3/1/2008 2.01
DA NAIROBI, PADRE KIZITO SESANA... – 2
AFRICA
3/1/2008 1.35
DA NAIROBI, PADRE KIZITO SESANA SULLA CRISI KENIANA
Dal sito-web multimediale dello storico mensile comboniano “Nigrizia”,
abbiamo “prelevato” in versione quasi integrale un articolo del suo
direttore padre Kizito Sesana, che aiuta a comprendere aspetti più seri e
profondi della crisi in atto in Kenya.]
Mentre scrivo, il mattino del 2 gennaio, la tensione per le strade di Nairobi,
in particolare di Kibera, è diminuita. Evidentemente la gente ha bisogno di
tornare alla vita normale, di guadagnare qualche soldo. Ma le notizie che
giungono dall’ovest del Kenya continuano ad essere allarmanti. D’altro lato
i problemi che hanno dato origine alle violenze rimangono, e nelle prossime
settimane, quando il parlamento dovrà essere convocato, molti nodi politici
verranno al pettine, ed è probabile che la tensione torni a salire. A questo
punto la possibilità che ci siano stati dei brogli elettorali appare probabile.
Ora emerge chiaramente che durante il giorno dell’elezione ci sono state
intimidazioni, non necessariamente violente, e che in parecchi seggi sono stati
comperati dei voti. Questo stato di cose riguarda entrambi i partiti che erano
in corsa per le presidenza – il Partito di unità nazionale (Pnu) del
presidente uscente Mwai Kibaki e il Movimento democratico dell’arancia (Odm)
di Raila Odinga –, ma non dovrebbe aver influenzato i risultati in modo
determinante, anche se è un’ovvia indicazione di un atteggiamento non
democratico. Determinanti, invece, potrebbero essere stati dei brogli al momento
della conta generale dei voti. Ma al momento nessuno è stato capace di dare
prove chiare e attribuire responsabilità precise. Personalmente ho sentito
persone che raccontano di voti comprati dall’Odm sulla costa. Ma queste
persone non sono disposte a esporsi. E l’Odm non ha finora esibito i
documenti, che ha assicurato di possedere, che proverebbero brogli su larga
scala al momento della conta. Questa crisi l’abbiamo vista arrivare, ma
nessuno ne aveva capito la potenziale distruttività e la carica di tribalismo
che stava prendendo. I sondaggi che sono stati pubblicati dai media keniani
negli ultimi mesi facevano vedere come la gente continuasse ad avere una
sostanziale fiducia nel presidente e sempre meno fiducia nel suo partito. Mentre
molti che erano favorevoli ai cambiamenti promessi dall’Odm erano meno
entusiasti verso Raila, percepito come un uomo politico con tendenze
dittatoriali. Così oggi i risultati delle elezioni, prendendo come autentici
quelli ufficiali, rendono il paese ingovernabile, con un presidente che accentra
molti poteri, ma che è in minoranza in parlamento, e che quindi non può
governare. E con una rivalità tribale che è sfuggita probabilmente anche al
controllo di chi l’ha scatenata. E le due parti sembrano ormai fisse su
posizioni che non ammettono il dialogo. Un amico giornalista kikuyu, che mi pare
possa rappresentare una mentalità comune, la vede così: «Io ho votato nel mio
collegio elettorale per un parlamentare dell’Odm, perché credo che l’Odm
possa avere in parlamento una funzione importante di controllo su un possibile
strapotere del presidente, ma non accetterei
KENIA
3/1/2008 0.51
Dalla scrivania del direttore: SPERANDO IN UN PRONTO RITORNO DELLA
PACE – 2
Ma forse anche altri elementi più o meno sottaciuti in questi giorni stanno giocando il loro ruolo in queste drammatiche ore: secondo accordi che avevano preceduto l’elezione di Kibaki nel 2002 , Odinga avrebbe dovuto diventare primo ministro anche in base a una riforma costituzionale “ad hoc”; al contrario, quando nel 2005 era stata presentata dal governo una bozza di costituzione, il movimento “Orange” guidato da Odinga era riuscito a far bocciare il documento ritenuto da alcuni troppo sbilanciato verso il potere del governo centrale; in seguito alla successiva crisi di governo, nel novembre 2005, Odinga non era più entrato a far parte del gabinetto dei ministri. Il movimento “Arancio”, con emblemi tutti color arancione, è rimasto però attivo fino a costituire il motore politico e il serbatoio di voti, soprattutto negli slums di Nairobi e in altre zone svantaggiate del paese (il 50% della popolazione, nonostante i positvi sviluppi economici degli ultimi anni, rimane sotto la linea di povertà). Non è stato difficile per Odinga dipingersi come un paladino dei diseredati, giocando però purtroppo anche la carta dell’orgoglio della sua etnia, la “luo”, terza del paese, contro quella dei kikuyu, la più numerosa, a cui appartiene Kibaki e che viene percepita come troppo potente sin dai tempi di un altro famoso kikuyu, il primo presidente del Kenya, Jomo Kenyatta. Nonostante l’impegno del governo contro la corruzione - e i passi avanti internazionalmente riconosciuti sulla strada della democrazia, dopo il quasi quarto di secolo del “presidente-padrone” Daniel arap Moi (che si è di recente espresso a favore di Kibaki) - Odinga ha avuto facile gioco anche nell’agitare in campagna elettorale la clava dell’anticorruzione. In questo complicato contesto nazionale e internazionale, qui riassunto solo in termini più che stringati, chi davvero ha a cuore il futuro e la pace del Kenya, dell’Africa orientale, dell’intero continente – e forse del resto del mondo – non può schierarsi da una parte e vedere tutto il bene in un candidato e tutto il male nell’altro. Al di là di qualsiasi irregolarità del processo elettorale, qualsiasi uomo o istituzione di buona volontà e di pace oggi, mentre il paese si agita in modo pericoloso, non può che aiutare i due ex-alleati politici a incontrarsi, a deporre le armi delle accuse e a stabilire un dialogo che potrebbe forse far calare immediatamente la tensione nelle zone più surriscaldate del paese. E disarmerebbe qualsiasi mestatore interno o estero, non esclusi quei mezzi d’informazione che, già con il linguaggio, i resoconti a forti tinte, i bilanci di vittime in continuo aumento e la ricerca del sensazionale, continuano a spargere a piene mani quella maledetta miscela infiammabile di odio e disprezzo, spesso generosamente dispensata sulle piaghe dell’Africa, del Sud del mondo, delle aree di crisi e in genere di tutti quei popoli che più avrebbero invece bisogno di comprensione e solidarietà. Basterebbe pensare alle decine di migliaia di “sfollati dalla paura” che in Kenya stanno già dando vita all’ennesima emergenza umanitaria del mondo.
KENIA
3/1/2008 0.37
Dalla scrivania del direttore: SPERANDO IN UN PRONTO RITORNO DELLA
PACE
A meno che qualcuno in Kenya o altrove nel mondo non voglia davvero
una sorta di guerra civile e la destabilizzazione totale di una tessera grande e
importante del complesso mosaico africano, a Mwai Kibaki e Raila Odinga - che
peraltro hanno già lavorato insieme al bene del paese - non resta che trovare
un modo di uscire insieme dalla crisi. Con un qualsiasi accordo, una ragionevole
intesa, una dignitosa riconciliazione che spinga presto da parte tutte le forze
piccole e grandi, in buona e in mala fede, interne ed esterne, dell’una e
dell’altra parte, irresponsabilmente impegnate a gettare benzina sul fuoco di
uno scontro in cui si agitano povertà e rabbia sociale, differenze etniche e
rivalità politiche non nuove. Senza contare i discutibili atteggiamenti di chi
prima ha ratificato come regolare il processo elettorale e poi ha cominciato a
esprimere dubbi di brogli e frodi soprattutto in sedi non istituzionali; e senza
aggiungere gli strani atteggiamenti di chi come Washington prima è corso a
complimentarsi con il vincitore e il giorno dopo, sulla scia di Londra, che ha
in Kenya ancora molti interessi 44 anni dopo la concessione dell’indipendenza,
si è rimangiato i complimenti, è sembrato schierarsi con l’opposizione e poi
poche ore fa, come esito finale, ha invocato “a spirit of compromise”, uno
compromesso tra il presidente-eletto Kibaki e il suo avversario, ma già alleato
politico, Odinga. E’ difficile dire se e quante siano state le irregolarità
nello scrutinio o nella trasmissione e registrazione di voti; fonti della MISNA
dicono da Nairobi che sembra ragionevole ammettere possibili anomalie a favore
di entrambi i candidati e che quindi le veementi prese di posizione di chiunque
voglia vedere frode o brogli solo da una parte costituiscono a loro volta una
frode. Come peraltro spesso accade in circostanze di questo genere in Africa e
altrove. Il problema vero è costituito da chi poi, sulla base di un risultato
elettorale eventualmente indagabile in più modi, piuttosto che predisporsi a
facilitare un’analisi intransigente ma pacata, comincia a dar fuoco a quella
pericolosa miscela di differenze etniche già versata durante la campagna
elettorale, di aspettative più o meno sensate di cambiamento a ogni costo,
tipiche dei giovani socialmente più svantaggiati, e di altri elementi di puro
scontro politico. Peggio ancora se dietro tutto questo scenario forze non
africane più o meno manifeste dovessero coltivare il desiderio di un Kenya
instabile nel delicato scacchiere dell’Africa orientale, in particolare
considerando i
KENIA
3/1/2008 0.20
PENSIERO DELLA NOTTE
"E' indispensabile una soluzione al piu' presto, attraverso il
dialogo e con il pieno utilizzo di meccanismi costituzionali e legali". (Il
Segretario Generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ricordando anche, attraverso la sua
portavoce Michelle Montas, "al governo, oltre che agli esponenti politici e
religiosi del Kenya, la loro responsabilita' morale di proteggere le vite di
persone innocenti, senza distinzione di razza, religione o origine etnica".
KENIA
2/1/2008 21.21
PRENDE CORPO
“Il dialogo è la strada da percorrere, il presidente Kibaki desidera trovare un accordo con le varie parti per risolvere tutti i problemi di questo paese”: lo ha detto il portavoce del governo Alfred Mutua bocciando l’ipotesi di qualunque mediatore esterno, ma sottolineando la volontà di trovare soluzioni pacifiche agli scontri seguiti alle elezioni che hanno visto la rinomina di Kibaki alla presidenza del paese. Preoccupazione è stata espressa dal Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon che ha richiamato “il governo, così come i responsabili politici e religiosi, alla responsabilità legale e morale di proteggere la vita dei civili, qualunque sia la loro etnia e religione, facendo tutto il possibile per evitare altre violenze”. Ricordando la possibilità di una crisi umanitaria dovuta al precipitare delle condizioni di sicurezza, Ban Ki-moon ha aggiunto che “è necessaria una soluzione d’urgenza, in uno spirito di dialogo e nel quadro della Costituzione e delle leggi”. Gli sforzi diplomatici per evitare una crisi più profonda si dovrebbero concretizzare domani con l’incontra tra lo stesso Kibaki, il candidato presidenziale sconfitto Raila Odinga e il Presidente dell’Unione Africana John Kufuor.
KENIA
2/1/2008 20.24
CRISI ELETTORALE, DA UN’ANALISI DEL DIRETTORE DI NIGRIZIA
“I quasi trecento morti accertati che abbiamo visto in questi
giorni sulle strade del Kenya sono il risultato di una politica malata, fondata
sull’idolatria del potere e dei soldi, una “religione” che è stata
alimentata dagli uomini politici keniani fin dall’indipendenza”: lo scrive
padre Renato Kizito Sesana, missionario comboniano a Nairobi e direttore del
mensile Nigrizia in una lunga analisi pubblicata oggi sul sito della rivista e
di cui la MISNA pubblica alcuni stralci. Nell’articolo – che la MISNA
pubblicherà integralmente nelle prossime ore – padre Kizito parla delle
tensioni e delle violenze degli ultimi giorni, ma anche della campagna
elettorale e dei toni che le ha scatenate e alimentate, arrivando a ricostruire
“le radici dell’odio” tra alcuni gruppi politico-economici che, nel loro
ultimo scontro, non hanno esitato a giocare la carta “etnica” per prevalere
sull’altro. “Questa crisi l’abbiamo vista arrivare, ma nessuno ne aveva
capito la potenziale distruttività (…) la cosa più importante è che Kibaki
e Raila dialoghino. Kibaki finora ha reagito con la repressione, Raila punta
sulle manifestazioni di piazza – una è prevista domani 3 gennaio a Nairobi
– che gli diano legittimità. Ma è una strada di confronto che non può
portare lontano e che rischia di bloccare il paese in un conflitto irrisolvibile
(…) Tutte le possibili pressioni devono essere fatte su queste due persone e i
partiti che rappresentano affinché accettino il fatto che devono collaborare e
che il Kenya è più importante delle loro carriere politiche”.
AFRICA
2/1/2008 15.57
TESTIMONIANZE MISSIONARIE DAL KENIA
ELDORET: “Le chiese e le scuole sono diventate dei dormitori per le migliaia
di persone in fuga, terrorizzate dalle violenze dei giorni scorsi. Abbiamo
chiesto inutilmente alla polizia di fornirci un minimo di sicurezza,
specialmente durante la notte, ma non abbiamo ottenuto risposta. La città di
Eldoret è uno dei centri più ‘caldi’ del paese, le violenze sono diffuse e
mancano beni di prima necessità: dalla frutta al carburante, i prezzi sono
letteralmente quadruplicati”.
KISUMU : “Durante la notte c'è il coprifuoco e nessuno si muove. C'è una
calma relativa. Ma manca il cibo perché da giorni negozi e mercati sono chiusi.
Ieri sera c'erano perfino dei bar aperti fino a tardi. Oggi c'è movimento di
veicoli, ci sono dei mezzi di trasporto, torna un po' di normalità. E' ancora
presto per dire se banche e uffici sono aperti. Si spera che riprendendo a
lavorare, ritornino le cose di prima necessità nei negozi: farina, pane, latte,
condimento, verdure varie, che mancano da giorni”.
MARALAL: “Molti hanno passato la notte alla stazione di polizia, altri a una
veglia di preghiera che è durata tutta la notte nella missione. Il primo
gennaio, ieri, c'è stata calma relativa, alcuni kikuyu sono stati portati alla
città di Nyahururu con pullman scortati dalla polizia (conseguenza, in
Nyahururu i Samburu sono in pericolo e sono stati invitati a lasciare la città
e tornarsene a Maralal). Nel pomeriggio la situazione si è calmata, sono stati
riaperti i negozi e la gente ha potuto fare
MOMBASA: “Dopo le grandi tensioni del 31 dicembre, ieri c'era una calma
relativa (qualcuno mi ha detto “perché non c'era più niente da
saccheggiare!”). Attorno a Likoni ci sono stati saccheggiate diverse case, e
nella nostra missione hanno trovato rifugio da
NAIROBI: “Dalle varie parti di Nairobi mi mandano messaggini sms, tutti sono
nella stessa situazione di paura e insicurezza e mancanza di cibo e altre
cose... soprattutto di pace. E non capiscono cosa sta succedendo e perché sta
succedendo. Tutti stanno pregando Dio che li risparmi da questa follia. Pregano,
invitano altri a pregare, chiedono preghiere perché la pace prevalga. E hanno
paura per il loro bambini, per il futuro”.
KENIA
2/1/2008 13.47
ELDORET: VESCOVO INVITA POLITICI AL DIALOGO E CHIEDE CIBO PER
SFOLLATI
“La situazione è brutta, molto brutta. Chiediamo ai leader politici di avviare un dialogo e mettere fine a questa follia per il bene del Paese” dice alla MISNA il vescovo di Eldoret, Cornelius Kipng’eno Arap Korir contattato stamani in città. “Oggi dovevo essere a Nairobi per una riunione dei vescovi keniani dedicata proprio alle violenze che stanno sconvolgendo il paese, ma sono bloccato a Eldoret. Le strade che portano fuori dalla città sono impraticabili a causa dei blocchi stradali eretti da alcuni giovani e un ponte è stato distrutto” aggiunge il presule. “C’è bisogno di cibo e di aiuti per le migliaia di persone che sono fuggite dalle zone intorno a Eldoret cercando riparo nel centro della città, finora risparmiato dalle violenze. Nella nostra cattedrale abbiamo tra i 7000 e i 10.000 sfollati. Serve cibo e altri beni di prima necessità che ormai o scarseggiano o hanno prezzi elevatissimi” aggiunge il vescovo. Intanto secondo le informazioni raccolte dalla MISNA in città sarebbero tra i 150 e i 200 i morti delle violenze che nelle ultime 72 ore si sono verificate nelle aree rurali intorno a Eldoret. Fonti del principale ospedale cittadino, il Moi Teaching & Referral Hospital hanno parlato in un contatto telefonico avuto questa mattina di quasi 200 persone morte e di 158 feriti attualmente ricoverati. In base al resoconto fornito alla MISNA da Gwen Thompkins - giornalista della National public radio (Npr) statunitense contattata nell’ufficio del vescovo di Eldoret dove si trovava per un’intervista - ottenuto consultando gli obitori cittadini, da lunedì a oggi sarebbero stati registrati 127 cadaveri. Tra questi anche i 17 cadaveri carbonizzati estratti ieri dalla chiesa protestante di Kiambaa data alle fiamme da un gruppo di giovani e al cui interno si trovavano numerosi sfollati. Un attacco descritto oggi da alcuni sopravvissuti sulle colonne del ‘Daily Nation’, principale quotidiano del paese, e in cui, secondo i bilanci più accreditati sarebbero morte in totale tra le 20 e le 40 persone. “La gente è ancora sotto-shock – dice alla MISNA Gwen Thompkins, che ieri si è recata a Kiambaa dove ha incontrato alcuni sopravvissuti – e racconta l’accaduto in modo molto confuso e a volte discordante. Non è ancora possibile comprendere realmente l’impatto delle violenze nella zona”.
KENIA
2/1/2008 12.06
VIOLENZE ELETTORALI: DA ELDORET A NAIROBI, TESTIMONIANZE PARLANO DI
"CALMA TESA"
“Calma tesa”: queste le parole ricorrenti utilizzate per
descrivere la situazione questa mattina dalle fonti che la MISNA ha interpellato
in varie zone del Kenya, incluse quelle maggiormente colpite dalle violenze
etnico-politiche legate alle elezioni presidenziali. “Stamani in città c’è
un po’ di calma ma moltissima tensione” dice alla MISNA padre Nixon Oira,
della Commissione giustizia e Pace delle diocesi di Eldoret contattato nella
Cattedrale della città dove si trovano rifugiati da 48 ore alcune migliaia di
persone, fuggite alle violenze che hanno sconvolto le zone intorno a Eldoret,
risparmiando per ora il centro città. “C’è molta paura. Siamo isolati. Le
principali strade che portano fuori città sono bloccate da gruppi di giovani
armati che chiedono l’identità, il ponte che collega con Nakura è stato
distrutto. I pochi che sono riusciti a lasciare Eldoret lo hanno fatto scortati
dalla polizia. Profughi sono assiepati nelle parrocchie, nelle scuole, nei
commissariati di polizia”. Nella sola cattedrale si trovano al momento tra le
7000 e le 10.000 persone, altre migliaia sono rifugiate in alcune parrocchie
(3000 vengono segnalate nella parrocchia di Langas), ma anche in almeno una
moschea cittadina. Secondo un bilancio diffuso ieri dalla Croce Rossa, sarebbero
almeno 100.000 le persone colpite dalle violenze degli ultimi giorni,
soprattutto nell’ovest del Kenya, e che sono state costrette a fuggire, anche
nella confinante Uganda, cercando riparo altrove. “Dare da mangiare a questa
gente è adesso il problema principale. Tra le chiusure degli esercizi
commerciali per le festività, i saccheggi e il blocco delle arterie che
collegano la città con l’esterno siamo a corto di beni di prima necessità.
Cibo, acqua e benzina sono i bisogni più urgenti” aggiunge da Eldoret padre
Oira. Scenari pressoché identici sono stati raccontati dalle fonti interpellate
a Kisumu, terza città del paese sempre nell’ovest del Kenya, e a Mombasa,
entrambe teatro tra il 30 e il 31 dicembre delle violenze più gravi. A Kisumu i
commercianti questa mattina hanno cominciato a fare i bilanci dei danni causati
dalle violenze: “Anche se i negozi rimangono chiusi e i segni delle violenze
sono ben visibili, le strade stanno pian piano riprendendo un aspetto normale e
molte barricate si sono dissolte” ha detto alla MISNA padre Joseph Otieno,
missionario della Consolata a pochi chilometri dalla cittadina dell’ovest,
teatro nei giorni scorsi di incidenti e scontri. “
KENIA
2/1/2008 10.39
UNIONE AFRICANA AVVIA MEDIAZIONE, IL PAESE CHIEDE INTESA POLITICA
È atteso oggi a Nairobi il presidente dell’Unione Africana (Ua),
il capo di stato ghanese John Kufuor, che dovrà incontrare i principali
protagonisti delle elezioni presidenziali del 27 dicembre scorso, il cui esito
contestato ha dato il via a una serie di violenze che hanno provocato la morte
di un numero ancora imprecisato di persone – si va dalle 120 confermate dalla
Croce Rossa alle circa 300 riportate dai principali mezzi di informazioni locali
e internazionali – il ferimento di un migliaio e lo sfollamento di almeno
altre 100.000 secondo le ultime stime. La mediazione di Kufuor si affianca a
quelle avviate nelle ultime 48 ore dalla diplomazia internazionale e
dall’ex-presidente della Sierra Leone Ahmad Tejan Kabbah che, in qualità di
capo della missione elettorale del Comonwealth, ieri ha incontrato il presidente
keniano Mwai Kibaki, Railda Odinga (principale candidato dell’opposizione che
si dichiara vincitore delle elezioni) e Kalonzo Musyoka, altro esponente di
spicco della minoranza giunto terzo al voto. Secondo indiscrezioni pubblicate
dalla stampa locale, che cita fonti “ben informate”, Kabbah ieri avrebbe
strappato ai tre esponenti un consenso per la diffusione di un messaggio
congiunto alla nazione nel quale invitare alla calma
KENIA
2/1/2008 8.28
APPELLO DEI MUSULMANI ALLA PACE, AUMENTANO GLI SFOLLATI
“Quello di cui abbiamo bisogno adesso è la pace perchè nessun
passo avanti positivo può essere compiuto nel caos; i keniani sanno che gli
atti di violenza servono solo a danneggiare il paese”: lo ha detto Muhdhar
Khitamy , presidente della rappresentanza di Mombasa del Supkem, Supremo
consiglio dei musulmani del Kenya, definendo privi di senso le uccisioni e i
saccheggi di massa che hanno raggiunto anche alcune località costiere
sull’Oceano Indiano come Kilifi, Diani and Wundanyi, in cui si conterebbe un
totale di 16 vittime. Anche il Supkem, come hanno già fatto tutte le
istituzioni e le personalità keniane e straniere che non si sono schierate né
con il presidente-eletto Mwai Kibaki né con il suo avversario Raila Odinga, ha
chiesto ai principali esponenti politici del paese di incontrarsi per discutere
delle loro divergenze e tentare di comporle. Anche Alhaji Abdullahi Kiptonui,
vice presidente nazionale del Supkem, unendosi all’iniziativa dei musulmani di
Mombasa, principale città costiera del Kenia, poco a sud di Malindi, chiede a
tutti i keniani di mettere da parte le loro differenze tribali e di tornare a
vivere in armonia “ come era già consuetudine”. In un’altra distinta
dichiarazione, Sheikh Ali Shee, presidente della “Islamic Lobbying for Justice
and Truth”, ha sottolineato che un eventuale riconteggio dei voti espresso per
la presidenza dovrebbe essere accettato sia da Kibaki che da Odinga. “ I
musulmani non devono partecipare a disordini, uccisioni di persone innocenti o
distruzioni di proprietà perchè contrari agli insegnamenti dell’Islam. Molto
meno equilibrata la posizione espressa da “Coast Human Rights Network”, una
rete di 16 organizzazioni che hanno chiesto l’intervento di magistrati del
Commonwealth per un eventuale riconteggio dei voti e chiedono intanto a Kibaki
di dimettersi. Secondo fonti di stampa locale, il totale delle vittime degli
scontri - che includono una componente etnico-tribale ma appaiono motivati
soprattutto dall’ appartenenza a violenti e facinorosi dei gruppi politici
contrapposti di Kibaki e Odinga e una mano pesante della polizia – oscilla tra
un minimo di 150 e un massimo di 300 persone, incluse le 35 perite nel rogo
della chiesa pentecostale di Eldoret, un’essenziale ma facilmente infiammabile
costruzione in legno a cui ancora non è chiaro né da chi né perché sarebbe
stato appiccato il fuoco. Pur essendoci stata ieri una “corsa al rialzo” del
numero di vittime - fino a 500 e perfino a 1000 o oltre, accompagnate da assurde
voci di “genocidio” e situazioni “di tipo ruandese” -
ITALIA
1/1/2008 20.07
PADRE ALEX ZANOTELLI SU SITUAZIONE IN KENYA
"La base degli scontri e' soprattutto di carattere economico...la
mia esperienza di molti anni di vita in Kenya, a Korogocho, mi fa escludere
decisamente che si possa arrivare a scontri interreligiosi; l'intesa tra le
differenti religioni, con l'eccezione di piccoli gruppi di integralisti, e'
stata sempre grande né gli islamici sono affatto coinvolti nelle vicende
attuali": lo sottolinea il missionario comboniano Alex Zanotelli - in
relazione a improbabili timori espressi da alcune fonti a proposito
dell'incendio della chiesa pentecostale di Eldoret - in una dichiarazione
diffusa da Napoli dove svolge ora la sua attività missionaria. "I kikuyu,
l'etnia del presidente Kibaki, ha una lunga storia di potere non solo politico,
ma anche economico sin dai tempi di Kenyatta, poi continuata durante il regime
di Moi (concluso dopo 24 anni nel 2002 con l'elezione di Mwai Kibaki, ndr);
adesso i Luo, l'etnia di Raila Odinga, vogliono recuperare questo potere
economico e certo non vorrebbero lasciarsi sfuggire l'elezione del presidente,
che ritenevano a portata di mano. Credo che questa sia la ragione della violenza
degli scontri, in un sistema paese che peraltro e' violento per sua
natura". Padre Zanotelli aggiunge: "Il problema e' tipicamente interno
e deve essere risolto internamente" aggiungendo che la comunita'
internazionale potrebbe al massimo chiedere la ripetizione della consultazione
elettorale. "Questo mio e' solo un tentativo di riflessione dall'esterno -
conclude padre Alex - sapendo peraltro che Raila Odinga ha sempre giocato la
carta del personalismo. Mi auguro solo che questo contesto non sfoci in un clima
da guerra civile".
KENIA
1/1/2008 19.15
VIOLENZE ELETTORALI: IN PARTE CONTINUANO MENTRE
Da una Nairobi sostanzialmente tranquilla ormai da quasi 24 ore,
continuano a ripetersi appelli alla riconciliazione e al dialogo tra i partiti
politici nel tentativo di riportare la calma nel paese dove, a causa di scelte
discutibili effettuate durante la campagna elettorale per il voto del 27
dicembre scorso - e che ha visto candidati a caccia di facili consensi giocare
anche la carta della polarizzazione etnica -, ora si devono fare i conti con le
violenze che da giorni stanno sconvolgendo i quartieri poveri di Nairobi e le
principali città dell’est del Kenya, a cominciare da Eldoret. “Siamo chiusi
in casa, c’è molta paura e tensione. Gruppi di giovani armati si aggirano
ovunque e le violenze stanno sconvolgendo soprattutto le zone alla periferia di
Eldoret, spingendo la popolazione alla fuga e a cercare riparo in città” dice
una fonte della MISNA contattata sul posto nel pomeriggio. “La Cattedrale è
piena di sfollati, forse quasi 5000 persone, così come tutte le altre chiese,
cattoliche e non, della città, gli ospedali o i luoghi pubblici. Non ritengo
che la polizia sia in grado di fronteggiare ancora a lungo la minaccia”
aggiunge la stessa fonte. Secondo
KENIA
1/1/2008 16.15
ANSA DA MALINDI: UN KENYA A SE' STANTE?
Rilanciamo questa corrispondenza da Nairobi dell'agenzia di stampa
italiana ANSA alle ore 15.32 di oggi, che descrive un angolo di Kenya nel bene e
nel male molto diverso dall'immagine prevalente che giunge da quel paese in
queste ultime ore. Ne sottolineiamo in particolare le ultime righe:
"Altro che sparatorie: fuochi d'artificio, luminarie, grandi cenoni con
aragoste, tutto pieno: così è stato il Capodanno a Malindi e dintorni, dove
attualmente si contano tra i 2.500 ed i 3.000 turisti italiani. "Nessun
problema, una bellissima festa continua, con tantissima gente", conferma
telefonicamente all'Ansa il console italiano onorario Roberto Macrì.
"Tutti i locali erano pieni, come le case private, le tante dei Vip sempre
più numerosi, e quelle di gente normale qui in vacanza. Non sembrava di essere
nel Kenya che vive il dramma di questi giorni; gli alberghi sono tutti gremiti,
come sempre". Unico problema, segnala, la mancanza di carburante. "C'é
stato -spiega- un fenomeno di accaparramento da parte dei locali, forse per
timore di scarsità, forse, da parte dei trasporti pubblici, per aumentare le
tariffe. Certo, da ieri è difficile fare benzina, e c'é stato anche qualche
accaparramento di cibo, ma niente, almeno finora, che possa avere contraccolpi
sul turismo". Il console ha anche smentito che sia stata interrotta ieri
Alcuni italiani in vacanza, peraltro, raggiunti telefonicamente, hanno detto di
non aver affatto brindato, e di avere solo voglia di rientrare non tanto per
paura, ma perché fare festa ora in Kenya apparirebbe loro poco morale.
[Ringraziamo l'ANSA e tutti i suoi colleghi, incluso
KENIA
1/1/2008 15.58
ELDORET: NUMEROSE VITTIME DI UN INCENDIO IN UNA CHIESA
Un numero per ora imprecisato di persone - fonti diverse di
polizia, di istituzioni locali e di stmpa c ne indicano da una dozzina a più di
40, inclusi alcuni bambini e donne - sarebbero morte a causa di un incendio
sviluppatosi – per cause ancora tutte da accertare – in una chiesa della
zona di Kiambaa a Eldoret, una zona che ha trascorsi di scontri etnici e che
dopo le elezioni del 27 dicembre è stata luogo di violente proteste.
KENIA
1/1/2008 9.17
AL LAVORO PER PACE E RICONCILIAZIONE CON COMITATI " AD
HOC"
Il governo ha annunciato ieri sera la costituzione di tre diversi
comitati - Peace and Reconciliation, Legal Affairs e Media and Information –
incaricati di riportare la pace nel paese e di svolgere un’opera di
riconciliazione con gli esponenti dell’opposizione. Si è anche costituito un
altro comitato indipendente di keniani “eminenti” – l’ambasciatore
Bethuel Kiplagat, lo studioso di pace e d’economia George Wachira e gli
ex-generali Daniel Opande e Lazarus Sumbeiywo – che hanno già cominciato a
lavorare per i medesimi obiettivi. Nel frattempo, quattro membri della
“Electoral commission of Kenya” (Eck) - Jack Tumwa, D.A. Ndamburi, Samuel
arap Ngeny e Jeremiah Matagaro – si sono detti favorevoli a un’inchiesta
indipendente per accertare se qualcuno degli addetti alle operazioni di
scrutinio, raccolta e comunicazione dei risultati elettorali sia sia davvero
reso responsabile delle presunte irregolarità su cui l’opposizione al
presidente eletto Mwai Kibaki ha innescato le proteste che stanno seminando
vittime e danni in diverse zone del paese. Sostenendo di essersi limitati a
rendere noti i risultati giunti da tutto il paese al “Kenyatta international
conference centre”, i quattro hanno citato il caso della circoscrizione di
Molo i cui risultati per il voto presidenziale annunciati a Nairobi sarebbero
stati diversi da quelli letti nella circoscrizione, con una differenza a favore
di Kibaki che, secondo alcuni, sarebbe andata da
KENIA
31/12/2007 16.35
ELEZIONI (4): RINVIATA MANIFESTAZIONE, APPELLI PER RICONTEGGIO VOTI
È stata rinviata al 3 gennaio prossimo la manifestazione che si
sarebbe dovuta tenere oggi pomeriggio a Nairobi per volontà dell’opposizione
guidata da Raila Odinga, il candidato del movimento “Arancio” uscito
sconfitto dalle elezioni presidenziali con uno scarto di oltre 200.000 voti.
Parlando ai giornalisti insieme ai 100 parlamentari del suo partito eletti col
voto del 27 dicembre scorso, Odinga ha definito “colpo di stato civile” la
riconferma del presidente Mwai Kibaki e ha chiesto ai keniani di scendere in
strada giovedì per portare almeno un milione di persone in piazza a Nairobi e
altre centinaia di migliaia in tutto il paese. Dopo aver ribadito di non
riconoscere Kibaki come presidente eletto, Odinga ha lanciato un appello alla
calma, sottolineando che violenze e atti criminali non aiutano il paese. Gruppi
della società civile, esponenti religiosi, musulmani, cattolici e protestanti,
hanno invitato tutti alla calma, chiedendo al mondo politico di abbassare i toni
e di avviare un riconteggio dei circa 200.000 voti di scarto tra i due
principali candidati. Molti anche gli inviti a un dialogo diretto tra il
presidente Kibaki e lo sfidante Odinga (suo ex-ministro).
KENIA
31/12/2007 15.38
ELEZIONI (3): KISUMU E MOMBASA, FAMIGLIE IN FUGA SI RIFUGIANO NELLE
CHIESE
“Ci sono intere famiglie che si stanno dirigendo a piedi verso le
aree rurali, cercando di allontanarsi dalla città prima che cali la notte, nel
timore che le loro case vengano attaccate o date alle fiamme. Uomini, ma
soprattutto donne e bambini stanno cercando riparo nelle campagne e nei
poderi”. La voce di padre Michael Njagi, missionario della Consolata
contattato dalla MISNA a Likoni, alla periferia di Mombasa, è quasi coperta
dalle voci della gente che si è riversata per le strade nelle ultime ore,
chiedendo asilo alle chiese e negli ospedali. “Per questa notte ospiteremo
alcuni di loro qui nel centro, davanti alla Chiesa della missione c’è un
ampio cortile – dice il religioso – dove potranno restare almeno fino a
quando la situazione non sarà più calma”. Quasi tutti gli sfollati sono di
etnia Kikuyu, quella a cui appartiene il presidente Mwai Kibaki, insediatosi
ieri per un secondo mandato dopo aver vinto le elezioni del 27 dicembre,
costretti alla fuga da bande di giovani Luo, l’etnia del candidato di
opposizione Raila Odinga, uscito sconfitto dalle urne. La pericolosa
etnicizzazione del voto emersa in campagna elettorale, quando numerosi candidati
hanno rispolverato la carta etnica per catalizzare il consenso, in queste ore
sta provocando i danni temuti. Lo scenario descritto dal responsabile del centro
di accoglienza di Likoni, infatti, non sembra essere isolato e anche da Kisumu,
cittadina dell’ovest del paese la MISNA ha raccolto testimonianze simili:
“Decine e decine di persone bussano alla nostra porta in cerca di accoglienza
– ha raccontato padre Joseph Otieno – sono tutti di etnia kikuyu e molto
spaventati dalle violenze e gli scontri a fuoco che si stanno verificando negli
‘slums’, le zone più degradate e a maggiore mescolanza etnica del paese”.
Intanto la televisione di stato keniana ha annunciato che i morti, dal momento
della proclamazione di Mwai Kibaki alla presidenza, ieri nel pomeriggio,
sarebbero 130, con le ultime sei vittime proprio a Mombasa, città costiera nel
sud del paese. Un bilancio non immediatamente verificabile con fonti
indipendenti.
ELEZIONI (2): VIOLENZE IN VARIE CITTÀ, COPRIFUOCO A KISUMU E
“CACCIA AL KIKUYU
Si stanno estendendo a macchia d’olio in varie città del Kenya le violente manifestazioni dei sostenitori dell’opposizione, che contestano i risultati delle elezioni, e i conseguenti scontri con le forze di sicurezza e che finora (secondo un ultimo bilancio fornito dalla televisione nazionale e basato più su stime che su un vero conteggio) avrebbero provocato la morte di oltre 140 persone. Secondo fonti della MISNA interpellate in varie zone del paese, tensioni e violenze sono in corso a Kisumu, dove le autorità stamattina hanno imposto un coprifuoco, ma anche a Kitale, Nakuru, Eldoret, Likoni, Mikindani (tutti centri nell'ovest del paese) e Mombasa, principale città costiera del Kenia. “La situazione a Kisumu è preoccupante – ha detto padre Joseph Otieno, missionario della Consolata residente alla periferia della cittadina, feudo dell'etnia Luo, a cui appartiene il leader dell'opposizione Raila Odinga – la gente non può entrare né uscire se non a piedi o in bicicletta perché le strade sono sbarrate da assembramenti di uomini armati che danno la caccia ai Kikuyu, (etnia alla quale appartiene anche il presidente Mwai Kibaki, ndr)”. Testimoni oculari parlano inoltre di una quarantina di morti, corpi senza vita abbandonati nelle strade, con evidenti ferite da proiettile alla testa. “Una situazione molto tesa – aggiunge il missionario – accompagnata da saccheggi e atti di vandalismo che colpiscono soprattutto i chioschi, piccoli supermercati, perlopiù appartenenti a cittadini Kikuyu”. Scene analoghe di “caccia al kikuyu” - influente e potente gruppo etnico keniano, al quale appartiene il 22% della popolazione - si starebbero verificando anche in molte altre zone del paese ( Kuresoi, Molo, Kakamega, Busia, Kisumu, Ahero, Migori, Kericho, Kitale, Lugari and Homabay), inclusa Mombasa e alcuni centri abitati della sua provincia, dove secondo fonti della MISNA centinaia di kikuyu starebbero cercando rifugio nelle Chiese. “A Mombasa da ieri ci sono gruppi di manifestanti che bruciano copertoni e sfilano per le strade principali” dice una fonte della MISNA contatta in città, precisando tuttavia che “le violenze per ora sono confinate alle zone periferiche e agli ‘slums’”. La stessa fonte riferisce inoltre che le violenze avrebbero provocato “numerose vittime”, ma non è in grado di fornire un bilancio preciso. Ieri, subito dopo il giuramento per un nuovo mandato, il presidente Kibaki aveva invitato la popolazione alla calma e alla riconciliazione. L’opposizione tuttavia ha annunciato una grande dimostrazione alle 14 di oggi allo Huuru Park di Nairobi, per manifestare il dissenso ne confronti di presunti ‘brogli’ avvenuti durante lo scrutinio elettorale e rigettare la rielezione di Kibaki. [AZ/MZ](vedi anche notizia KENYA ore 10:10)
KENIA
31/12/2007 10.10
ELEZIONI: “CALMA INNATURALE” A NAIROBI DOPO GLI SCONTRI DELLA
NOTTE
“La tensione resta alta e si sono registrati scontri in tutta
KENIA
31/12/2007 8.31
OPPOSIZIONE CONTESTA RISULTATO ELETTORALE, MANIFESTAZIONE A NAIROBI
Raila Odinga, capo del movimento d'opposizione "Arancio"
- che secondo i risultati annunciati ieri è stato sconfitto dal presidente Mwai
Kibaki riconfermato con uno scarto di oltre 200.000 voti - ha invitato i keniani
a contestare il risultato con una manifestazione che dovrebbe svolgersi oggi
pomeriggio al centro di Nairobi. “La Commissione elettorale ha accordato la
vittoria a Kibaki con la frode –sostiene un comunicato dell’Odm diffuso ieri
sera – e quindi il partito invita i cittadini a rigettare questi dati e a
riunirsi allo Huuru Park (parco della libertà, ndr) di Nairobi per la
presentazione alla nazione del nuovo presidente eletto, Raila Odinga”. Fanno
gioco a Odinga i sospetti avanzati da Londra sulla regolarità delle operazioni
di scrutinio; il Kenya è un ex-colonia inglese che soprattutto negli ultimi
anni ha aperto ad altre presenze straniere. Ieri sera l’annuncio della
manifestazione di oggi era stato seguito da scontri nella capitale e nelle
principali città dell’ovest del paese, roccaforte dell’opposizione, tra
polizia e facinorosi scesi in piazza a manifestare il dissenso per la rielezione
di Kibaki. Secondo alcune fonti di stampa, da verificare, non sarebbero poche le
vittime nel paese in seguito ai disordini e agli scontri di ieri e della notte.
KENIA
30/12/2007 20.31
ELEZIONI(6): “VEDO IL FUMO DEGLI INCENDI DI KIBERA” DICE UN
MISSIONARIO
“Da qui si vede il fumo degli incendi appiccati nella baraccopoli
di Kibera; ci sono stati scontri per tutta la giornata ma ora, con l’arrivo
del buio, la situazione si fa ancora più pericolosa”: lo ha detto stasera
alla MISNA padre Gigi Anataloni, missionario saveriano nel Westland, area alla
periferia nord-ovest di Nairobi dove in queste ore si stanno moltiplicando i
disordini successivi all’annuncio dei risultati elettorali “A peggiorare la
situazione c’è il fatto che i trasporti sono bloccati da giorni, prima a
causa delle festività e poi in seguito alle violenze, e che mancano beni di
prima necessità come pane, latte e verdure – prosegue il missionario – ma
la gente non ha il coraggio di uscire per timore di essere coinvolta negli
scontri”. Intanto Raila Odinga ha invitato i keniani a rifiutare i risultati
ufficiali e ha indatto una manifestazione di protesta per domani a Nairobi.
KENIA
30/12/2007 18.30
KIBAKI GIURA E DICE: “ABBRACCIATEVI TUTTI COME FRATELLI E
SORELLE”
“La tensione rimane alta in tutta la città, soprattutto negli
‘slums’ dove già si sono verificati scontri con diverse vittime, anche se
il bilancio è difficile da confermare. Le prossime ore, che seguiranno
l’annuncio dei risultati elettorali, saranno le più difficili”: lo dice
alla MISNA padre Kizito Sesana, missionario a Nairobi, poco dopo l’annuncio da
parte della Commissione elettorale keniana (Eck) della vittoria del presidente
Mwai Kibaki. Intanto, a Kibari, enorme baraccopoli alle porte della capitale,
centinaia di manifestanti sono scesi per le strade per manifestare il loro
dissenso. “I sostenitori del Partito democratico arancio (Odm) di Odinga –
sottolinea padre Kizito – si sono illusi di vincere perché le prime
circoscrizioni ad essere conteggiate erano quelle delle loro roccaforti. Quando
sono cominciati ad arrivare i risultati delle altre province del paese,
soprattutto
ITALIA
30/12/2007 16.36
ELEZIONI (5):
Riceviamo il seguente comunicato, redatto in Italia subito prima
della notizia della rielezione di Kibaki che non ne intacca però il contenuto:
"Solidarietà e appoggio molto determinati sono i sentimenti che la
campagna "W NAIROBI W" sente di esprimere in questo momento drammatico
ai fratelli keniani della baraccopoli di Korogocho e ai padri comboniani Daniele
Moschetti e
KENIA
30/12/2007 16.25
ELEZIONI (4): CONFERMATA RIELEZIONE KIBAKI
Il missionario Kizito Sesana ha confermato alla MISNA che Kibaki è
stato rieletto presidente con circa 230.000 voti di scarto rispetto a Odinga.
L'agenzia Ansa, che ha una sede a Nairobi, riferisce una comunicazione del capo
della Commissione elettorale Samuel Kiwuito secondo
KENIA
30/12/2007 16.07
ELEZIONI (3): HA VINTO KIBAKI? SI ATTENDONO CONFERME
Si è appena sparsa lo voce che il presidente Kibaki avrebbe
ufficialmente vinto le elezioni e sarebbe stato quindi riconfermato nel suo
incarico di presidente. La notizia, data la confusione, la tensione e
l’incertezza che regnano almeno da ieri a proposito della conclusione delle
elezioni, attende conferma; la MISNA è in contatto con sue fonti a Nairobi che
stanno effettuando accertamenti. Sul sitoweb “Kenya decides” per ora si può
ancora leggere: “Chaos erupted in the hall”, il caso è scoppiato nella sala
“subito dopo che il presidente della Commissione elettorale Samuel Kivuitu ha
cominciato questo pomeriggio a leggere nuovamente i risultati quando
rappresentanti del movimento Arancio hanno contesttao i risultati della
circoscrizione di Molo”. Il sito precisa che William Ruto degli ‘Arancio’
contestava la non aderenza dei pochi risultati appena letti con quelli che a lui
risultavano in arrivo dalla circoscrizione. Annunciando la nuova sospensione dei
risultati, “Kenya decides” aggiunge: “Presto altri particolari”.
KENIA
30/12/2007 15.29
ELEZIONI (2): ULTERIORE RINVIO RISULTATI DOPO DURE PROTESTE
OPPOSIZIONE
causa di un deciso intervento di protesta di Odinga in persona e di
alcuni suoi sostenitori, è stato d'improvvisso sospesa una conferenza-stampa in
cui la Commissione elettorale stava per comunicare ulteriori risultati che
vedrebbero nettamente in testa il presidente uscente KIbaki. Già ieri, si è
appreso soltanto oggi, la Commissione stava per annunciare, quando mancavano i
risultati di 19 circoscrizioni, un risultato che vedeva Kibaki in testa di ben
120.000 voti, dopo un incredibile recupero compiuto tra la notte e
ELEZIONI: RITARDANO I RISULTATI E PROSEGUONO I DISORDINI, FORSE
RICONTEGGIO
Arrivano più confuse e contraddittorie che mai le notizie sullo
scrutinio delle schede per le elezioni presidenziali in Kenia. Se ieri, pur con
diverse percentuali, i primi risultati parziali davano lo sfidante Raila Odinga
in testa, da questa mattina alcuni mezzi di informazione hanno cominciato a
diffondere la notizia di un avvenuto sorpasso dell’attuale presidente e
candidato ad un nuovo mandato, Mwai Kibaki. Fonti locali hanno riferito alla
MISNA che le informazioni sull’andamento dello scrutinio, ripreso stamattina
dopo l’interruzione di ieri sera, arrivano frammentate e discordanti, con il
solo risultato di acuire le tensioni già manifestatesi nei giorni scorsi.
All’alba di oggi, intorno alle 4 di mattina, un gruppo di attivisti ha
sfondato la porta di ingresso della sede in cui la commissione elettorale
keniana (Eck) era riunita per ricontrollare eventuali errori nel conteggio. Dopo
attimi di paura, i manifestanti – che chiedevano chiarimenti sulla lentezza
con cui sta avvenendo lo spoglio – sono stati fatti uscire. Una vera e propria
battaglia, invece, sarebbe esplosa nella notte a Korogocho, uno dei più grandi
‘slums’ di Nairobi, causando la morte di almeno sette persone, e le violenze
si stanno moltiplicando in tutte le baraccopoli del paese, principali teatri di
attrito tra le diverse tribù locali. Intanto il Partito di Unità nazionale(Pnu),
di Mwai Kibaki avrebbe accettato l’ipotesi di un riconteggio totale delle
schede elettorali, ma solo dopo la proclamazione del vincitore delle
presidenziali, previsto oggi. Lo ha detto la televisione keniana; in precedenza
Odinga aveva chiesto il riconteggio in alternativa all'ammissione di sconfitta
da parte di Kibaki, ovvero alle sue dimissioni “per evitare che il paese cada
nel caos”. Le due parti si accusano reciprocamente di massicci brogli
elettorali, mentre gli osservatori dell'Ue, dopo aver parlato di votazioni
corrette, cominciano ora ad avanzare critiche sull’andamento dello spoglio.
KENIA
29/12/2007 21.16
DISORDINI E TENSIONE (3): COMINCIA UNA NOTTE DI CONTROLLI SULLE
SCHEDE
La Commissione elettorale (Eck) dedicherà tutta la notte al
riesame dei risultati di tutte le 210 circoscrizioni elettorali del paese “
per scoprire eventuali imprecisioni”; lo ha reso noto, dopo la sospensione
dello scrutinio, Jack Tumwa, componente dell’Eck. Quando mancano i voti di 19
circoscrizioni, il conteggio reso noto vede Odinga a 3.880.053 e Kibaki a
3.842.051, una differenza di appena 38.002 voti; poche ore prima si aggirava
intorno ai 300.000, con il 49,47% a favore di Odinga e il 45,35% per Kibaki. In
considerazione della sequenza geografica delle zone scrutinate - prima
circoscrizioni più vicine all’opposizione e poi le altre - l’andamento
delle preferenze potrebbe essere del tutto regolare. Resta il fatto che gli
attivisti di Odinga, già da giorni impegnati a diffondere l’idea di brogli
(non confermati dagli osservatori) avrebbero avviato, secondo fonti di stampa
internazionali, proteste più o meno violente un po’ovunque nel paese,
procedendo soprattutto a saccheggi di supermercati e negozi. I portavoce dei
partiti di Odinga e Kibaki hanno ripetuto più volte, ma a quanto pare con
scarso successo, appelli alla calma. Fonti della MISNA a Nairobi confermano le
tensioni e le violenze, in particolare negli slums della capitale, e
sottolineano una sensazione di grande confusione. Entro domani, salvo ulteriori
imprevisti, i risultati ufficiali dovrebbero essere noti.
KENIA
29/12/2007 19.18
DISORDINI E TENSIONE. . . (2): SOSPESO SCRUTINIO, SI PROFILA UN
TESTA A TESTA
La Commissione elettorale keniana (Eck) ha sospeso lo scrutinio
delle schede elettorali alle 19 e 30 ora locale (le 17 e
KENIA
29/12/2007 15.18
DISORDINI E TENSIONE IN ATTESA DEL RISULTATO DELLE ELEZIONI
AFRICA
29/12/2007 13.44
CONFERENZA DI NAIROBI: GLI ARGOMENTI E GLI OBIETTIVI
Replica del 16/12/2007) Sulla Conferenza svoltasi dal 6 all'8
dicembre, da Nairobi, a firma di Angelica Alhaique, riceviamo:
"La pace non è assenza di guerra: la pace è quando si ha la societa’
civile ha in mano le redini della propria vita: la Comunità di Koinonia,
fondata dal padre comboniano Renato Kizito Sesana, si è proposta di dare
maggiori opportunita’ agli emarginati della società, e realizzare con
“Africa Peace Point” un lavoro di mediazione dei conflitti. Obiettivi e
argomenti della Conferenza sono stati: identificare cause dei complessi
conflitti in Africa, gli interessi delle parti coinvolte nella contesa delle
risorse, delineare possibili strutture legali che facilitino il sorgere di
organismi governativi locali. I noti e meno noti giornalisti italiani presenti
sembrano impegnati nel comprendere di piu’i meccanismi dei conflitti,
affrontando argomenti quali:’Natura dei conflitti per il controllo delle
risorse”, ed Ernest Surrur, Segretario Permanente presso il ministero degli
Affari Pubblici della Sierra Leone, presenta il caso della guerra dei “blood
dimonds”; “governance” di cui parla il professor Ernest Wamba dia Wamba
della Repubblica Democratica del Congo, spiegando come non esista
‘transizione” se le strutture politiche restano sempre separate dalla
societa’ civile; “Conflitti nell’area dei Grandi Laghi in Africa” (Prof.
Labana Lasay Abar dell’Universita’di Kinshasa); ‘Globalizzazione e ruolo
della comunità internazionale nei conflitti per le risorse in Africa”, e il
Prof. Adekunle Amuwe esprime il suo pessimismo rispetto a ruolo della
comunita’ internazionale; e ancora “Cittadinanza, diritti e conflitti per le
risorse in Africa”. Su questo, John Katunga del Catholic Relief Services
spiega quali sono gli “ingredienti” che fanno di una risorsa naturale la
prima causa di conflitti: dinamiche di interesse, mal governo, l’accessibilita’
alla risorsa stessa. Di forte impatto emotivo e’ il discorso del Capo della
Commissone dei Diritti Umani del Kenya, Maina Kiai, che ha parlato di liberta’.
Molti paesi sono diventati indipendenti senza pero’ creare forti strutture
democratiche che accompagnassero il processo di conquista della liberta’:
“L’indipendenza senza conquista di un’identita’ e senza lo sviluppo di
una vita politica democratica e’ il punto dove molti paesi africani hanno
fallito". L’identita’ singola, il cittadino, e identita’ collettiva,
lo Stato sono i due elementi che vengono prima di ogni risoluzione dei
conflitti. Ed e’ parlando di identita’ e di liberta’ che si arriva al tema
del conflitto in Somalia, con l’intervento dell’inviato politico speciale
del ministero degli Esteri italiano per la Somalia, Mario Raffaeli che chiarisce
i nodi fondamentali della situazione della Somalia di oggi evidenziando
l’importanza di un approccio regionale: il ruolo delle forze internzionali, il
senso del governo di transizione a Mogadiscio, e la questione della sicurezza
cosi’ strettamente legata al processo di riconcilizione. Con l’invio di
forze di pace Onu, a patto del rispetto da parte sia del governo che delle
opposizioni di determinate condizioni, la sicurezza potra’ essere garantita e
il processo di formazione di un’istituzione governativa procedere fino al
2009. La chiusura della conferenza e’ stata dedicata a un “workshop” su
“I media e i conflitti per le risorse in Africa”.
AFRICA
29/12/2007 13.03
CONFERENZA DI NAIROBI: L'AFRICA, IL TERMITAIO E I FUNGHI VELENOSI
Replica del 16/12/2007 “Secondo un aforisma africano, un
termitaio che non vuole morire non deve permettere che funghi nocivi gli
crescano sotto; l'Africa ha invece permesso che questi funghi crescessero,
consentendo a tutti di sfruttare le sue risorse”: lo ha detto Ernest Surrur,
segretario permanente degli Affari pubblici e presidenziali della Sierra Leone,
in uno dei più coloriti interventi della Conferenza internazionale di Nairobi
sull’origine dei conflitti in Africa, intitolata “Cursed by riches:
resources and conflicts in Africa” (Maledetti dai ricchi: risorse e conflitti
in Africa), promossa da ‘Koinonia Community’ e Africa Peace Point’,
associazioni keniane di volontariato.
Il controllo delle risorse naturali da parte di paesi non africani e la presenza
di istituzioni statali deboli sono stati spesso la causa dei conflitti che negli
ultimi decenni hanno interessato molti paesi africani. Con l'aneddoto del
termitaio e e dei funghi Surrur si riferiva al periodo del colonialismo, ma
anche a quello successivo che ha visto le nazioni più ricche sfruttare in
maniera indiscriminata le risorse naturali del continente senza che la
popolazione locale ne beneficiasse; come è accaduto in Sierra Leone dove, ha
aggiunto Surrur, “è stata combattuta una guerra per procura di 10 anni, il
cui obiettivo era il controllo dei giacimenti diamantiferi”. Per Surrur, i
conflitti africani hanno interessato in definitiva paesi che presentavano
debolezza delle istituzioni, ricchezza di risorse naturali e una situazione di
declino economico. “Tutti noi, africani e occidentali – ha concluso –
abbiamo contribuito a distruggere l’Africa. Ed è per questo motivo che ora
tutti insieme dobbiamo impegnarci per ricostruirla”.
AFRICA
29/12/2007 12.13
CONFERENZA DI NAIROBI (2): DISCORSO
Replica del 16/12/2007) Una delle piu’ note debolezze
dell’Africa e’ la mancanza di conoscenza tecnica, abilita’ e strumenti per
creare ricchezza dalle loro risorse. C’e’ un’incapacita’ di aggiungere
valore alle materie prime esistenti cosi’ da essere lavorate e introdotte nei
mercati locali e internazionali e per negoziare prezzi e regole di mercato
migliori. Senza quella capacita’ le opportunita’ continueranno a scivolare
via o altri continueranno ad avvantaggiarsene senza che i benefici raggiungano
le persone nel nome delle quali queste negoziazioni vengono fatte. Dobbiamo
coltivare i valori del servizio e dell’impegno per il bene comune, della
tenacia e della pazienza fino alla realizzazione dei nostri obiettivi. Vedo
questo come importante per gli africani e specialmente per i leader che
dovrebbero governare e servire per il beneficio delle persone piuttosto che per
se stessi. Lavorando con le persone povere a livello di comunita’ e con le
persone povere e marginalizzate del Sud Sudan e attraverso l’Africa, e’
stato deprimente vedere i potenti fallire nel fornire i servizi necessari e nel
proteggere la loro terra. Invece hanno continuato a facilitare lo sfruttamento
delle persone e delle loro risorse.
Dopo aver sperimentato il mal governo nel corso del mio lavoro con i poveri in
Africa, e’ difficile mettere da parte riserve e dubbi espressi dai leader del
G8. Da cio’ scaturiscono molte sfide. Per esempio, come assicurarsi che la
societa’ civile nelle sue varie forme diventi un partecipante attivo nella
formulazione e nell’implementazione delle politiche? Come individualmente o
collettivamente utilizzare razionalmente e ai massimi effetti le risorse che il
continente possiede? Come superare il male dell’intolleranza politica e
religiosa?
Abbiamo visto che coloro al potere inventeranno continuamente scuse per
giustificare l’esclusione e le ingiustizie contro coloro che sono considerati
deboli e vulnerabili. Ma quando le risorse sono scarse, cosi’ ridotte che non
possono piu’ sostenere la vita, o quando non son equamente distribuite, ne
derivano inevitabilmente dei conflitti. I ricavi dalle estrazione delle risorse
naturali raggiungono i governi sotto forma di tasse, rette, e pagamenti di
indennita’. Ma il ricavo generato rimane un segreto tenuto nascosto: ne’ i
governi, ne’ le compagnie coinvolte dichiarano quanti soldi sono realmente
stati pagati. Questo problema e’ particolarmente serio in paesi che sono
fortemente dipendenti dalle entrate derivanti dall’estrazione delle risorse
naturali; i cittadini non hanno accesso alle informazioni per vincolare i loro
governi a rendicontare le spese e i governi possono fare a meno del bisogno di
legittimita’ popolare. C’e’ una lunga lista di paesi dove problemi di
questa natura sono stati identificati, quali l’Algeria, l’Angola, il Chad,
la Repubblica democratica del Congo, la Nigeria, il Sudan. Il Sudan e’ il
piu’ esteso paese dell’ Africa con una popolazione di circa 40 milioni di
abitanti. Il Sudan, comunque, e’ stato coinvolto in conflitti interni sin
dall’indipedenza, si e’ cercato di governare un paese con differenti storie
e culture politiche con lo strumento dell’uniformita’, piuttosto che
cercando di valorizzare la ricchezza delle diversita’.
Per quanto riguarda il Sud, l’islamizzazione, e alcuni direbbero
l’arabizzazione del paese, e’ stata una negazione delle tradizioni, della
cultura e religione dei sud sudanesi. Al cuore dei conflitti in Sudan, c’e’
la negazione della diversita’, dei diritti umani, della distribuzione delle
risorse tra le regioni e la risultante concentrazione del potere a Khartoum.
Da quanto detto, dunque, suggerisco che sia importante per noi ottenere una
chiara comprensione delle dinamiche che circondano i crescenti conflitti
risultanti dalla gestione delle risorse. Come Koinonia Community e Africa Peace
Point continueremo a impegnarci per il bene comune di questo paese e di questa
regione. Facendo questo il nostro approccio si sviluppera’ secondo le seguenti
linee:
- cercheremo di identificare e riconoscere, attraverso un processo di analisi
delle parti coinvolte, tutti i gruppi con interessi legittimi nelle risorse
contese;
- cercheremo di rafforzare la capacita’ dei gruppi piu’ deboli o esclusi di
articolare e negoziare i loro interessi;
- cercheremo di aumentare la coscienza pubblica riguardo alle diverse questioni
cosi’ che le diverse parti in causa possano superare le posizioni estreme
prima che si irrigidiscano;
- utilizzeremo un approccio empirico e pragmatico per identificare la giusta
composizione di strategie locali ed esterne e forum per mediare i conflitti e
negoziare nuove soluzioni;
- genereremo e condivideremo informazioni dettagliate e credibili necessarie a
esplicitare conflitti impliciti.
Infine:
- incoraggeremo i governi ad adottare politiche e strutture legali che
favoriscano la crescita di strutture locali di governo e che portino i gruppi
precedentemente esclusi a prendere parte nei processi decisionali.
Cosi facendo speriamo di contribuire alla possibilita’ per le persone che
condividono con noi il nostro viaggio in questo continente e in questo momento,
di vivere una vita piena.
Grazie a tutti.
AFRICA
29/12/2007 11.45
CONFERENZA DI NAIROBI : DISCORSO DI PADRE KIZITO SESANA
Ci siamo riuniti qui con la visione negli occhi e il peso nel cuore
dei milioni di africani che continuano a soffrire a causa di un sistema
internazionale la cui essenza sono guerra, violenza, razzismo, oppressione,
repressione e l’impoverimento dei poveri. Siamo tutti piu’ che consapevoli
che la pace e’ ben di piu’ che la semplice assenza di guerra, e che molti
paesi, considerati ufficialmente in pace, in realta’ continuano ad osservare
una continua violenza contro i membri piu vulnerabili della societa’. Le
nuvole scure ancora in bilico sulle nostre terre, specialmente in Africa, sono
ragione di grave preoccupazione. E’ quella la ragione del nostro umile invito
affinche’ insieme si esamini come poter coordinare ulteriormente i nostri
sforzi per muovere un passo avanti verso una più giusta e pacifica società.
Quando gli oppressi e gli svantaggiati prendono il loro destino nelle proprie
mani; e quando quelli divisi in amari conflitti si impegnano per la pace e alla
riconciliazione, questo e’ davvero un atto collettivo di straordinario
impegno.
E’ stato duro ammettere che il processo di costruzione della pace e’ una
grande sfida che richiede una visione a lungo termine e una profonda conoscenza,
e che in questi conflitti ci sono spesso attori potenti e nascosti. Ricordo che
durante il lavoro di mediazione di Africa Peace Point e Amani People Theatre per
gli scontri tribali in Kenya degli anni '90, dopo due o tre giorni di seminari
le due parti erano pronte per la riconciliazione e noi suggerimmo agli anziani
di mettere in atto i tradizionali rituali di riconciliazione. Ricevemmo questo
tipo di risposta:”Non possiamo praticarli, sarebbero inutili e potrebbero
essere discreditati. Perche’ i demoni che causano questi scontri e uccisioni
non sono qui. Quei demoni provengono da lontano e sono cosi potenti che i nostri
riti tradizionali non hanno forza contro di loro.”
E’ per noi un sogno che questa conferenza si sia riunita e si stia
realizzando. Aiutera’ tutti noi a capire meglio questo continente di cui siamo
parte e che amiamo profondamente. Il tema della conferenza – "Cursed by
riches: resources and conflicts in Africa" – vuole riaffermare quella
fede nella capacita’ di coloro che sono stati esclusi dalla guida nel dare
forma a un ordine nuovo e piu’ equo. Risuona come un impegno unire le nostre
mani con i governi in Africa, nei loro sforzi per affrontare l’eredita’ di
disuguaglianza nell’allocazione e nella distribuzione delle risorse, sia a
livello locale che internazionale. In tutta l’Africa ci sono conflitti che si
svolgono tra le nazioni, ma piu’ frequenti sono quelli che si svolgono
all’interno di una stessa nazione dove il coinvolgimento di stati confinanti o
distanti - o di demoni piu’ potenti - avviene soprattutto con la fornitura di
armi e basi per le fazioni combattenti. Piu’ numerosi e forse anche meno noti
sono i conflitti che non coinvolgono direttamente lo stato, ma che esistono a
livello locale tra gruppi in competizione per risorse quali l’acqua o la
terra.
DA LISBONA A NAIROBI, IN CERCA DI DIALOGO E PACE CON L'AFRICA
La Conferenza di Nairobi sull’origine dei conflitti in Africa -
"Cursed by riches: resources and conflicts in Africa" da un'idea di
padre Kizito Sesana, missionario da decenni impegnato sul fronte della pace e
del socorso agli ultimi - e il II vertice afroeuropeo di Lisbona (dopo il primo
del 'lontano' 2000) hanno alimentato nella prima parte di questo mese il
dibattito sui rapporti tra nuovo e vecchio continente, il ruolo di altre
presenze straniere in Africa e le iniziative italiane. Almeno tutta la prima
parte di questa "Finestra domenicale" - e forse anche il resto - si
aprirà sull'Africa, ospitando repliche e interventi che dovrebbero consentire
un ragionevole riepilogo. In questa introduzione alla pagina di oggi,
anticipiamo qui, a mo' di guida, soltanto qualche frase chiave del discorso di
Padre Kizito di cui più avanti proporremo ampi stralci.
- In tutta l’Africa ci sono conflitti che si svolgono tra le nazioni, ma più
frequenti sono quelli all’interno di una stessa nazione dove il coinvolgimento
di stati confinanti o distanti - o di demoni più potenti - avviene soprattutto
con la fornitura di armi e basi per le fazioni combattenti.
- I conflitti africani – guerra civile, ribellioni, conflitti civili,
instabilità politica e violenza etnica e di genere - sono la fonte dei problemi
umanitari del giorno d’oggi, inclusi gli spostamenti delle popolazioni e il
disordine economico. I costi in termini di sofferenza umana, ferite emotive,
perdita di vite, e distruzione di proprietà sono incalcolabili.
- Siamo tutti più che consapevoli che la pace è ben di piu’ che la semplice
assenza di guerra, e che molti paesi, considerati ufficialmente in pace, in
realta’ continuano a osservare una continua violenza contro i membri piu
vulnerabili della società.
KENIA
27/12/2007 21.30
ELEZIONI (4): INCIDENTI SPORADICI, SI È VOTATO IN LIBERTÀ
“Nella capitale – hanno riferito fonti missionarie della MISNA
da Nairobi – l’affluenza è stata altissima e si è votato nella calma; la
gente ha fatto code di quattro-cinque ore dimostrando una maturità superiore a
quella dei dirigenti politici. Si tratta sicuramente delle elezioni più libere
della storia del paese e il fatto che nessuno sia sicuro di vincere può essere
la dimostrazione che non ci sono stati brogli”. In attesa che la Commissione
elettorale renda noto il tasso di affluenza e, in attesa della conclusione dello
spoglio dei voti, le elezioni generali di oggi hanno dunque dato questo primo
tangibile risultato: con l’esclusione di sporadici incidenti, sono state
elezioni non-violente e libere. Lo hanno confermato i 350 osservatori di Unione
Europea e Stati Uniti, incaricati di seguire le operazioni di voto; lo hanno
confermato i confronti con quel che è avvenuto in passato; lo hanno confermato
le immagini di votanti in fila più o meno ordinata anche per ore. E’ stato
così a Nairobi, ma anche fuori dalla capitale la situazione non si è
presentata in maniera diversa: “Non ci sono stati incidenti rilevanti – ha
detto alla MISNA monsignor Francis Mwangi, segretario generale della diocesi di
Ngong, località a circa
KENIA
27/12/2007 16.06
ELEZIONI (3): VOTO NELLA CALMA A NAIROBI, FORTE AFFLUENZA ALLE URNE
È trascorsa finora nella calma a Nairobi la giornata elettorale in
cui sono convocati alle urne oltre 14 milioni di aventi diritto per scegliere il
nuovo presidente, un nuovo parlamento e le amministrazioni locali. "Almeno
200 persone erano in fila fin dall’alba aspettando l’apertura, alle 6.00,
del seggio allestito nell'aula del nostro centro di Kivuli. Credo che verso le
ore 10.00, la maggior parte dei circa mille iscritti avesse già votato. Tutto
si è svolto in un clima sereno” ha detto alla MISNA il missionario comboniano
padre Renato Sesana, più conosciuto come ‘Padre Kizito’, contattato presso
il centro fondato per aiutare bambini di strada nella zona ovest della capitale
keniana. L’alta affluenza registrata al centro di Kivuli sembra riflettere una
tendenza generale, per lo meno a Nairobi dove, secondo il missionario italiano,
queste elezioni hanno mobilitato un gran numero di votanti, forse il più alto
nella storia. Alcune tensioni dovute a ritardi nello svolgimento delle
operazioni di voto sono state segnalate nel quartiere di Kibera, una delle più
grandi baraccopoli del paese e di tutta l’Africa (circa un milione di
abitanti), ma la commissione elettorale ha già fatto sapere che i seggi
rimarranno aperti oltre le 17.00. La stampa locale riferisce che il candidato
alle presidenziali Raila Odinga, principale sfidante del capo di stato uscente
Mwai Kibaki, ha avuto qualche problema per votare nel seggio allestito presso
KENIA 27/12/2007 12.30
VOTAZIONI Elezioni:
vota anche Odinga
Al leader opposizione era stato impedito entrare al seggio NAIROBI, 27 DIC - Il leader dell'opposizione kenyana Raila Odinga ha votato, dopo che in un primo momento gli era stato impedito 'per problemi burocratici'. A Odinga era stato detto che non poteva votare in quanto, presso il seggio elettorale dove avrebbe dovuto essere registrato, mancava il suo nome. Una gaffe troppo grave per essere casuale: lo stesso Kibaki aveva parlato di 'mossa calcolata'. L'episodio e' avvenuto a Kibera, il piu' grande e drammatico slum di Nairobi, suo vero e proprio feudo.
KENIA
27/12/2007 8.32
ELEZIONI: AL VOTO, TRA PASSI IN AVANTI OGGETTIVI E VIOLENTE
PROVOCAZIONI
“La situazione a Nairobi è abbastanza tranquilla. Ieri ho
passato la mattina a Kibera, la più grande baraccopoli della capitale e ho
notato molta calma. È un buon segno perché di solito è proprio tra queste
baracche che si accendono i primi ‘fuochi’ di tensioni politiche”: lo dice
alla MISNA il missionario comboniano padre Renato Sesana, più conosciuto come
‘padre Kizito’, contattato a Nairobi alla vigilia delle elezioni di oggi
nella quale i keniani sono chiamati a scegliere un nuovo presidente, un nuovo
parlamento e le amministrazioni locali. I mezzi di informazione, soprattutto
internazionali, hanno puntato l’attenzione sulle violenze che hanno preceduto
il voto e che ieri - nell’ultimo di una serie di episodi che dall’avvio
della campagna elettorale ha causato la morte di 25 persone e il ferimento di
140 - ha visto una folla di sostenitori dell’opposizione uccidere alcuni
agenti di polizia (si parla di almeno tre) perché accusati di organizzare
brogli per contro dello schieramento governativo. Nonostante gli episodi
violenti, non molti per la verità e verificatisi soprattutto nelle
‘periferie’ del paese, e una campagna elettorale non meno intensa
soprattutto da parte di alcuni politici, recenti sondaggi hanno mostrato che i
keniani (79%) sono convinti che il voto sarà regolare e onesto e sono pronti ad
accettare (75%) la sconfitta dei propri candidati. “Nonostante i toni forti e
una campagna elettorale senza esclusioni di colpi, la gente si rende
perfettamente conto che il clima politico di questi ultimi anni è il più
libero da molto tempo a questa parte” dice alla MISNA un altro missionario
della Consolata interpellato a Nairobi, padre Gigi Anataloni, il quale
sottolinea come gli scontri tra i sostenitori dello schieramento governativo e
dei principali partiti d’opposizione hanno alimentato tensioni in alcune aree
storicamente ‘calde’ da un punto di vista politico. Ma più delle sporadiche
violenze tra fanatici di questo o quello schieramento, a preoccupare
maggiormente sia gli osservatori locali che quelli internazionali è soprattutto
il ricorso alle differenze tra gruppi etnici alimentato da alcuni candidati e
strumentalizzato per fini politici. “Da quando sono in Kenya non avevo mai
notato una polarizzazione sugli aspetti tribali così forte come quella alla
quale abbiamo assistito in questi mesi” dice ancora alla MISNA padre Kizito.
Come dimostra l’incidente di ieri, costato la vita ai poliziotti, soprattutto
i toni forti e aggressivi utilizzati dall’opposizione hanno acceso gli animi
di molti sostenitori , già ampiamente ‘riscaldati’ dall’aspra campagna
elettorale delle ultime settimane, nella quali si è passati dalle accuse di
“monopolio politico” mosse al gruppo etnico al quale appartiene il
presidente uscente, per finire, negli ultimi giorni, con il presunto piano di
brogli su scala nazionale con il sostegno delle amministrazioni provinciali.
Ovviamente tanto il presidente Kibaki, quanto il governo e le altre istituzioni
keniane hanno rigettato le accuse definite “provocazioni“. A parziale
giustificazione del clima incandescente la totale insicurezza sull’esito del
voto che si preannuncia come una gara all’ultimo voto tra il presidente
uscente Mwai Kibaki e il suo ex-ministro dei lavori pubblici oggi
all’opposizione Raila Odinga. Da ‘Kivuli’, il centro da lui fondato per
aiutare bambini di strada e che oggi ospita un seggio elettorale, padre Kizito
non se la sente di fare un pronostico sul nome del prossimo presidente: “Ci
sono molti indecisi i sondaggi danno il presidente uscente e Odinga testa a
testa, con un leggero vantaggio di quest’ultimo”. Nonostante le indagini
statistiche, tuttavia, molti osservatori locali e internazionali ritengono che
Kibaki dovrebbe ottenere una conferma e un secondo mandato, grazie ai buoni
risultati dell’economia e al comportamento generale del suo governo. “Kibaki
(eletto nel 2002 dopo dieci anni di governo del partito Kanu) è stato un passo
avanti enorme rispetto ai precedenti governi. Anche la corruzione, spesso citata
come il punto debole dell’amministrazione in carica, è molto inferiore ai
livelli del passato” dice ancora alla MISNA il missionario comboniano. Dello
stesso avviso anche un diplomatico occidentale contattato a Nairobi che chiede
di restare anonimo: “I cinque anni di Kibaki sono stati una rivoluzione
rispetto alla gestione Moi (riferendosi all’ex-presidente Daniel Arap Moi,
1992-2002). Anche l’accesa campagna elettorale di questi mesi è figlia di un
clima politico molto più aperto. Il fenomeno dei prigionieri politici è
scomparso, i mezzi di informazione hanno goduto di una libertà di stampa
impensabile fino a qualche anno fa. Il governo Kibaki ha fatto compiere al paese
molti passi in avanti. Paradossalmente il presidente rischia di essere sconfitto
proprio dal cambiamento che ha contribuito ad attuare nel paese, dal momento che
la gente vuole continuare ad andare avanti”. Anche il diplomatico, però, è
convinto che alla fine Kibaki potrebbe uscire vincitore dalle urne. “Il
momento positivo dell’economia e l’incertezza sulla gestione di Raila Odinga
potrebbero portare alla conferma di Kibaki, riconoscendo così i concreti passi
in avanti che il suo governo ha fatto compiere al paese” conclude la fonte
della MISNA.
KENIA
27/12/2007 8.29
APERTE LE URNE PER LE ELEZIONI GENERALI
Si sono aperti alle 06 del mattino ore locali, le
KENIA
26/12/2007 15.59
ELEZIONI: POLIZIOTTI UCCISI DA SOSTENITORI OPPOSIZIONE
Almeno tre poliziotti - ma qualche fonte dice anche otto - sono
stati uccisi oggi da una folla di sostenitori del candidato dell'opposizione
Raila Odinga che li accusava di operare per falsare le elezioni generali
(presidenziali, legislative e locali) di domani in Kenya. Le violenze sono
avvenute nella provincia di Nyanza, ovest del paese, nota come una delle
roccaforti dell’opposizione guidata da Odinga, principale avversario del
presidente Mwai Kibaki. Ad alimentare le tensioni starebbero contribuendo
fortemente le ripetute accuse di brogli mosse al governo dal partito di Odinga (Orange
democratic movement, Odm), secondo cui Kibaki intenderebbe utilizzare forze di
sicurezza e agenti delle amministrazioni provinciali per falsare il voto. Accuse
che hanno acceso gli animi di molti sostenitori dell’opposizione, già
ampiamente ‘riscaldati’ dall’aspra campagna elettorale delle ultime
settimane e dai toni molto aggressivi utilizzati soprattutto dalla minoranza.
Oggi Mwai Kibaki ha respinto, attraverso un comunicato ufficiale della
presidenza, le accuse di possibili brogli e ha invitato i keniani a esercitare
serenamente il loro diritto di elettori, assicurando un voto onesto e
trasparente, monitorato da oltre 30.000 osservatori elettorali sia locali che
internazionali. Odinga, in testa in alcuni sondaggi realizzati nelle scorse
settimane, ha cambiato negli ultimi 15 anni sette differenti formazioni
politiche. Noto per il suo presunto ascendente soprattutto tra una parte dei
settori più svantaggiati della popolazione, Odinga viene ritenuto da alcuni un
populista e un opportunista politico.
SUD DEL MONDO
26/12/2007 15.04
BREVI DALL’AFRICA (Ciad, Nigeria, Kenya)
CIAD – Dai 7 agli 11 anni di reclusione, accompagnati dai lavori
forzati, sono stati chiesti oggi dal procuratore generale di N'Djamena per i sei
francesi dell’organizzazione Arca di Zoé sotto processo nella capitale
ciadiana per aver cercato di portare in Francia illegalmente 103 bambini. Ai sei
viene contestato il tentato sequestro dei bambini e la falsificazione di
documenti pubblici.
NIGERIA – Sono una quarantina, secondo un bilancio ufficioso e ancora parziale
diffuso dai mezzi di informazione nigeriani, le persone morte ieri
nell’esplosione di un oleodotto nella zona occidentale dello stato di Lagos.
Come accaduto più volte in passato, l’esplosione sarebbe avvenuta mentre la
gente era impegnata a sottrarre illegalmente il greggio da una conduttura
dell’azienda petrolifera nigeriana (Nnpc) all’altezza del villaggio di
Adagbo, nell’area di Victoria Island.
KENYA – Un accompagnatore turistico italiano è stato ucciso ieri nel corso di
una rapina mentre si trovava nella sua abitazione. Lo ha confermato il ministero
degli Esteri italiano, precisando che l’uomo, di 30 anni, lavorava per una
nota azienda turistica italiana.
KENIA
23/12/2007 17.29
ELEZIONI (5): SI MOLTIPLICANO APPELLI AD ACCETTARE IL VOTO
Si moltiplicano gli appelli lanciati nelle ultime ore ai candidati
di tutti gli schieramenti affinchè accettino il responso delle urne senza
provocare tensioni e accendere animi. Negli ultimi giorni, soprattutto dagli
ambienti religiosi, si sono levate numerose voci, rivolte tanto ai candidati
presidenziali quanto ai deputati, a “essere coraggiosi e accettare i
risultati”, per usare le parole dell Chiesa anglicana del Kenya in una nota.
Già nei giorni scorsi i membri del Forum-interreligioso keniano - nel quale
sono raccolti insieme cattolici, protestanti, evangelici, musulmani, hindu –
avevano invitato gli eventuali delusi dall’esito del voto a “desistere dalla
violenza” e cercare la giustizia per vie legali. “Dal momento che nelle
elezioni ci sono sempre vincitori e vinti, vi saranno persone non soddisfatte
dall’esito del voto. Queste insoddisfazione, tuttavia, non dovrà causare
manifestazioni di strada e caos” si legge in una nota del Forum, nel quale si
invitano soprattutto i candidati alle presidenziali a calmare gli animi. “Un
candidato che incita alla violenza non merita di guidare un paese” aggiungono.
Una posizione che sembra essere condivisa dalla maggior parte dei keniani che,
come mostra un sondaggio diffuso nelle ultime ore, al 75% ha detto di essere
pronto ad accettare “serenamente” la sconfitta del proprio candidato. Il
79,8% delle persone interpellate si è, inoltre, detta fiduciosa del fatto che
le prossime elezioni saranno “libere e corrette”.
KENIA
23/12/2007 16.43
ELEZIONI (4): SEGGI MOBILI NELLE AREE A RISCHIO
(replica del 20/12/2007)
Accogliendo la proposta della Conferenza episcopale keniana di adoperare seggi
mobili per le elezioni generali del 27 dicembre, la Commissione elettorale
keniana ne ha autorizzato la dislocazione in alcune aree dei distretti di
Juresoi, Monte Elgon, Samburu e Baringo, dove per recenti violenze parte della
popolazione locale è stata costretta a spostarsi in temporanei campi profughi.
La decisione è stata presa in seguito ad alcuni sopralluoghi della Commissione
e il provvedimento riguarda diverse migliaia di elettori che, dimostrando con
testimoni la propria identità, avranno la possibilità di votare anche in
mancanza di documenti e scheda elettorale. Intanto, si moltiplicano gli appelli
alla calma per evitare ulteriori violenze; secondo un rapporto della Commissione
nazionale per i diritti umani (Knchr) sarebbero state più di 70 le persone
uccise in cinque mesi a causa di scontri legati alla campagna elettorale. Nelle
ultime settimane, organismi e istituzioni, tra cui la Conferenza episcopale
keniana, hanno moltiplicato gli appelli alla tolleranza e alla calma,
denunciando le strumentalizzazioni di alcuni politici candidati alle elezioni
locali. Il 27 dicembre, circa 14 milioni di keniani dovranno eleggere il
presidente, i 210 membri del parlamento e 2484 rappresentanti locali. Per la
massima carica dello stato dovranno scegliere tra nove canditati: i principali
sfidanti sono il presidente uscente Mwai Kibaki, Raila Odinga, in testa ad
alcuni sondaggi, e Kalonzo Musyoka
KENIA
23/12/2007 16.09
ELEZIONI (3): COMMISSIONE ELETTORALE CONTRO CHI ACCENDE TENSIONI
(replica del 21/12/2007)
Un sottosegretario e sette candidati al parlamento sono stati convocati oggi
dalla Commissione elettorale keniana (Eck) per essere interrogati in merito alle
accuse di aver fomentato le violenze durante la campagna elettorale nella quale
sono impegnati. Lo riporta, con ampio risalto, la stampa locale, precisando che
la Commissione elettorale ha convocato per l’occasione il proprio comitato
etico, oltre ad aver chiesto di interrogare anche il capo della Polizia
nazionale in merito alle modalità con le quali la polizia sta contenendo le
violenze che stanno accompagnando, seppur in maniera molto inferiore al passato,
la campagna elettorale per le elezioni generali del prossimo 27 settembre. Le
autorità keniane stanno affrontando in maniera molto seria le violenze
pre-elettorali e hanno annunciato misure nei confronti di chiunque venga
ritenuto responsabile, nel corso di comizi, di incitare all’odio e alla
violenza, arrivando anche a chiedere ai candidati di registrare i propri
discorsi per potersi difendere in sede legale. Secondo un bilancio diffuso nei
giorni scorsi dalla Commissione governativa per i diritti umani, sono una
settantina le persone morte negli ultimi cinque mesi in violenze riconducibili
alle tensioni politiche in vista delle elezioni. Oggi anche il capo della
missione elettorale inviata dall’Unione Europea per seguire il voto del 27
dicembre ha “deplorato” gli episodi violenti. Tuttavia le tensioni delle
ultime settimane, particolarmente evidenziate dalla stampa, sembrano non
preoccupare particolarmente la maggioranza dei keniani, che, in un sondaggio
diffuso nelle ultime ore, si sono al 79,8% detti fiduciosi del fatto che le
prossime elezioni saranno “libere e corrette”, mentre il 75% dei votanti ha
detto di essere pronto ad accettare “serenamente” la sconfitta del proprio
candidato.[
KENIA
23/12/2007 15.42
ELEZIONI (2): VIOLENZE PRIMA DEL VOTO, OLTRE 70 VITTIME IN CINQUE
MESI
(replica del 17/12/2007)
Sarebbero state più di 70 le persone uccise negli ultimi cinque mesi a causa di
violenze legate alla corsa per le elezioni generali del prossimo 27 dicembre o
di scontri apparentemente “etnici”: il bilancio è contenuto in un rapporto
della Commissione nazionale per i diritti umani (Knchr) diffuso oggi. Nelle
ultime settimane, diverse fonti, tra cui la Conferenza episcopale del Kenya,
hanno moltiplicato gli appelli alla tolleranza e alla calma, denunciando come
gli scontri intercomunitari siano in realtà frutto delle strumentalizzazioni
operate da alcuni politici senza scrupoli candidati alle elezioni locali. Il
rapporto della Knchr sottolinea che diverse migliaia di civili sono stati
costretti a lasciare le loro abitazioni a causa del clima di violenza e
rischiano di non poter votare. Le zone più colpite dalle tensioni
pre-elettorali, riferisce l’organismo per i diritti umani, sono i distretti di
Molo e del Monte Elgon, nell’ovest del paese. “Mentre in alcuni casi, la
polizia è stata piuttosto reattiva, siamo preoccupati di fronte alla sua
incapacità a contenere l’ondata di violenza in particolare a Kuresoi
(distretto di Molo) e nel distretto del Monte Elgon, dove la polizia possedeva
informazioni sugli attacchi in preparazione” si legge nel rapporto. Tra dieci
giorni circa 14 milioni di keniani dovranno eleggere il presidente, i 210 membri
del parlamento e 2484 rappresentanti locali. Per la massima carica dello stato
dovranno scegliere tra nove canditati; i principali sfidanti sono il presidente
uscente Mwai Kibaki, Raila Odinga, in testa ad alcuni sondaggi, e Kalonzo
Musyoka.
KENIA
23/12/2007 15.28
ELEZIONI: TESTA A TESTA FRA PRESIDENTE USCENTE E CANDIDATO
OPPOSIZIONE
(replica del 19/12/2007)
Si prospetta come un serrato testa a testa tra il presidente uscente Mwai Kibaki
e il principale avversario Raila Odinga, suo ex-ministro dei Lavori pubblici,
l’esito del voto per le presidenziali che si terranno, insieme alle
legislative e alle elezioni locali, il prossimo 27 dicembre in Kenya. Gli ultimi
sondaggi diffusi in queste ore, infatti, segnalano Kibaki e Odinga in testa alle
preferenze con circa il 40% delle intenzioni di voto. Se nell’indagine
statistica realizzata dal gruppo ‘Steadman’ Odinga resta in vantaggio col
45% su Kibaki col 43% (un dato che evidenzia comunque il recupero di
quest’ultimo), nel sondaggio della Gallup, le parti si sarebbero ribaltate e
il presidente uscente in cerca di un secondo mandato sarebbe in testa di due
punti percentuali sul principale candidato dell’opposizione. Entrambi i
sondaggi concordano nel piazzare al terzo posto e a grande distanza, con poco più
del 10% dei pareri, Kalonzo Musyoka, che come Odinga era stato ministro nel
governo Kibaki, prima che si consumasse la rottura maturata durante il
referendum costituzionale di due anni fa. “Per le strade di Nairobi si respira
un forte sostegno a Odinga, che sembra essere il candidato più popolare, ma il
responso delle urne potrebbe garantire la conferma di Kibaki, grazie al fatto
che, tutto sommato, il suo governo ha ottenuto buoni risultati e che si è
garantito il sostegno del partito Kanu, al potere in Kenya per dieci anni dal
1992 al
KENIA
23/12/2007 15.26
VERSO IMPORTANTI ELEZIONI
Continuiamo l’avvicinamento alle importanti elezioni che il 27
dicembre porteranno 14 milioni di keniani a eleggere il nuovo presidente della
repubblica e i 210 deputati del parlamento, oltre agli amministratori locali.
Riproponiamo le principali notizie della settimana e alcuni aggiornamenti delle
ultime ore.
KENIA
21/12/2007 21.02
ELEZIONI: COMMISSIONE ELETTORALE CONTRO
Un sottosegretario e sette candidati al parlamento sono stati
convocati oggi dalla Commissione elettorale keniana (Eck) per essere interrogati
in merito alle accuse di aver fomentato le violenze durante la campagna
elettorale nella quale sono impegnati. Lo riporta, con ampio risalto, la stampa
locale, precisando che la Commissione elettorale ha convocato per l’occasione
il proprio comitato etico, oltre ad aver chiesto di interrogare anche il capo
della Polizia nazionale in merito alle modalità con le quali la polizia sta
contenendo le violenze che stanno accompagnando, seppur in maniera molto
inferiore al passato, la campagna elettorale per le elezioni generali del
prossimo 27 settembre. Le autorità keniane stanno affrontando in maniera molto
seria le violenze pre-elettorali e hanno annunciato misure nei confronti di
chiunque venga ritenuto responsabile, nel corso di comizi, di incitare
all’odio e alla violenza, arrivando anche a chiedere ai candidati di
registrare i propri discorsi per potersi difendere in sede legale. Secondo un
bilancio diffuso nei giorni scorsi dalla Commissione governativa per i diritti
umani, sono una settantina le persone morte negli ultimi cinque mesi in violenze
riconducibili alle tensioni politiche in vista delle elezioni. Oggi anche il
capo della missione elettorale inviata dall’Unione Europea per seguire il voto
del 27 dicembre ha “deplorato” gli episodi violenti. Tuttavia le tensioni
delle ultime settimane, particolarmente evidenziate dalla stampa, sembrano non
preoccupare particolarmente la maggioranza dei keniani, che, in un sondaggio
diffuso nelle ultime ore, si sono al 79,8% detti fiduciosi del fatto che le
prossime elezioni saranno “libere e corrette”, mentre il 75% dei votanti ha
detto di essere pronto ad accettare “serenamente” la sconfitta del proprio
candidato.
AFRICA
21/12/2007 4.20
PERICOLO DI GRAVE EPIDEMIA DI MENINGITE?
KENIA
20/12/2007 4.22
ELEZIONI:
SEGGI MOBILI NELLE AREE A RISCHIO VIOLENZA
KENIA
17/12/2007 15.56
ELEZIONI:
VIOLENZE PRIMA DEL VOTO, OLTRE 70 VITTIME IN CINQUE MESI
KENIA
16/12/2007 19.10
ELEZIONI:
UN ‘MANIFESTO’ PER LE NECESSITA’ DELLA GENTE
KENIA
16/12/2007 18.35
ELEZIONI
: SECONDO ALCUNI SONDAGGI, OPPOSIZIONE IN VANTAGGIO
KENIA
16/12/2007 17.50
ELEZIONI:
IL "NO" DEI VESCOVI ALLA VIOLENZA
KENIA
16/12/2007 17.30
UN
APPELLO ALLA "TOLLERANZA E ALLA MATURITA'"
KENIA
16/12/2007 17.01
VERSO
IMPORTANTI ELEZIONI
Comincia
domani l’ultima settimana di campagna elettorale prima delle elezioni in cui
circa 14 milioni di keniani il 27 dicembre eleggeranno il presidente della
repubblica e i 210 deputati del parlamento. Ecco allora le nostre ultime
informazioni a cui, andando verso la chiusura della pagina, potrà far seguito
qualche titolo su altri argomenti.
AFRICA
16/12/2007 14.31
CONFERENZA
DI NAIROBI (3): L'AFRICA, IL TERMITAIO E I FUNGHI VELENOSI. . .
Il controllo delle risorse naturali da parte di paesi non africani e la presenza
di istituzioni statali deboli sono stati spesso la causa dei conflitti che negli
ultimi decenni hanno interessato molti paesi africani. Con l'aneddoto del
termitaio e e dei funghi Surrur si riferiva al periodo del colonialismo, ma
anche a quello successivo che ha visto le nazioni più ricche sfruttare in
maniera indiscriminata le risorse naturali del continente senza che la
popolazione locale ne beneficiasse; come è accaduto in Sierra Leone dove, ha
aggiunto Surrur, “è stata combattuta una guerra per procura di 10 anni, il
cui obiettivo era il controllo dei giacimenti diamantiferi”. Per Surrur, i
conflitti africani hanno interessato in definitiva paesi che presentavano
debolezza delle istituzioni, ricchezza di risorse naturali e una situazione di
declino economico. “Tutti noi, africani e occidentali – ha concluso –
abbiamo contribuito a distruggere l’Africa. Ed è per questo motivo che ora
tutti insieme dobbiamo impegnarci per ricostruirla”.
AFRICA
16/12/2007 10.17
CONFERENZA
DI NAIROBI: DAGLI APPUNTI DI UNA "FREE LANCE"
"Nairobi, fulcro economico dell’Africa dell’Est e capitale di un paese,
il Kenya, alle porte di alcune fra le aree più problematiche del continente. La
Conferenza sulle risorse e i conflitti in Africa organizzata da Africa Peace
Point si è svolta qui, a metà strada fra i palazzi del quartiere finanziario e
l’immensa baraccopoli di Kibera, altra faccia dell’Africa indipendente, che
ha intrapreso da tempo il suo cammino verso lo sviluppo e
AFRICA
16/12/2007 9.30
Sulla Conferenza svoltasi dal 6 all'8 dicembre, da Nairobi, a firma di Angelica Alhaique, riceviamo:
"La pace non è assenza di guerra: la pace è quando si ha la società
civile ha in mano le redini della propria vita: la Comunità di Koinonia,
fondata dal padre comboniano Renato Kizito Sesana, si è proposta di dare
maggiori opportunità agli emarginati della società, e realizzare con “Africa
Peace Point” un lavoro di mediazione dei conflitti. Obiettivi e argomenti
della Conferenza sono stati: identificare cause dei complessi conflitti in
Africa, gli interessi delle parti coinvolte nella contesa delle risorse,
delineare possibili strutture legali che facilitino il sorgere di organismi
governativi locali. I noti e meno noti giornalisti italiani presenti sembrano
impegnati nel comprendere di più i meccanismi dei conflitti, affrontando
argomenti quali:’Natura dei conflitti per il controllo delle risorse”, ed
Ernest Surrur, Segretario Permanente presso il ministero degli Affari Pubblici
della Sierra Leone, presenta il caso della guerra dei “blood dimonds”;
“governance” di cui parla il professor Ernest Wamba dia Wamba della
Repubblica Democratica del Congo, spiegando come non esista ‘transizione” se
le strutture politiche restano sempre separate dalla società civile;
“Conflitti nell’area dei Grandi Laghi in Africa” (Prof. Labana Lasay Abar
dell’Universita’di Kinshasa); ‘Globalizzazione e ruolo della comunità
internazionale nei conflitti per le risorse in Africa”, e il Prof. Adekunle
Amuwe esprime il suo pessimismo rispetto a ruolo della comunita’
internazionale; e ancora “Cittadinanza, diritti e conflitti per le risorse in
Africa”. Su questo, John Katunga del Catholic Relief Services spiega quali
sono gli “ingredienti” che fanno di una risorsa naturale la prima causa di
conflitti: dinamiche di interesse, mal governo, l’accessibilità alla risorsa
stessa. Di forte impatto emotivo e’ il discorso del Capo della Commissione dei
Diritti Umani del Kenya, Maina Kiai, che ha parlato di libertà. Molti paesi
sono diventati indipendenti senza però creare forti strutture democratiche che
accompagnassero il processo di conquista della libertà: “L’indipendenza
senza conquista di un’identità e senza lo sviluppo di una vita politica
democratica e’ il punto dove molti paesi africani hanno fallito".
L’identità singola, il cittadino, e identità collettiva, lo Stato sono i due
elementi che vengono prima di ogni risoluzione dei conflitti. Ed e’ parlando
di identità e di libertà che si arriva al tema del conflitto in Somalia, con
l’intervento dell’inviato politico speciale del ministero degli Esteri
italiano per la Somalia, Mario Raffaeli che chiarisce i nodi fondamentali della
situazione della Somalia di oggi evidenziando l’importanza di un approccio
regionale: il ruolo delle forze internazionali, il senso del governo di
transizione a Mogadiscio, e la questione della sicurezza così strettamente
legata al processo di riconciliazione. Con l’invio di forze di pace Onu, a
patto del rispetto da parte sia del governo che delle opposizioni di determinate
condizioni, la sicurezza potrà essere garantita e il processo di formazione di
un’istituzione governativa procedere fino al 2009. La chiusura della
conferenza e’ stata dedicata a un “workshop” su “I media e i conflitti
per le risorse in Africa”.
AFRICA
16/12/2007 8.30
CONFERENZA
DI NAIROBI : DISCORSO DI PADRE KIZITO SESANA (testo integrale)
Vi ringrazio di cuore per la vostra partecipazione a questa conferenza
organizzata dalla comunità di Koinonia e Africa Peace Point, con la
collaborazione di altre organizzazioni. Ci siamo riuniti qui con la visione
negli occhi e il peso nel cuore dei milioni di africani che continuano a
soffrire a causa di un sistema internazionale la cui essenza sono guerra,
violenza, razzismo, oppressione, repressione e l’impoverimento dei poveri.
Siamo tutti più che consapevoli che la pace e’ ben di più che la semplice
assenza di guerra, e che molti paesi, considerati ufficialmente in pace, in
realtà continuano ad osservare una continua violenza contro i membri più
vulnerabili della società. Le nuvole scure ancora in bilico sulle nostre terre,
specialmente in Africa, sono ragione di grave preoccupazione. E’ quella la
ragione del nostro umile invito affinché insieme si esamini come poter
coordinare ulteriormente i nostri sforzi per muovere un passo avanti verso una
più giusta e pacifica società.
Quando
gli oppressi e gli svantaggiati prendono il loro destino nelle proprie mani; e
quando quelli divisi in amari conflitti si impegnano per la pace e alla
riconciliazione, questo e’ davvero un atto collettivo di straordinario
impegno. Come Koinonia Community - una comunità cristiana laica al servizio
delle vite dei più poveri ed emarginati della società- abbiamo, insieme con
Africa Peace Point, proiettato i nostri sforzi in questa direzione: dare la
possibilità ai più deboli di prendere in mano il loro stesso destino. Sappiamo
di essere piccoli e deboli, e il riunirsi oggi e’ testimonianza di questo
sforzo. La maggior parte delle persone che lavorano qui a diversi livelli
provengono da contesti di marginalizzazione e povertà. Negli ultimi 15 anni
abbiamo lavorato senza sosta per realizzare questo viaggio di pace. Già nel
1991 fummo invitati come mediatori dalle fazione in guerra Spla, e nel
E’ per noi oggi un sogno che questa conferenza si sia riunita e si stia
realizzando. Aiuterà tutti noi a capire meglio questo continente di cui siamo
parte e che amiamo profondamente. Il tema della conferenza – "Cursed by
riches: resources and conflicts in Africa" – vuole riaffermare quella
fede nella capacità di coloro che sono stati esclusi dalla guida nel dare forma
a un ordine nuovo e più equo. Risuona come un impegno unire le nostre mani con
i governi in Africa, nei loro sforzi per affrontare l’eredita’ di
disuguaglianza nell’allocazione e nella distribuzione delle risorse, sia a
livello locale che internazionale. In tutta l’Africa ci sono conflitti che si
svolgono tra le nazioni, ma più frequenti sono quelli che si svolgono
all’interno di una stessa nazione dove il coinvolgimento di stati confinanti o
distanti - o di demoni più potenti - avviene soprattutto con la fornitura di
armi e basi per le fazioni combattenti. Più numerosi e forse anche meno noti
sono i conflitti che non coinvolgono direttamente lo stato, ma che esistono a
livello locale tra gruppi in competizione per risorse quali l’acqua o
Una
delle più note debolezze dell’Africa e’ la mancanza di conoscenza tecnica,
abilità e strumenti per creare ricchezza dalle loro risorse. C’e’ una
incapacità di aggiungere valore alle materie prime esistenti così da essere
lavorate e introdotte nei mercati locali e internazionali e per negoziare prezzi
e regole di mercato migliori. Senza quella capacità le opportunità
continueranno a scivolare via o altri continueranno ad avvantaggiarsene senza
che i benefici raggiungano le persone nel nome delle quali queste negoziazioni
vengono fatte. Dobbiamo coltivare i valori del servizio e dell’impegno per il
bene comune, della tenacia e della pazienza fino alla realizzazione dei nostri
obiettivi. Vedo questo come importante per gli africani e specialmente per i
leader che dovrebbero governare e servire per il beneficio delle persone
piuttosto che per se stessi. Lavorando con le persone povere a livello di
comunità e con le persone povere e marginalizzate del Sud Sudan e attraverso
l’Africa, e’ stato deprimente vedere i potenti fallire nel fornire i servizi
necessari e nel proteggere la loro terra. Invece hanno continuato a facilitare
lo sfruttamento delle persone e delle loro risorse. Dopo aver sperimentato il
mal governo nel corso del mio lavoro con i poveri in Africa, e’ difficile
mettere da parte riserve e dubbi espressi dai leader del G8. Da ciò
scaturiscono molte sfide. Per esempio, come assicurarsi che la società civile
nelle sue varie forme diventi un partecipante attivo nella formulazione e
nell’implementazione delle politiche? Come individualmente o collettivamente
utilizzare razionalmente e ai massimi effetti le risorse che il continente
possiede? Come superare il male dell’intolleranza politica e religiosa?
Abbiamo visto che coloro al potere inventeranno continuamente scuse per
giustificare l’esclusione e le ingiustizie contro coloro che sono considerati
deboli e vulnerabili. Ma quando le risorse sono scarse, così ridotte che non
possono più sostenere la vita, o quando non sono equamente distribuite, ne
derivano inevitabilmente dei conflitti. I ricavi dalle estrazione delle risorse
naturali raggiungono i governi sotto forma di tasse, rette, e pagamenti di
indennità. Ma il ricavo generato rimane un segreto tenuto nascosto: ne’ i
governi, ne’ le compagnie coinvolte dichiarano quanti soldi sono realmente
stati pagati. Questo problema e’ particolarmente serio in paesi che sono
fortemente dipendenti dalle entrate derivanti dall’estrazione delle risorse
naturali; i cittadini non hanno accesso alle informazioni per vincolare i loro
governi a rendicontare le spese e i governi possono fare a meno del bisogno di
legittimità popolare. C’e’ una lunga lista di paesi dove problemi di questa
natura sono stati identificati, quali l’Algeria, l’Angola, il Chad, la
Repubblica democratica del Congo, la Nigeria, il Sudan. Il Sudan e’ il più
esteso paese dell’ Africa con una popolazione di circa 40 milioni di abitanti.
Il Sudan, comunque, e’ stato coinvolto in conflitti interni sin
dall’indipendenza, si e’ cercato di governare un paese con differenti storie
e culture politiche con lo strumento dell’uniformità, piuttosto che cercando
di valorizzare la ricchezza delle diversità.
Per quanto riguarda il Sud, l’islamizzazione, e alcuni direbbero
l’arabizzazione del paese, e’ stata una negazione delle tradizioni, della
cultura e religione dei sud sudanesi. Al cuore dei conflitti in Sudan, c’e’
la negazione della diversità, dei diritti umani, della distribuzione delle
risorse tra le regioni e la risultante concentrazione del potere a Khartoum.
Da
quanto detto, dunque, suggerisco che sia importante per noi ottenere una chiara
comprensione delle dinamiche che circondano i crescenti conflitti risultanti
dalla gestione delle risorse. Come Koinonia Community e Africa Peace Point
continueremo a impegnarci per il bene comune di questo paese e di questa
regione. Facendo questo il nostro approccio si svilupperà secondo le seguenti
linee:
-
cercheremo di identificare e riconoscere, attraverso un processo di analisi
delle parti coinvolte, tutti i gruppi con interessi legittimi nelle risorse
contese;
- cercheremo di rafforzare la capacità dei gruppi più deboli o esclusi di
articolare e negoziare i loro interessi;
-
cercheremo di aumentare la coscienza pubblica riguardo alle diverse questioni
così che le diverse parti in causa possano superare le posizioni estreme prima
che si irrigidiscano;
- utilizzeremo un approccio empirico e pragmatico per identificare la giusta
composizione di strategie locali ed esterne e forum per mediare i conflitti e
negoziare nuove soluzioni;
-
genereremo e condivideremo informazioni dettagliate e credibili necessarie a
esplicitare conflitti impliciti.
Infine:
- incoraggeremo i governi ad adottare politiche e strutture legali che
favoriscano la crescita di strutture locali di governo e che portino i gruppi
precedentemente esclusi a prendere parte nei processi decisionali.
Cosi
facendo speriamo di contribuire alla possibilità per le persone che condividono
con noi il nostro viaggio in questo continente e in questo momento, di vivere
una vita piena.
KENIA
14/12/2007 8.29
UN
‘MASTER’ IN SVILUPPO… INIZIATO TRA L’IMMONDIZIA DI NAIROBI
ELEZIONI:
VESCOVI INVOCANO TOLLERANZA, “NO ALLE MANIPOLAZIONI POLITICHE”
KENIA
12/12/2007 8.44
ELEZIONI:
UN ‘MANIFESTO’ PER LE NECESSITA’ DELLA GENTE
Accesso
alla scuola, sicurezza, libertà di informazione e cure mediche garantite sono
alcune delle richieste contenute nel manifesto stilato e diffuso dalla
Commissione per i diritti umani del Kenya (Khrc) sotto il titolo “Manifesto
nazionale della popolazione. Dalle promesse dei politici alle richieste della
gente”. Il documento, creato sulla base delle domande espresse dai cittadini
di 55 distretti del paese, è stato presentato in occasione della giornata
internazionale per i Diritti Umani e mira a sensibilizzare l’intera classe
politica keniana alle necessità dell’elettorato. “E’ la prima volta nella
storia del Kenia che la gente dialoga direttamente con il potere – ha detto il
presidente della Khrc, Muthoni Wanyeki – ed esercita il diritto a determinare
il proprio destino”. Tra le richieste formulate nel manifesto, anche la
costruzione di nuovi dispensari, scuole superiori e centri per l’istruzione
degli adulti, oltre al completamento del processo di revisione costituzionale e
un maggiore impegno per favorire l’accesso delle donne a ruoli di potere. Il
Kenia è entrato nelle ultime due settimane di campagna elettorale: il prossimo
27 dicembre, circa 14 milioni di keniani si recheranno alle urne per eleggere il
presidente e 210 deputati.
KENIA
11/12/2007 4.31
ELEZIONI:
PRESIDENZIALI, SONDAGGI CONFERMANO VANTAGGIO OPPOSIZIONE
È Raila Odinga, principale candidato dell’opposizione, a guidare la corsa per le elezioni presidenziali del prossimo 27 dicembre in Kenya. Lo sostiene l’ultimo sondaggio realizzato nel paese e riportato dai principali mezzi di informazione keniani, secondo i quali la ricerca demoscopica realizzata dal gruppo Steadman confermerebbe le difficoltà del presidente uscente Mwai Kibaki. In base al sondaggio, Odinga avrebbe raccolto il 46% delle dichiarazioni di voto, contro il 42% di Kibaki. L’ultima ricerca realizzata dallo stesso gruppo solo la scorsa settimana, dava i due candidati favoriti testa a testa con circa il 43% delle preferenze. Il vantaggio di Odinga è emerso anche in altri due differenti sondaggi diffusi venerdì scorso in Kenya: entrambi danno Kibaki staccato di 5 punti percentuali. Tuttavia sono gli stessi sondaggisti a evidenziare come “il panorama politico non sia certo statico” e che i molti ‘indecisi’ potrebbero riservare delle sorprese. La Commissione elettorale keniana ha convalidato in totale la candidatura di sette aspiranti alla presidenza; oltre al presidente uscente, che concorre per un secondo mandato di cinque anni, e a quella del’ex ministro dei lavori pubblici Raila Odinga, figurano anche Kalonzo Musyoka, ex ministro degli Esteri, e altri quattro esponenti minori (Pius Muiru, Waweu Ngethe, Jeremiah Nkubu Wanyonyi e Kenneth Matita). Saranno circa 14 milioni i keniani che il prossimo 27 dicembre si recheranno alle urne per eleggere il presidente della Repubblica e 210 deputati del parlamento.
CONFERENZA
DI NAIROBI (3): DISCORSO DI PADRE KIZITO SESANA (testo integrale)
Ecco
il testo integrale del discorso d'apertura pronunciato da padre Renato Kizito
Sesana:
"Vi
ringrazio di cuore per la vostra partecipazione a questa conferenza organizzata
dalla comunità di Koinonia e Africa Peace Point, con la collaborazione di altre
organizzazioni. Ci siamo riuniti qui con la visione negli occhi e il peso nel
cuore dei milioni di Africani che continuano a soffrire a causa di un sistema
internazionale la cui essenza sono guerra, violenza, razzismo, oppressione,
repressione e l’impoverimento dei poveri. Siamo tutti più che consapevoli che
la pace e’ ben di più che la semplice assenza di guerra, e che molti paesi,
considerati ufficialmente in pace, in realtà continuano ad osservare una
continua violenza contro i membri più vulnerabili della società. Le nuvole
scure ancora in bilico sulle nostre terre, specialmente in Africa, sono ragione
di grave preoccupazione. E’ quella la ragione del nostro umile invito affinché
insieme si esamini come poter coordinare ulteriormente i nostri sforzi per
muovere un passo avanti verso una più giusta e pacifica società.
Quando gli oppressi e gli svantaggiati prendono il loro destino nelle proprie
mani; e quando quelli divisi in amari conflitti si impegnano per la pace e alla
riconciliazione, questo e’ davvero un atto collettivo di straordinario impegno
e leadership. Come Koinonia Community - una comunità cristiana laica al
servizio delle vite dei più poveri ed emarginati della società- abbiamo,
insieme ad Africa Peace Point, proiettato i nostri sforzi in questa direzione:
dare la possibilità ai più deboli di prendere in mano il loro stesso destino.
Sappiamo di essere piccoli e deboli, e il riunirsi oggi e’ testimonianza di
questo sforzo. La maggior parte delle persone che lavorano qui a diversi livelli
provengono da contesti di marginalizzazione e povertà. Negli ultimi 15 anni
abbiamo lavorato senza sosta per realizzare questo viaggio di pace. Già nel
1991 fummo invitati come mediatori dalle fazione in guerra Spla, e nel
E’ per noi oggi un sogno che questa conferenza si sia riunita e si stia
realizzando. Aiuterà tutti noi a capire meglio questo continente di cui siamo
parte e che amiamo profondamente. Il tema della conferenza – Cursed by riches:
resources and conflicts in Africa – vuole riaffermare quella fede nella
capacità di coloro che sono stati esclusi dalla guida nel dare forma a un
ordine nuovo e più equo. Risuona come un impegno unire le nostre mani con i
governi in Africa, nei loro sforzi per affrontare l’eredita’di
disuguaglianza nell’allocazione e nella distribuzione delle risorse, sia a
livello locale che internazionale. In tutta l’Africa ci sono conflitti che si
svolgono tra le nazioni , ma più frequenti sono quelli che si svolgono
all’interno di una stessa nazione dove il coinvolgimento degli stati
confinanti o distanti, o di demoni più potenti, avviene soprattutto con la
fornitura di armi e basi per le fazioni combattenti. Più numerosi e forse anche
meno noti sono i conflitti che non coinvolgono direttamente lo Stato, ma che
esistono a livello locale tra gruppi in competizione per risorse quali l’acqua
o
Una
delle più note debolezze dell’Africa e’ la mancanza di conoscenza tecnica,
abilità e strumenti per creare ricchezza dalle loro risorse. C’e’
un’incapacità di aggiungere valore alle materie prime esistenti così da
essere lavorate e introdotte nei mercati locali e internazionali e per negoziare
prezzi e regole di mercato migliori. Senza quella capacità le opportunità
continueranno a scivolare via o altri continueranno ad avvantaggiarsene senza
che i benefici raggiungano le persone nel nome delle quali queste negoziazioni
vengono fatte. Dobbiamo coltivare i valori del servizio e dell’impegno per il
bene comune, della tenacia e della pazienza fino alla realizzazione dei nostri
obiettivi. Vedo questo come importante per gli africani e specialmente per i
leader che dovrebbero governare e servire per il beneficio delle persone
piuttosto che per se stessi. Lavorando con le persone povere a livello di
comunità e con le persone povere e marginalizzate del Sud Sudan e attraverso
l’Africa, e’ stato deprimente vedere i potenti fallire nel fornire i servizi
necessari e nel proteggere la loro terra. Invece hanno continuato a facilitare
lo sfruttamento delle persone e delle loro risorse. Dopo aver sperimentato il
mal governo nel corso del mio lavoro con i poveri in Africa, e’ difficile
mettere da parte riserve e dubbi espressi dai leader del G8. Da ciò
scaturiscono molte sfide. Per esempio, come assicurarsi che la società civile
nelle sue varie forme diventi un partecipante attivo nella formulazione e
nell’implementazione delle politiche? Come individualmente o collettivamente
utilizzare razionalmente e ai massimi effetti le risorse che il continente
possiede? Come superare il male dell’intolleranza politica e religiosa?
Abbiamo
visto che coloro al potere inventeranno continuamente scuse per giustificare
l’esclusione e le ingiustizie contro coloro che sono considerati deboli e
vulnerabili. Ma quando le risorse sono scarse, così ridotte che non possono più
sostenere la vita, o quando non sono equamente distribuite, ne derivano
inevitabilmente dei conflitti. I ricavi dalle estrazione delle risorse naturali
raggiungono i governi sotto forma di tasse, rette, e pagamenti di indennità. Ma
il ricavo generato rimane un segreto tenuto nascosto: ne’ i governi, ne’ le
compagnie coinvolte dichiarano quanti soldi sono realmente stati pagati. Questo
problema e’ particolarmente serio in paesi che sono fortemente dipendenti
dalle entrate derivanti dall’estrazione delle risorse naturali; i cittadini
non hanno accesso alle informazioni per vincolare i loro governi a rendicontare
le spese e i governi possono fare a meno del bisogno di legittimità popolare.
C’e’ una lunga lista di paesi dove problemi di questa natura sono stati
identificati, quali l’Algeria, l’Angola, il Chad, la Repubblica democratica
del Congo, la Nigeria, il Sudan. Il Sudan e’ il più esteso paese dell’
Africa con una popolazione di circa 40 milioni di abitanti. Il Sudan, comunque,
e’ stato coinvolto in conflitti interni sin dall’indipendenza, si e’
cercato di governare un paese con differenti storie e culture politiche con lo
strumento dell’uniformità, piuttosto che cercando di valorizzare la ricchezza
delle diversità.
Per quanto riguarda il Sud, l’islamizzazione, e alcuni direbbero
l’arabizzazione del paese, e’ stata una negazione delle tradizioni, della
cultura e religione dei sud sudanesi. Al cuore dei conflitti in Sudan, c’e’
la negazione della diversità, dei diritti umani, della distribuzione delle
risorse tra le regioni e la risultante concentrazione del potere a Khartoum.
Da quanto detto dunque, suggerisco che sia importante per noi ottenere una
chiara comprensione delle dinamiche che circondano i crescenti conflitti
risultanti dalla gestione delle risorse. Come Koinonia Community e Africa Peace
Point continueremo a impegnarci per il bene comune di questo paese e di questa
regione. Facendo questo il nostro approccio si svilupperà secondo le seguenti
linee:
-
cercheremo di identificare e riconoscere, attraverso un processo di analisi
delle parti coinvolte, tutti i gruppi con interessi legittimi nelle risorse
contese;
-
cercheremo di rafforzare la capacità dei gruppi più deboli o esclusi di
articolare e negoziare i loro interessi;
-
cercheremo di aumentare la coscienza pubblica riguardo alle diverse questioni
così che le diverse parti in causa possano superare le posizioni estreme prima
che si irrigidiscano;
-
utilizzeremo un approccio empirico e pragmatico per identificare la giusta
composizione di strategie locali ed esterne e forum per mediare i conflitti e
negoziare nuove soluzioni;
-
genereremo e condivideremo informazioni dettagliate e credibili necessarie a
esplicitare conflitti impliciti.
Infine:
- incoraggeremo i governi ad adottare politiche e strutture legali che
favoriscano la crescita di strutture locali di governo e che portino i gruppi
precedentemente esclusi a prendere parte nei processi decisionali.
Cosi
facendo speriamo di contribuire alla possibilità per le persone che condividono
con noi il nostro viaggio in questo continente e in questo momento, di vivere
una vita piena.
Grazie
a tutti".
AFRICA
9/12/2007 21.53
CONFERENZA
DI NAIROBI (2): GLI ARGOMENTI E I RELATORI
Sulla
Conferenza svoltasi questo fine settimana, da Nairobi, a firma di Angelica
Alhaique, riceviamo e pubblichiamo:
"La pace non è assenza di guerra: la pace è quando si ha la società
civile ha in mano le redini della propria vita: la Comunità di Koinonia,
fondata dal padre comboniano Renato Kizito Sesana, si è proposta di dare
maggiori opportunità agli emarginati della società, e realizzare con “Africa
Peace Point” un lavoro di mediazione dei conflitti. Obiettivi e argomenti
della Conferenza sono stati: identificare cause dei complessi conflitti in
Africa, gli interessi delle parti coinvolte nella contesa delle risorse,
delineare possibili strutture legali che facilitino il sorgere di organismi
governativi locali. I noti e meno noti giornalisti italiani presenti sembrano
impegnati nel comprendere di piùi meccanismi dei conflitti, affrontando
argomenti quali:’Natura dei conflitti per il controllo delle risorse”, ed
Ernest Surrur, Segretario Permanente presso il ministero degli Affari Pubblici
della Sierra Leone, presenta il caso della guerra dei “blood dimonds”;
“Governance” di cui parla il professor Ernest Wamba dia Wamba della
Repubblica Democratica del Congo, spiegando come non esista ‘transizione” se
le strutture politiche restano sempre separate dalla società civile;
“Conflitti nell’area dei Grandi Laghi in Africa” (Prof. Labana Lasay Abar
dell’Università di Kinshasa); ‘Globalizzazione e ruolo della comunità
internazionale nei conflitti per le risorse in Africa”, e il Prof. Adekunle
Amuwe esprime il suo pessimismo rispetto a ruolo della comunità internazionale;
e ancora “Cittadinanza, diritti e conflitti per le risorse in Africa”. Su
questo, John Katunga di Catholic Relief Services spiega quali sono gli
“ingredienti” che fanno di una risorsa naturale la prima causa di conflitti:
dinamiche di interesse, mal governo, l’accessibilità alla risorsa stessa. Di
forte impatto emotivo e’ il discorso del Capo della Commissione dei Diritti
Umani del Kenya, Maina Kiai che ha parlato di libertà. Quello che manca in
Kenya, e’ una reale libertà, che significa anche democrazia. Molti paesi sono
diventati indipendenti senza però creare forti strutture democratiche che
accompagnassero il processo di conquista della libertà: “L’indipendenza
senza conquista d un’identità e senza lo sviluppo di una vita politica
democratica e’ il punto dove molti paesi africani hanno fallito.”
L’identità singola, il cittadino, e identità collettiva, lo Stato sono i due
elementi che vengono prima di ogni risoluzione dei conflitti. Ed e’ parlando
di identità e di libertà che si arriva al tema del conflitto in Somalia, con
l’intervento dell’inviato politico speciale del ministero degli Esteri
italiano per la Somalia, Mario Raffaeli che chiarisce i nodi fondamentali della
situazione della Somalia di oggi evidenziando l’importanza di un approccio
regionale: il ruolo delle forza internazionali, il senso del governo di
transizione a Mogadiscio, e la questione della sicurezza così strettamente
legata al processo di riconciliazione. Con l’invio di forze di pace Onu, a
patto del rispetto da parte sia del governo che delle opposizioni di determinate
condizioni, la sicurezza potrà essere garantita e il processo di formazione di
un’istituzione governativa procedere fino al 2009. La chiusura della
conferenza e’ stata dedicata a un “workshop” su “I media e i conflitti
per le risorse in Africa”. (vedi anche notizia delle 15.01 di ieri,
all'interno della "Finestra sul fine settimana")
AFRICA
9/12/2007 21.19
"S.O.S"
PER GLI "EPA": LETTERA DI PADRE ALEX ZANOTELLI A ROMANO PRODI
Presidente,
ci dia una mano a salvare l’ Africa, già così malmessa, da un nuovo cappio
al collo, gli EPA/APE( Economic Partnership Agreements, Accordi di Partenariato
Economico)che dovranno sostituire entro il 31 dicembre 2007 il vecchio Trattato
di Cotonou con i paesi impoveriti dell’A.C.P (Africa - Caraibi-Pacifico). Oggi
Lei è a Lisbona per il vertice dei capi di stato Africa - Unione
Europea: un appuntamento importante sia perché l’Unione Europea non ha mai
avuto una seria politica estera verso quel martoriato continente, sia perché
avviene in un momento critico nelle trattative per i negoziati EPA.
Infatti
i negoziati che dovevano essere conclusi già a novembre sono fortunamente
ancora in alto mare. Sia perché molti stati africani come gli stati dell’
Africa occidentale (ECOWAS –CEDAO ) sotto pressione dalle organizzazioni
contadine si sono rifiutati di firmarli sia perché le organizzazioni popolari
di base europee hanno montato una forte campagna contro gli EPA.
Noi avversiamo con forza l’idea di questi accordi economici centrati su un
approccio liberista sotto la spinta dell’ Organizzazione Mondiale del
Commercio (Omc/Wto ) che porterebbero l’Africa alla fame ! Infatti chiedere ai
paesi impoveriti di togliere i loro dazi e le tariffe (mercato libero), vuol
dire obbligare ad aprire le porte al dumping (sversamento) europeo dei nostri
prodotti agricoli (un’ agricoltura quella europea sostenuta da 50 miliardi di
Euro all’anno!).
Altro
che mercato libero!
E Le ricordo che l’ Africa è al 70% agricola!
Le siamo grati, Presidente , perché il governo italiano ha sollevato con forza
in sede di Consiglio Europeo la necessità di rivedere l’ approccio negoziale
seguito dalla Commissione Europea per il Commercio con l’ Estero. (E questo
grazie soprattutto alla Vice- Ministra degli Esteri, Patrizia Sentinelli). Tutto
questo è per noi motivo di grande gioia poiché significa che quando la società
civile si organizza in rete , a nord come a sud , si ottengono risultati
notevoli. Oggi infatti
da parte di vari governi europei e da parte di tanti stati africani.Ma Mandelson
è deciso a continuare le trattative con i singoli paesi, distruggendo così il
principio di trattare con blocchi di stati. I ricatti da parte dei funzionari di
Bruxelles nei confronti dei loro omologhi dei paesi più impoveriti
dell’Africa si susseguono in questi giorni nelle segrete stanze dove avvengono
i negoziati. C’è in atto anche il ricatto di tagliare gli aiuti europei per
coloro che non firmeranno in tempo come documentato ampiamente in testi
confidenziali resi di dominio pubblico negli ultimi mesi. E così tanti stati
africani si trovano costretti ad accettare un accordo capestro “ad interim”
limitato soltanto al commercio dei beni con il rischio di vedere scomparire i
termini preferenziali di accesso al mercato europeo di cui hanno goduto fino ad
oggi. E il tempo stringe : Mandelson infatti vuol chiudere gli accordi entro il
31 dicembre!
Tutto questo è una pura follia che sarà pagata cara dai popoli neri dell’
Africa.
Presidente, noi critichiamo la presenza cinese in Africa , come interessata a
fare solo affari . Ma noi Europei siamo forse differenti? Non badiamo anche noi
solo a fare affari in Africa? Noi sentiamo un senso di vergogna nell’essere
cittadini di una tale Europa e rappresentati da tali funzionari europei , la cui
agenda riflette un’ ideologica liberista fallimentare e intransigente che
costerà la vita a milioni di contadini africani. Presidente, aiuti i suoi pari
in Europa a concedere un’alternativa dignitosa a quei governi che non vogliono
firmare oggi gli accordi perché sono i loro popoli a chiederglielo con forza.
Glielo chiediamo anche noi che in Italia ci siamo dati da fare ,dal Forum
Mondiale Sociale di Nairobi (gennaio 2007) ad oggi , perché si soprassedesse a
questi accordi capestro e non si cedesse alle pressioni del WTO.
Presidente , le chiedo che, in nome del suo amore per il Sogno Europeo , si
adoperi da subito, soprattutto a Lisbona , dove ora è , perché i negoziati EPA
vengano posticipati per evitare accordi capestro che significheranno tante morti
per fame in un’ Africa già strangolata.
Presidente, mi appello alla sua coscienza, alla sua tradizione etica da cui
proviene.
Presidente, dato che Lei conosce bene la burocrazia di Bruxelles e ha molte
conoscenze nei gangli del potere europeo, Le chiediamo una mano : la deroga di
almeno un anno perché sia UE che ACP, possano continuare a dialogare per
arrivare a un trattato più giusto e più equo per i paesi impoveriti.
Ci
faccia questo dono di Natale ! I poveri lo aspettano!
AFRICA
8/12/2007 15.01
CONFERENZA
DI NAIROBI: L'AFRICA, IL TERMITAIO E I FUNGHI VELENOSI. . .
Il controllo delle risorse naturali da parte di paesi non africani e la presenza
di istituzioni statali deboli sono stati spesso la causa dei conflitti che negli
ultimi decenni hanno interessato molti paesi africani. Con l'aneddoto del
termitaio e dei funghi Surrur si riferiva al periodo del colonialismo, ma anche
a quello successivo che ha visto le nazioni più ricche sfruttare in maniera
indiscriminata le risorse naturali del continente senza che la popolazione
locale ne beneficiasse; come è accaduto in Sierra Leone dove, ha aggiunto
Surrur, “è stata combattuta una guerra per procura di 10 anni, il cui
obiettivo era il controllo dei giacimenti diamantiferi”. Per Surrur, i
conflitti africani hanno interessato in definitiva paesi che presentavano
debolezza delle istituzioni, ricchezza di risorse naturali e una situazione di
declino economico. “Tutti noi, africani e occidentali – ha concluso –
abbiamo contribuito a distruggere l’Africa. Ed è per questo motivo che ora
tutti insieme dobbiamo impegnarci per ricostruirla”.
ELEZIONI:
CANDIDATI FANNO APPELLO ALLA TOLLERANZA, PROSEGUONO VIOLENZE
SUD
DEL MONDO
7/12/2007 15.00
BREVISSIME
DALL’AFRICA (Sudan, Nigeria, Kenya, Angola)
SUDAN
- E’ stata inaugurata ieri a Doka (nell’est del paese) una nuova
autostrada di
NIGERIA
– Il 55% dei lavoratori dell’Africa sub-sahariana ha salari troppo bassi: lo
ha detto Mohammed Ibn-Chambas, presidente della Commissione della Comunità
economica degli stati dell’Africa dell’ovest (Cedeao), in occasione di una
riunione congiunta con l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo).
Secondo Ibn-Chambas, la maggior parte dei lavoratori non guadagna più di un
dollaro al giorno, restando quindi al di sotto della linea di povertà.
KENYA – Le regioni nord-orientali
del paese sono state invase da sciami di locuste che minacciano adesso i
raccolti di mais e grano. La situazione, hanno riferito fonti del ministero
dell’Agricoltura, è al momento sotto controllo, ma potrebbe peggiorare nei
prossimi giorni. Le locuste, originarie dello Yemen, attraversano il mare e
costituisco un ricorrente problema per gli agricoltori in Somalia, Etiopia e
Kenya.
ANGOLA – Si è conclusa a Luanda mercoledì scorso la visita del comandante americano in Africa William Ward. Nei due giorni di permanenza, Ward ha discusso questioni bilaterali presentando Africom e valutando un ruolo dell’Angola nel regolamento dei conflitti della regione. Africom, nelle intenzioni della Casa Bianca, dovrebbe essere un comando delle truppe americane in Africa: il progetto ha sollevato diverse proteste e critiche da parte di molti paesi del continente.
KENIA
6/12/2007 5.18
ELEZIONI
DI FINE DICEMBRE: SEGGI MOBILI PER ZONE DI VIOLENZA?
Per
le prossime elezioni generali, previste il 27 dicembre, sarà difficile e forse
impossibile votare in 14 seggi del distretto di Kuresoi, nella regione centrale
della Rift Valley, da cui molti civili stanno fuggendo in seguito a violenze
verificatesi nelle ultime settimane. Secondo un documento della ‘Commissione
Giustizia e Pace’ della Conferenza Episcopale Keniana è infatti difficile che
la gente fuggita da quelle zone dopo l'uccisione di 16 persone e l' incendio di
oltre 200 edifici possa farvi ritorno a breve. “In seguito alla persistente
insicurezza - sostiene un comunicato della Commissione – abbiamo chiesto al
comitato elettorale di considerare la possibilità di adoperare seggi mobili per
le votazioni nelle zone più a rischio”. Tra le vittime degli ultimi giorni,
ci sarebbero forse anche alcuni minori, uccisi da proiettili vaganti nelle
sparatorie tra bande armate e agenti di polizia che nelle ultime tre settimane
hanno effettuato oltre 100 fermi. Sono circa 890 i candidati ammessi alle
elezioni di dicembre, per i 210 seggi del parlamento e l'incarico di presidente;
l'attuale capo di stato Mwai Kibaki, che si presenta con il Partito dell’unità
nazionale (Pnu), ha come principale avversario Raila Odinga del Movimento
Democratico Arancione.
AFRICA
6/12/2007 3.29
GUERRE
E RISORSE NATURALI: A NAIROBI CONVEGNO INTERNAZIONALE
Per
tre giorni a partire da oggi, decine di operatori che hanno lavorato o lavorano
per promuovere la riconciliazione, la pace e la giustizia, partecipano a Nairobi
a un incontro internazionale destinato a spiegare e approfondire il legame tra
risorse naturali e guerre in Africa. Intitolata “Cursed by riches: resources
and conflicts in Africa" (Maledetti dai ricchi: risorse e conflitti in
Africa) la conferenza è organizzata da 'Koinonia Community’ e ‘Africa Peace
Point’, due strutture di volontariato keniane impegnate per lo sviluppo umano,
i diritti della persona e l’educazione alla pace, con la collaborazione di
altre organizzazioni e dei missionari comboniani. Troppo spesso interpretate o
presentate come conflitti legati al malgoverno o ad altre cause prevalentemente
locali, le guerre africane degli ultimi 10 anni sono state (e sono) in realtà
in molti casi provocate da scontri per il controllo delle risorse e da potenti
ingerenze e interessi esterni.
KENIA
Mombasa, 2 dicembre 2007
KENYA, RAPITI 11 TURISTI ITALIANI A MOMBASA
Undici
turisti italiani sono stati assaliti e derubati in un'imboscata a
Mombasa, in Kenya. Lo ha reso noto la polizia locale, secondo la quale un gruppo
di uomini armati di Kalashnikov ha aperto il fuoco contro il furgone su cui
viaggiavano e costretto l'autista a fermarsi. Poi i malviventi sono saliti a
bordo del veicolo e hanno rapinato il gruppo di italiani, che erano appena
arrivati all'aeroporto di Mombasa ed erano diretti a Malindi. I turisti stanno
bene, soltanto l'autista locale e' stato leggermente ferito.
La tubercolosi verrà presto dichiarata “disastro nazionale” in Kenya per consentire al governo di mettere a disposizione più fondi per i programmi sanitari in atto per contrastare la malattia: lo ha annunciato il ministero della Sanità, precisando di aver consegnato un rapporto sull’impatto della malattia al consiglio dei ministri che nei prossimi giorni dovrebbe dichiarare ufficialmente la malattia “disastro nazionale”, attivando così una serie di procedure d’emergenza che consentono l’apertura e l’accesso a fondi riservati urgenti. Secondo i dati diffusi dal ministero, 70 persone muoiono ogni giorno in Kenya per un totale di 115.234 casi di tubercolosi registrati ogni anno, cifre che hanno trasformato il Kenya in uno dei 22 paesi del pianeta col più alto numero di casi di tubercolosi. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), infatti, le cifre ufficiali rappresenterebbero solo il 50% dei casi, dal momento che le stime ritengono che siano quasi 300.000 i malati di Tb nel paese. A preoccupare il governo keniano anche la crescente diffusione dei ceppi di tubercolosi resistenti ai medicinali sviluppatisi negli ultimi anni e che ormai rappresentano già il 4% del totale dei casi registrati.
KENYA
27/11/2007 2.31
ELEZIONI GENERALI: PRONTE LE LISTE DEI CANDIDATI
SUD DEL MONDO
26/11/2007 14.29
BREVI DALL’AFRICA (Sudafrica, Sudan, Kenya, Nigeria,
Africa)
SUDAN – Nel corso del 2007 la situazione in Darfur, la regione occidentale del
Sudan teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno e di una conseguente
crisi umanitaria, è deteriorata. Lo sostiene il nuovo rapporto
dell’International crisis group (Icg), centro studi con sede a Londra,
pubblicato oggi. "Il conflitto è cambiato, i gruppi si sono divisi e gli
scontri moltiplicati. La violenza sta di nuovo aumentando, diminuiscono le
possibilità di accesso delle agenzie umanitarie, i peacekeepers internazionali
non sono ancora effettivi e una soluzione politica è ancora lontana", si
legge in una sintesi del documento.
KENYA – Sarebbero 8.040 le persone uccise o torturate a morte nel Paese dalla polizia dopo l’avvio, nel 2002, di una campagna di repressione contro la setta illegale dei Mungiki. Lo sostiene un rapporto presentato recentemente da una locale Fondazione d’avvocati e che si riferisce a violenze compiute tra l’agosto del 2002 e lo stesso mese del 2007. La polizia ha già liquidato come “vaneggiamento” il documento che, effettivamente, come riferiscono fonti indipendenti, non sembrerebbe fornire prove delle accuse mosse.
NIGERIA – Uno scontro a fuoco ha contrapposto ieri un gruppo di uomini
armati a soldati nigeriani nella zona meridionale dello Stato di Rivers, uno
degli stati che compone la regione meridionale nigeriana del Delta del Niger. Lo
riferisce oggi la stampa locale, presentando però due versioni differenti di
quanto accaduto: secondo alcuni si sarebbe trattato di un attacco lanciato da
miliziani contro una struttura della Shell, secondo altri di un’azione contro
alcune lance della marina in pattugliamento tra le foreste di mangrovie della
zona di Soku.
ONU
24/11/2007 1.12
SIDA/AIDS: DIMINUISCE "DAVVERO" SOLO IN ZIMBABWE E KENYA
Effettiva riduzione del numero di nuove infezioni in Kenya e
Zimbabwe e revisioni dei metodi di calcolo in India e in cinque paesi
dell’Africa subsahariana hanno fatto diminuire del 16% tra il 2006 e il 2007
– da 39,5 milioni a 33,2 milioni - il numero stimato di persone affette dalla
sindrome da immunodeficienza acquisita (sida/aids) nel mondo: lo indica il nuovo
rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l'aids/hiv (Unaids). I paesi tra
il Sudafrica e i confini del Sahara rimangono i più colpiti dalla malattia,
prima causa di decessi; circa il 68% degli adulti sieropositivi e il 90% di
bambini vivono nella regione. L’Africa australe registra quasi un terzo (il
32%) delle nuove infezioni e dei decessi nel
AFRICA
23/11/2007 8.44
ELDORET, OVVERO L’ELDORADO DEI FIORI KENYANI
Si chiama Eldoret e promette di diventare
KENYA
19/11/2007 8.41
ELEZIONI LEGISLATIVE: UN “FIASCO” LE PRIMARIE, SECONDO STAMPA
LOCALE
“Un fiasco” o una “disgrazia nazionale” così i principali
giornali Kenyani hanno definito le primarie di venerdì e sabato scorso con la
quale gli elettori sono stati chiamati a scegliere i propri candidati alle
elezioni legislative che si terranno a dicembre, insieme a quelle presidenziali
e locali. Ritardi, presunti, brogli e violenze hanno segnato la due giorni di
voto che comunque ha inviato anche un chiaro messaggio degli elettori, apparsi
scontenti di buona parte dell’attuale classe politica. Molti ministri,
vice-ministri e decine di deputati, infatti, non sono riusciti a passare al
vaglio degli elettori, che spesso hanno preferito ai nomi noti della politica,
quelli di nuovi soggetti. Tra le ‘vittime’ delle primarie anche
AFRICA
9/11/2007 13.19
IN AFRICA SUB-SAHARIANA IL TASSO DI MORTALITA’ INFANTILE PIÙ
ALTO AL MONDO
Circa cinque milioni di bambini al di sotto dei cinque anni muoiono ogni anno in Africa sub-sahariana. La stima del Fondo per i bambini delle Nazioni Unite (Unicef), presentata in occasione del IV congresso dell’Associazione dei pediatri dell’Africa nera francofona, spiega che il 25% di questi bambini sono neonati. “E’ la regione del mondo con il più alto tasso di mortalità infantile – ha detto Barbara Beintein, portavoce dell’Unicef – e al tempo stesso quella che dal 1990 registra in materia i progressi più deboli”. Negli ultimi 15 anni, l’Africa non ha conosciuto che una minima riduzione del 3% negli indici di mortalità infantile, “una situazione – secondo Beintein - che mette a serio rischio il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio nel settore della sanità”. L’obiettivo, in questo ambito, prevede una riduzione di due terzi nella mortalità dei bambini al di sotto dei cinque anni. La rappresentante dell’Unicef ha sottolineato l’importanza della presenza dei pediatri accanto alle ostetriche al momento del parto e la necessità di vaccinare i bambini da malattie come morbillo, tubercolosi, difterite, tetano, poliomielite e pertosse. La malnutrizione e il problema dell’accessibilità a fonti d’acqua pulite e a strutture sanitarie, assieme alla mancanza di igiene restano determinanti nel forte tasso di decessi infantili.
AFRICA
9/11/2007 4.21
ACCORDI COMMERCIALI CON L’EUROPA: ANCHE LE CHIESE CHIEDONO UN
RINVIO
Le Chiese dell’Africa orientale hanno chiesto un’estensione del
termine del 31 dicembre per i negoziati sugli Accordi di partnership economica
(Ape/Epa) tra l’Unione Europea e i paesi di Africa, Carabi e Pacifico (Acp).
Al termine di un incontro tenuto martedì e mercoledì scorsi a Nairobi, i 40 esponenti religiosi - tra cui alti rappresentanti
della Conferenza dei vescovi cattolici dell'Africa orientale (Amecea), del
National Council of Churches of Kenya (NCCK), della Conferenza episcopale
tanzaniana o del Consiglio cristiano congiunto ugandese - hanno disapprovato gli
Epa auspicando che, in futuro, la ratifica dei trattati venga subordinata
all’approvazione parlamentare. I partecipanti all’incontro hanno poi
ribadito la necessità di rinviare la discussione degli accordi, così da
permettere di organizzare operazioni per informare le popolazioni dei paesi
interessati all’accordo “su costi e benefici cui andrebbero incontro”. Le
intese di libero scambio – secondo i leader religiosi – potrebbero minare
l’agricoltura africana e, con essa, la possibilità di rispondere al
fabbisogno alimentare del Continente. Critiche agli Epa e richieste di un rinvio
del termine del 31 dicembre per la discussione degli accordi giungono da mesi da
ogni settore della società civile africana: dai sindacati alle associazioni di
categoria.
PRESUNTE DEPORTAZIONI: VITTIMA ACCUSA IL
GOVERNO
Un gruppo di circa 150 Kenyani, sospettati dal governo di Nairobi
di attività terroristiche, sarebbero stati deportati e attualmente detenuti in
Etiopia. Lo sostiene in un’intervista al quotidiano ‘The Nation’ Fatma
Chande, deportata e poi rilasciata, e il cui marito sarebbe tuttora detenuto in
un campo militare in Etiopia. “Sono stata rilasciata in aprile, dopo essere
stata arrestata nel gennaio scorso a Kiamboni a nord di Nairobi, mentre cercavo
di fuggire dalle violenze esplose dopo la caduta delle Corti islamiche a
Mogadiscio” ha raccontato la donna, che viveva con il marito in Somalia e la
donna ha affermato di aver deciso di rompere il silenzio dopo aver sentito più
volte le autorità governative smentire le voci sulle deportazioni di civili,
circolate nelle scorse settimane sulla stampa locale Kenyana. Chande ha chiesto
al governo Kenyano di riportare il marito nel Paese, dove potrà rispondere di
eventuali capi d’accusa: “Lui e gli altri cittadini meritano di essere
giudicati in patria” ha detto
KENYA
26/10/2007 11.33
FISSATA DATA ELEZIONI GENERALI
Si terranno, come previsto, il 27 dicembre le elezioni generali
(presidenziali, legislative e locali) in Kenya: lo ha annunciato stamani il
presidente della Commissione nazionale elettorale Samuel Kivuitu. La data scelta
è la stessa nella quale si tennero le elezioni di cinque anni fa che diedero la
presidenza a Mwai Kibaki, alla ricerca adesso di un secondo mandato consecutivo.
Kibaki, che si presenterà alle elezioni con i colori di una nuova formazione
politica, il Partito d'unità nazionale (Unp), potrà contare sul sostegno del
principale schieramento dell'opposizione, il Kanu del suo predecessore Daniel
Arap Moi e di Uhuru Kenyatta, figlio del padre della patria Jomo Kenyatta. Sulla
strada della riconferma del presidente uscente si trovano i candidati di due
nuovi partiti d’opposizione, nati dalla scissione del Movimento democratico
arancio (Orange democratic movement, Odm): si tratta di Raila Odinga,
ex-ministro dei lavori pubblici, e dell’ex-ministro degli Esteri Kalonzo
Musyoka. Grazie alle buone prestazioni economiche del governo e a un'opposizione
frammentata, Kibaki è comunque considerato il grande favorito per ricoprire un
secondo mandato di cinque anni. Oltre al presidente i 14.248.838 KENYAni
iscritti nelle liste elettorali dovranno scegliere i 210 membri del nuovo
parlamento e i propri rappresentanti locali.
STRAGE DI "MUNGIKI"? UN CASO MISTERIOSO
Centinaia di adepti della setta dei "Mungiki" potrebbero essere stati uccisi dalla polizia, intervenuta in modo massiccio nel giugno scorso per reprimere il movimento, responsabile di un’ondata di omicidi e violenze: lo afferma la Commissione nazionale kenyana per i diritti umani secondo cui esistono sospetti che la polizia abbia trasferito un vasto numero di cadaveri nel principale obitorio di Nairobi prima di spostarli, per mancanza di spazio, in fosse comuni situate in luoghi isolati fuori dalla capitale. Il portavoce della polizia Eric Kiraithe ha seccamente respinto ogni accusa: “Hanno scarsi elementi raccolti qua e là e stanno totalmente distorcendo i fatti”. La nascita della setta dei Mungiki - “moltitudine” in lingua kikuyu, principale etnia del Paese – sembra risalire agli anni ’80, come movimento anticoloniale (si attribuisce legami storici con gli indipendentisti Mau Mau), bandito dal 2002 e composto perlopiù da giovani disoccupati; i vertici rivendicano quattro milioni di adepti. Col passare degli anni i Mungiki avrebbero intrecciato forti legami con la malavita delle molte baraccopoli di Nairobi. La Commissione per i diritti umani sostiene che a partire da giugno 458 corpi sarebbero giunti all’obitorio a bordo di un veicolo governativo: “Abbiamo la targa del mezzo - ha detto Victor Bwire, portavoce dell’organismo - che è stato visto anche a Kiserian”, una località rurale fuori Nairobi dove alcuni cadaveri sarebbero stati ritrovati abbandonati nella boscaglia e lungo una strada; per la Commissione si tratterebbe di Mungiki vittime di esecuzioni sommarie, come dimostrerebbe il fatto che la maggior parte presenta un singolo foro di proiettile alla testa.
KENYA
24/10/2007 10.40
ELEZIONI ELETTORALE
La Commissione elettorale renderà nota solo venerdi prossimo la data scelta per le prossime elezioni generali del Kenya: ne dà notizia la stampa locale all’indomani dello scioglimento del Parlamento decretata dal presidente Mwai Kibaki. In un messaggio trasmesso in serata da radio e televisioni, Kibaki ha detto che solo attraverso elezioni giuste e credibili, estranee ad ogni forma di violenza e intimidazione, prevarrà la vera volontà dell’elettorato. Parlando dei risultati raggiunti nel corso della legislatura appena terminata (la nona), Kibaki, in cerca di un secondo mandato consecutivo, ha sottolineato la mancata ratificazione di una nuova Costituzione, come era invece nei programmi iniziali: “la questione della nuova Costituzione – ha detto – dovrà essere una delle priorità dei deputati che saranno eletti”. In accordo alle leggi vigenti, le elezioni si dovranno tenere entro 90 giorni dallo scioglimento del Parlamento. Alla Commissione elettorale spetta anche il compito di fissare le date per la presentazione delle candidature per presidenziali, parlamentari e amministrative.
KENYA
12/10/2007 20.40
DISCARICA DI DANDORA: MINISTERO ITALIANO DISPONE “INCHIESTA
AMMINISTRATIVA”
Un’inchiesta “amministrativa interna” del ministero dell’Ambiente italiano è in corso sulla realizzazione di uno studio di fattibilità per la bonifica e il trasferimento della discarica di Dandora, a Nairobi; un portavoce del ministero dell’Ambiente italiano lo ha confermato oggi in una conferenza-stampa organizzata a Roma da alcuni missionari comboniani, tra i quali padre Alex Zanotelli che ha reso famosa la baraccopoli di Korogocho, vicina a Dandora. Il portavoce del ministero ha ricostruito i fatti a partire dal novembre 2006, mese della firma di una convenzione tra il ministro dell’ambiente italiano e quello KENYAno per la bonifica di Dandora, fino al 1° ottobre scorso, data in cui lo studio tecnico per Dandora è stato affidato all’agenzia del ministero Apat, sotto totale controllo pubblico. In attesa dei risultati degli accertamenti disposti dal ministero, il sito online del mensile comboniano “Nigrizia” così presenta il caso: “C’è una società: Eurafrica management and consulting. Sede legale a Napoli, operativa a Roma, con filiale a Nairobi. Capitale sociale, 10.000 euro. C’è la più grande discarica di Nairobi: Dandora, un inferno di rifiuti che “avvelena” circa 700.000 persone, quelle che vivono nei dintorni, compreso lo slum di Korogocho. C’è uno studio di fattibilità che ha come oggetto la bonifica e lo spostamento della discarica: costo 721 mila euro […] Ci sono attori che ruotano sull’asse Roma-Nairobi, avvolti nella nebbia di tanti punti interrogativi, ma attratti dal business milionario della gestione dei rifiuti.” Il mensile traccia quindi un complesso quadro di rapporti tra fatti e persone che, a partire dal costo dello studio di fattibilità - definito “un’enormità” - giunge fino a citare, con nomi e particolari, eventuali connessioni affaristiche quanto meno discutibili. Nella sua ricostruzione, il portavoce del ministero ha sottolineato il contributo dei missionari nel verificare le “anomalie” della complessa vicenda. Inoltre, scrive ‘Nigrizia’, “padre Zanotelli e padre Moschetti ( ndr, oggi a Korogocho) chiedono con forza che la magistratura apra un fascicolo. Che ci metta il naso in questa storia, che puzza troppo di già visto. Un già visto sulla pelle degli ultimi.” Secondo fonti ministeriali italiane, continuerà comunque la cooperazione tra governi italiano e KENYAno per la bonifica di Dandora e lo spostamento della discarica che una recente ricerca internazionale ha trovato più che velenosa.
SUD DEL MONDO
12/10/2007 19.33
BREVI DALL’AFRICA (Somalia, KENYA, Zambia, Sudafrica)
SOMALIA – Un’esplosione nella città di Baladweyn, nella
regione centrale dello Hiraan, ha ucciso una persona e ne ha ferite altre due.
Secondo una prima ricostruzione, l’attacco sarebbe stato diretto contro una
base di polizia locale e la sola vittima registrata sarebbe stata causata da un
proiettile sparato da un agente dopo l’esplosione. Investigazioni
sull’accaduto sono in corso e fonti della stampa locale indicano che nessun
fermo è stato ancora compiuto.
KENYA – Un ministro del governo in carica ha annunciato il suo supporto per
Raila Odinga, candidato dell’opposizione alle prossime elezioni presidenziali.
Si tratta del secondo esponente dell’esecutivo che si esprime a favore dell’
avversario dell’attuale presidente Mwai Kibaki, dopo il ministro della Salute,
Charity Ngilu, destituito dopo aver espresso il suo supporto a Odinga, un ex
prigioniero politico in testa alle preferenze, stando agli ultimi sondaggi
diffusi dalla stampa locale.
ZAMBIA – L’opposizione dello Zambia si è detta pronta ad “affrontare le
accuse di tradimento e la prigione, se necessario” pur di votare contro gli
emendamenti alla Costituzione voluti dal presidente Levy Mwanawasa. Il capo del
partito di minoranza, Michael Sata, avversario del presidente nelle elezioni
presidenziali del 2006, accusa il partito di governo di voler emendare solo
alcune parti della carta fondamentale, una mossa che l’opposizione rifiuta
chiedendo riforme ad ampio raggio.
SUDAFRICA – Si è svolto a Pretoria un incontro tra il presidente sudafricano Thabo Mbeki e il suo omologo della Namibia, Hilfikepunye Pohamba, che ha dato il via al progetto di costruzione di una centrale idroelettrica sul fiume Orange, che scorre tra i due paesi. La centrale dovrebbe risolvere i problemi di dispersione energetica che hanno causato diversi blackout in Sudafrica nei mesi scorsi.
‘RIMANDATI’ ACCORDI EUROPA-ACP, “L’AFRICA E’ STATA
ASCOLTATA” DICE UN MISSIONARIO
“Per una volta la voce dell’Africa è stata ascoltata e siamo felici di constatare che l’Africa occidentale ha deciso di trattare secondo i propri interessi, senza sottoporsi soltanto alle regole dei ricchi”: lo dice alla MISNA padre Maurice Oudet dei Missionari d’Africa (Padri bianchi), da anni impegnato a fianco dei produttori agricoli burkinabe - commentando al telefono da Koudougou, a ovest Ouagadougou, capitale del Burkina Faso - i più recenti sviluppi del negoziato sugli Accordi di partenariato economico tra l’Unione Europea (UE) e 78 paesi della zona Africa-Caraibi-Pacifico (Acp), conosciuti con gli acronimi francese Ape o inglese Epa. La Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (Cedeao/Ecowas) non firmerà gli Ape entro il termine previsto, il 31 dicembre prossimo, e si riserverà il tempo necessario per ottenere condizioni soddisfacenti; l’UE ne avrebbe preso atto , almeno secondo David O’Sullivan, direttore generale del Commercio presso la Commissione europea, che ha detto: “Visto lo stato dei negoziati, non saremo probabilmente in grado di concludere gli accordi completi entro la fine dell’anno”; precisando che non si tratta di un “passo indietro” dell’UE, O’Sullivan ha proposto di trattare per un accordo ad interim che riguardi soltanto i beni, escludendo per il momento altri tipi di prodotti, come quelli finanziari o la proprietà intellettuale. Negli ultimi mesi, numerose voci africane, anche missionarie, avevano preso posizione sugli accordi di libero scambio tra due blocchi dai livelli di sviluppo troppo distanti: “Non è possibile mettere in concorrenza – sottolinea padre Oudet - i produttori dell’Europa, più ricchi e sovvenzionati, con quelli del blocco Acp, tra i quali figurano una quarantina di ‘Pma’, paesi meno avanzati. E’ profondamente ingiusto, quasì criminale”. E’ ben chiaro che gli Ape non si potranno evitare, ma il tempo concesso permetterà forse di renderli meno iniqui: "Per esempio – prosegue il missionario francese – tenendo fuori dal concetto di liberalizzazione degli scambi alcuni prodotti agricoli essenziali per lo sviluppo sostenibile africano; e chiedendo misure di protezione all’importazione per preservare i prodotti africani dalla concorrenza, così come accade per quelli europei”. Fin dall’inizio, fa ancora notare il missionario, i paesi del blocco Acp sono stati messi in una posizione di ‘debolezza’ nei negoziati per il semplice fatto che la zona è stata divisa in sei zone: Pacifico, Carabi, Africa centrale, occidentale, orientale e australe; hanno accettato il rifiuto europeo di porre la questione agricoltura in testa ai negoziati; hanno accettato di partire con negoziati ‘bilaterali’ (UE/Acp) senza che fosse concluso il ciclo di negoziati di Doha nell’ambito dell’Organizzazione mondiale del commercio (Omc)…”Non si potrà tornare sugli errori del passato – dice in conclusione Padre Oudet – ma si può sperare in una presa di coscienza per salvaguardare gli interessi dei più deboli”.
AAA... ESPERTO DI CALCIO CERCASI
Un direttore tecnico nazionale incaricato di riorganizzare il mondo
del calcio in Kenya: questo il profilo ricercato dalla Federazione KENYAna di
calcio (Kff) che martedì scorso ha pubblicato un piccolo annuncio a pagamento
sui giornali locali per lanciare le selezioni. Il candidato dovrebbe essere in
grado di trasformare
SUD DEL MONDO
10/10/2007 12.12
BREVI DALL’AFRICA (RD Congo, Sudan, Kenya, Togo, Somalia)
SUDAN – Con un contingente di 800 soldati, anche la Tailandia collaborerà
alla forza ibrida Onu-Unione Africana che entro la fine dell’anno dovrà
essere dispiegata in Darfur, la regione occidentale sudanese teatro dal febbraio
2003 di un conflitto interno. Lo riportano oggi fonti giornalistiche tailandesi.
KENYA – Il presidente Mwai Kibaki ha invitato ieri i deputati a “preparare
le valigie” annunciando l’imminente scioglimento del Parlamento in vista
delle elezioni generali del prossimo dicembre.
TOGO – Sono una decina i film inediti che sono stati selezionati per
partecipare al festival internazionale dei film sui diritti umani che si terrà
dal 25 al 29 ottobre prossimo a Lomé. Il festival, che si terrà nel campus
universitario della capitale, ma anche in due centri comunitari e in alcuni
licei della città, è stato pensato per diffondere la cultura dei diritti umani
tra i giovani togolesi.
SOMALIA – Sono state rinviate al prossimo anno le elezioni nella Repubblica
del Somaliland, l’autoproclamatasi provincia autonoma nel nord della Somalia.
Le autorità locali hanno annunciato di aver rinviato il voto per le
amministrazioni locali e per le presidenziali (rispettivamente al 1 luglio e al
31 agosto del 2008) per concedere più tempo per completare le operazioni di
registrazione. Il voto per le amministrazioni locali si sarebbe dovuto tenere a
dicembre e quello per le presidenziali nell’aprile del 2008.
AFRICA
10/10/2007 3.17
BREVISSIME DI ECONOMIA (Mozambico, Senegal, Kenya)
MOZAMBICO – Si
mette in moto nel paese il processo che entro il 2011 dovrebbe avviare e portare
la produzione siderurgica a livello industriale. Uno studio preliminare è stato
realizzato e discusso con soci sudafricani; secondo Sergio Macamo, ministro
dell’Industria, il Mozambico dispone di risorse energetiche sufficienti per
condurre in porto un progetto che vedrebbe il Sudafrica fornire le materie prime
necessarie.
SENEGAL – Un contratto di concessione, firmato lunedì, consentirà alla Dubai
Ports world (Dpw) di gestire per i prossimi 25 anni i terminali del porto di
Dakar; la società degli Emirati arabi investirà 120 milioni di euro e fornirà
in un secondo tempo altri 335 milioni per la gestione delle infrastrutture.
KENYA – Il governo di Nairobi ha concesso una licenza esplorativa alla società
svedese Lundin Petroleum per verificare la presenza di giacimenti di petrolio e
gas naturale nei pressi del bacino del lago Turkana (nord-est); ai sensi del
contratto, della durata di 4 anni, al Kenya andrà il 13% delle eventuali
rimesse petrolifere.[AZ]
iniziata ufficialmente con un grande raduno tenuto a Uhuru Park,
nel centro della città, la campagna elettorale di Raila Odinga, ex-ministro dei
Lavori pubblici e attualmente candidato dell’opposizione alle elezioni
presidenziali di dicembre. “A 40 anni dalla nostra indipendenza siamo ancora
molto lontani dal sogno dei nostri padri fondatori (…) La corruzione prospera,
il trialismo è ancora in mezzo a noi e il nostro popolo è più povero...” ha
detto Odinga ai suoi sostenitori. In base ai sondaggi effettuati finora, Odinga
senbra incontrare soprattutto il favore degli elettori più giovani anche se le
percentuali prevelaneti di preferenze lo vedono secondo e piuttosto distaccato
da Kibaki. Nella sua campagna Odinga sarà sostenuto dalla fazione del Movimento
democratico arancio (Orange democratic movement, Odm) che ha deciso di seguirlo.
Un’altra corrente dell’Odm, principale movimento d’opposizione, ha scelto
invece di appoggiare la candidatura a presidente dell’ex-ministro degli Esteri
Kalonzo Musyoka.
KENYA
8/10/2007 16.18
NUOVO ARCIVESCOVO DI NAIROBI DOPO
Monsignor Raphael S. Ndingi Mwana’a Nzeki, 75 anni, ha rinunciato
alla guida pastorale dell’arcidiocesi di Nairobi, che deteneva da dieci anni,
per raggiunti limiti di età. Papa Benedetto XVI ha nominato al suo posto John
Njue (63 anni), finora arcivescovo coadiutore di Nyeri. “Sono felice di aver
compiuto la mia missione come vescovo per 38 anni” ha detto monsignor Nzeki,
noto per il suo impegno nella lotta contro le ingiustizie sociali e contro la
violenza, le cui parole sono state ampiamente riportate oggi dai giornali
KENYAni che hanno dato grande risalto al suo 'addio'. L'Arcivescovo di Nairobi
era una figura molto nota nel paese, anche per le forti critiche espresse negli
anni nei confronti del governo dell’ex-presidente Daniel arap Moi. L'apice fu
toccato nel 2002, quando il presule accusò il presidente di non aver fatto
abbastanza per evitare un massacro avvenuto nel quartiere di Kariobangi,
attaccato da 300 individui apparentemente legati alla setta locale dei Mungiki,
e costato la vita a 20 persone. (Per ritrovare notizie a riguardo, consultare il
nostro archivio)
KENYA
5/10/2007 18.57
I VELENI DI DANDORA: IL PUNTO DI VISTA DI UN MISSIONARIO
“L’inquinamento riguarda soprattutto i bambini, che sono i più
deboli; è necessario spostare la discarica, allestendone una con criteri
moderni”: lo dice alla MISNA padre Daniele Moschetti, missionario presso la
parrocchia di St. John a Kariobangi, commentando i risultati di un’indagine
medica Unep (United Nations Environment Programme organismo Onu per
l’ambiente) secondo la quale quasi la metà delle analisi del sangue di 328
bambini e ragazzi di Dandora di età tra i 2 e i 18 anni hanno documentato la
presenza di metalli pesanti - in particolare piombo, mercurio e cadmio – in
quantità più che velenose. Come dato esemplare, il rapporto mette di fronte i
valori medi di analoghe analisi in Olanda e quelli riscontrati a Dandora: 13.500
parti per milione (ppm) di piombo, a confronto con 150 ppm, e 1058 ppm di cadmio
a confronto con 5 ppm. Per quanto espressa in termini tecnici, la differenza è
palesemente vertiginosa e documenta al di là di ogni dubbio il tasso di
tossicità. Dandora, che si estende a est della città, su circa
KENYA 2/10/2007 20.47
ELEZIONI: APPELLO CONGIUNTO DEGLI AMBASCIATORI PER VOTO “GIUSTO E
PACIFICO”
KENYA
27/9/2007 4.16
ELEZIONI: VESCOVI CONDANNANO VIOLENZE POLITICHE E INVITANO ALLA
TOLLERANZA
KENIA
26/9/2007 3.29
ANCHE
KENIA
18/9/2007 20.07
KENIA
14/9/2007 10.18
KENYA
7/9/2007 21.50
DEPUTATI
APPROVANO ‘BONUS’ FINE MANDATO TRA CONTESTAZIONI
parlamentari
del Kenya hanno approvato un provvedimento che gli garantisce 22.000 dollari a
testa alla fine del loro mandato, la cui scadenza è prevista per dicembre,
nonostante un’ondata di contestazioni da parte dell’opinione pubblica. I
deputati hanno inoltre bandito le investigazioni sui casi di corruzione
antecedenti al 2004. Entrambe le iniziative sono state condannate dagli
attivisti per i diritti umani e gli avvocati, che le hanno definite “altamente
immorali”. I 222 deputati keniani guadagnano più di 10.000 dollari al mese,
in un paese in cui la maggior parte della popolazione vive con meno di un
dollaro al giorno. In un primo momento i rappresentanti dell’Assemblea avevano
predisposto un ‘bonus’ di fine mandato pari a 98.000 dollari a testa, ma il
ministro delle Finanze ha detto che il paese non avrebbe potuto permetterselo.
Un sondaggio pubblicato nel dicembre scorso sulla stampa nazionale ha
evidenziato la sfiducia dei keniani nei confronti delle istituzioni e degli
uomini politici. In particolare il 69% degli intervistati pensava che i membri
del Parlamento fossero la categoria più corrotta nel paese.
KENYA
4/9/2007 8.22
NUOVI
SEMI PER COMBATTERE LA FAME
Il
Kenya ha ufficialmente lanciato sul mercato alcune nuove varietà di semi
particolarmente resistenti alle malattie e alla siccità. Le nuove varietà di
mais, frumento e canna da zucchero sono state sviluppate dall’istituto di
ricerca per l’agricoltura. Secondo Kipruto Kirwa, ministro dell’agricoltura,
le colture sono facilmente adattabili ai terreni aridi e con poco acqua . “I
semi hanno superato i test e possono essere immessi sul mercato. Siamo sicuri
che potremmo migliorare i nostri raccolti e aumentare le riserve se gli
agricoltori li adotteranno” sostiene Kirwa. Per promuovere l’uso delle
sementi da parte degli agricoltori il ministro ha esortatp i commercianti e i
distributori ad adottare dei prezzi bassi: “i piccoli agricoltori continuano
ad usare le varietà tradizionali perché più economiche” ha spiegato. Il
governo keniano punta ad esportare i semi in Uganda, Tanzania, Sudan e
Repubblica Democratica del Congo, così come si augura di poter attirare
investimenti dall’industria privata.
Le nuove colture, inoltre, riceveranno una certificazione per dimostrarne la
conformità agli standard agricoli. “Vogliamo migliorare l’industria delle
sementi e sviluppare varietà adatte ai nostri bisogni, assicurandoci che gli
agricoltori partecipino al processo di sviluppo” ha aggiunto il ministro. In
Kenya circa l’80% dei semi piantati proviene ancora dai compartimenti non
ufficiali. Il paese possiede riserve pari a 36 milioni di sacchi di mais,
rispetto ai 26 messi da parte lo scorso anno e punta ad accumularne 38 per il
2008 per raggiungere l’autosufficienza alimentare.
SCOMPARSO
ATTIVISTA IMPEGNATO CONTRO CARCERI SEGRETE ETIOPI
KENYA